BOLOGNA – ExpoSanità, fiducia per 9 aziende su 10. Problemi su riscossioni e tagli

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Una valutazione tiepida dei primi mesi del 2014 arriva dalle imprese lombarde che operano nel comparto dei servizi e prodotti per la sanità, con oltre un terzo degli imprenditori che giudica positivo l’andamento aziendale e uno su due che è mediamente appagato dalla situazione attuale. Rassicurante comunque la chiusura dell’esercizio 2013, che rispetto al 2010 è stato all’insegna della crescita o della stabilità di fatturato per il 73% delle imprese, che hanno anche mantenuto fisso il proprio numero di dipendenti. Positive le attese per l’anno in corso con quasi 9 imprenditori su 10 che si aspettano di chiudere il 2014 con fatturati in crescita o stabili e solo il 7,4% che teme di dover ridurre il numero di addetti. Una fiducia nelle proprie performance che si traduce in progetti di ricerca e sviluppo, con ben 8 imprese su dieci che investiranno in questo senso, con budget che per la maggior parte si aggirano tra l’1% e il 15% dei fatturati. Le aspettative positive delle imprese lombarde non si limitano all’andamento aziendale, ma si allargano al mercato in cui operano: per i prossimi tre anni, oltre quattro imprenditori su dieci ipotizzano una crescita a livello generale del settore.

ExpoSanitàQuesta la fotografia delle imprese lombarde che operano nel comparto dei servizi e prodotti per la sanità scattata da Senaf in occasione di Exposanità, l’unica manifestazione in Italia dedicata ai temi della sanità e dell’assistenza in corso a Bologna Fiere dal 21 al 24 maggio, che con i suoi nove saloni, le oltre 700 aziende in esposizione e i 235 momenti formativi in programma sui temi della gestione della sanità a livello territoriale, della disabilità, della terza età e della prevenzione, offrirà agli operatori un’ampia vetrina di oltre 2mila prodotti e più di 600 ore di formazione professionale. Tornando ai dati, sul fronte dei pagamenti e della riscossione dei crediti la situazione per le imprese rimane difficoltosa, soprattutto per quanto riguarda la sanità pubblica che impone attese superiori ai 90 giorni, con ben un’impresa su due che deve attendere oltre 150 giorni. Calano i ritardi per chi lavora con la sanità privata, anche se il 78,8% incassa comunque oltre il 60 giorni. Un divario, quello tra pubblico e privato, che sicuramente non si potrà risolvere con la progressiva riduzione della spesa pubblica in sanità: oltre 8 imprese su 10 non la ritengono una soluzione per arrivare alla riorganizzazione delle risorse.

“I dati della nostra rilevazione sono benauguranti anche se non è semplice restituire fedelmente l’immagine di un settore molto ampio e complesso come quello della sanità. Sorprende che ben oltre il 50% degli imprenditori lombardi intervistati dichiari di non esportare – rileva Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità.- Le potenzialità da esplorare su mercati stranieri sono molteplici e crediamo vadano sfruttate. Per questo abbiamo lavorato ad un ricco programma di internazionalizzazione fatto di incontri con buyer esteri ed approfondimenti sui paesi emergenti”. A Exposanità il Paese ospite sarà l’Austria, nazione all’avanguardia sia sul fronte della ricerca e dell’innovazione di prodotti, tecnologie e servizi per il sistema sanitario sia su quello del sistema di previdenza sociale, che sarà presente con una collettiva di aziende interessate a stringere contatti professionali. Guest of Honour sarà invece l’India, Paese a cui sarà dedicata una serie di incontri mirati, con lo scopo di guidare le aziende italiane tra vincoli e opportunità di un mercato in forte espansione. Una delegazione di buyer indiani visiterà inoltre la manifestazione e incontrerà gli espositori, così come le delegazioni provenienti da Brasile, Sud Africa e Turchia.

Sintesi dell’indagine di ExpoSanità sulle aziende lombarde

L’andamento aziendale attuale è complessivamente soddisfacente per le imprese che operano nel comparto dei servizi e prodotti per la sanità, con oltre la metà degli imprenditori lombardi che si dice mediamente soddisfatto e il 35,7% che parla di performance aziendali particolarmente positive, solo il 10,7% è contrariato. Una soddisfazione che si spiega alla luce dell’andamento del 2013, rispetto a tre anni prima, con il 19,2% delle imprese che ha registrato una crescita di fatturato mentre il 53,8% dichiara stabilità. Rimane comunque uno zoccolo duro di imprese il 26,9% che indica un calo di fatturato. Sul fronte occupazione, il numero addetti nel 2013, rispetto al 2010, si è mantenuto complessivamente stabile (76,4%) mentre il 14,5% ha aumentato i propri dipendenti. Per quanto riguarda l’esercizio in corso, gli imprenditori si aspettano di chiudere il 2014 con fatturati in crescita nel 51,9% dei casi, nel segno della stabilità il 37% ed è solo l’11,1% a temere una chiusura negativa. Guardando alle assunzioni è il 9,3% a dichiarare di voler assumere nuovi dipendenti, mentre l’83,3% non prevede variazioni su questo fronte. Positività anche sul fronte dell’innovazione: se il 19,2% delle imprese che dichiara di non investire, il 53,8% destina alla ricerca e sviluppo tra l’1% e il 15% del fatturato, e l’11,5% delle aziende prevede addirittura quote superiori al 16%. Le imprese hanno pochi dubbi sul futuro prossimo del mercato in cui si trovano ad operare la singole aziende: per il triennio 2014-16, solo il 14,3% si aspetta una contrazione del mercato contro un 46,5% apertamente convinto della sua crescita e un 39,3% che non crede ci saranno grosse variazioni.

Export per 4 aziende su 10. L’Europa è il mercato preferito

Sul fronte dell’export le aziende lombarde che operano nel comparto dei servizi e prodotti per la sanità si presentano divise: da un lato, c’è un 57,1% di imprenditori che dichiara di non esportare, a cui si contrappone un 42,9% che esporta i propri prodotti e servizi, anche se con un’incidenza variabile. Se il 5,4% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, c’è comunque un significativo 25% per cui l’export genera oltre il 26%. Chi esporta punta principalmente verso gli Stati dell’Europa dell’Est (70,8%), seguiti da quelli dell’Europa Centro-Occidentale (58,3%). Chi esporta guarda anche alla Russia (54,2%), al Medio Oriente (29,2%), all’Africa Settentrionale (20,8%), all’Asia (16,7%), al Sud America (8,3%), al Nord America (8,3%), all’Africa Meridionale (4,2%) e all’Oceania (8,3%).

44% lavora per il pubblico, ma 150 giorni per le riscossioni

Le aziende del comparto orientano la loro produzione e le loro vendite in prevalenza verso il canale della sanità pubblica (44,4%), seguito da quello del commercio e della distribuzione (40,7%) e della sanità privata (11,1%). In particolare, il 33,3% delle imprese genera più del 50% del proprio fatturato vendendo servizi e prodotti alla sanità pubblica, mentre è il 37% a concentrare più del 50% del fatturato nel settore del commercio e della distribuzione. Il Servizio Sanitario Nazionale rimane dunque l’interlocutore di riferimento per le imprese nonostante le difficoltà nella riscossione dei crediti. I tempi di incasso medi, nella sanità pubblica, non sono mai inferiori ai 90 giorni. Se il 6,3% attende fino a 90 giorni e il 43,8% fino a 150, è ben il 50% delle aziende che si vede costretto ad aspettare oltre i 150 giorni. Sembra andare meglio nella sanità privata, con tempi di incasso che per l’8,5% sono puntuali o pari a 30 giorni, e per il 12,8% arrivano sino a 60 giorni. È comunque un 78,8% che attende di veder saldato il proprio credito oltre i 60 giorni, con un 42,6% che attende fino a 90 giorni, il 25,5% ne attende 120 e il 10,7% fino a 150 e oltre. Più in generale, rispetto ai termini pattuiti, le imprese lamentano incassi che nel 69,3% dei casi si protraggo oltre i 30 giorni, contro un 11,5% che incassa puntualmente e un 19,2% che deve attendere almeno 30 giorni.

Tagli alla sanità? Peggiora la qualità delle prestazioni

I tagli alla sanità e la riduzione della spesa sono visti in maniera piuttosto critica dalle imprese lombarde che operano nel comparto dei servizi e prodotti per la sanità. Secondo gli imprenditori questo trend non raggiungerà l’obiettivo di portare ad una razionalizzazione e a un miglioramento dell’uso delle risorse (lo dice il 85,2%), ma avrà come conseguenza l’abbassamento del livello delle prestazioni verso gli utenti finali (per il 51,9%) e della qualità di produzione (per il 37%).

DATI DELL’INDAGINE SULLA SANITA’