SAREZZO – A tu per tu con Mario Bontempi e la passione della fotografia

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‘Da qui messere si domina la valle
Ciò che si vede è
Ma se l’imago è scarna al vostro occhio
Scendiamo a rimirarla da più in basso
E planeremo in un galoppo alato
Entro il cratere ove gorgoglia il tempo’ (Banco del Mutuo Soccorso)

MarioÈ forse questa la sintesi, la più coerente, dell’esperienza fotografica del saretino, di origine lumezzanese, Mario Bontempi (nato l’11 novembre del 1967), presidente dell’associazione “Naturalife” dal 2009. Dal quotidiano affannarsi, dallo scorrere della realtà sotto i veloci piedi, dal dominio dell’uomo sulla natura, dal suo orgoglio, dalla sua alterigia, il Mario scende ove gorgoglia il tempo, ove ciò che adesso è fra poco non sarà, ove la luce, ora, adesso, immediatamente, eccita l’ anima, accende sentimenti. Mica facile da spiegare. Il Mario ci prova, con la sua paziente voce cartavetrata. Oltre le parole vi sono informazioni non verbali, onde spirituali, radiazioni cardio-cerebrali che ti coinvolgono e, finché gli parli a tu per tu, tutto appare confusamente chiaro.

È il passo successivo che svilisce la potenza di una passione: lo scriverne, elemosinare parole comprensibili che drappeggino quegli allegri e sereni moti dell’animo che si concretizzano in un’opera materiale come la fotografia. Incontriamo il Mario in occasione dell’iniziativa “Apriti Libro” organizzata dall’associazione “Amici dell’Arte” di Lumezzane. Qui (ri)troviamo anche il suo libro fotografico “Texel – Battiti di viaggio”. Texel è un’isola olandese, un paradiso floro-faunistico. Per il Mario la fotografia “…è un viaggio alla scoperta del mondo naturalistico. Un viaggio che non ha mai fine”. Da qui in poi, nel dialogo con il maestro, i concetti si accavallano, le spiegazioni si sovrappongono, le idee si spandono sotto un tramonto di sfrangiate nubi cangianti al rosso.

“La fotografia è un moto dello spirito da condividere – spiega il Mario.- Una foto non è mai per caso: è frutto di un progetto. Quando faccio una fotografia ho già in mente il risultato; so già cosa devo fare e cosa voglio ottenere. Ho guardato, osservato e al momento dello scatto sono solo io con me stesso. In un anno farò circa duemila scatti; di questi ne tengo un trecento ma sono molto meno quelli che ritengo significativi. Una buona foto risponde agli stessi criteri selettivi di un quadro: luce, proporzioni, armonia, composizione… un buon fotografo ha anche una buona cultura artistica. Conta molto anche l’esperienza: saper leggere la luce, utilizzare i giusti filtri, scegliere il tempo di esposizione…

Il lavoro al computer, poi, nel mio caso, deve occupare solo il tempo dello sviluppo e, quindi, del giusto bilanciamento dei colori. Se impiego più di quattro-cinque minuti a sviluppare, quella foto per me è da buttare”. Alla fine, forse, il bello della foto non è solamente la foto in sé stessa ma il percorso che si compie per raggiungere quella foto che, quindi, rappresenta il capolinea (condivisibile) di un piccolo grande viaggio (non condivisibile) del fotografo. E adesso scendete nel gorgoglio del tempo e beatevi per un momento, per un battito di ciglia, di quella luce che, viaggiando a trecentomila kilometri al secondo (kilometro più kilometro meno), traccia una linea del tempo, un grumo di esperienza e di serenità che solo tu puoi scoprire (anche senza macchina fotografica).