BORNATO – Nuovo look Pieve San Bartolomeo: un grande traguardo per la Franciacorta

0

“È con grande soddisfazione che l’attuale Amministrazione di Cazzago inaugura il primo restauro, che ha portato in sicurezza la preziosa antica Pieve di S. Bartolomeo, orgoglio dei Bornatesi. Ci auguriamo che la sensibilità degli abitanti di Bornato porti a conclusione l’opera.” Con queste parole Antonio Mossini, Sindaco di Cazzago e Presidente della Fondazione Antica Pieve di S. Bartolomeo, dà il via alla giornata di festa all’insegna dell’arte e per la cultura che oggi anima tutta Bornato, a conclusione dei lavori finanziati da Arcus, Società costituita dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. I lavori si collocano all’interno del progetto Langobardia fertilis che ha lo scopo di individuare, recuperare e valorizzare le testimonianze storiche, archeologiche, architettoniche e artistiche relative alla presenza dei Longobardi in area bresciana.

“Oggi Langobardia fertilis raggiunge un doppio importante traguardo. – afferma Silvia Razzi, Assessore al turismo e alla cultura della Provincia di Brescia, nel corso della cerimonia di inaugurazione – La rinascita di un gioiello di assoluto e indiscusso valore culturale come la Pieve di S. Bartolomeo, infatti, ci dà l’opportunità di accendere i riflettori sul ricchissimo patrimonio storico bresciano. Nell’avviare i restauri, ci siamo richiamati alle nostre comuni radici antichissime; è a queste stesse radici che dobbiamo mantenerci fedeli oggi, per promuovere il nostro territorio, accogliendo i turisti che, sempre più numerosi, ogni anno si affacciano a scoprire le bellezze dei nostri luoghi.”pieve2

È infatti per tutelare il “distretto dei Longobardi” – cioè l’area che comprende la pianura, il pedemonte e le zone meridionali delle valli bresciane – nel suo insieme che il fondo Arcus ha stanziato un finanziamento di ben 300.000 euro, di cui 100 sono stati impiegati per il consolidamento delle murature e il rifacimento della copertura della pieve di Bornato.

Soddisfatto e orgoglioso anche l’Ingegner Valsecchi, che ha diretto i lavori: “S. Bartolomeo rappresenta un caso esemplare nel panorama delle pievi altomedioevali bresciane, uno straordinario “giacimento” archeologico-architettonico e culturale. Grazie a questi interventi, siamo riusciti non solo a fermare il degrado, ma anche a conseguire il recupero statico e storico dell’edificio religioso, salvaguardando le preziose strutture interne dell’abside altomedievale, che rappresentano un unicum nel panorama storico-archeologico italiano.”

Con queste parole è stata commentata l’inaugurazione dei restauri svolti su un importante sito storico e artistico situato a Bornato, Cazzago San Martino.
Antonio Mossini, Presidente Fondazione Antica Pieve, ha detto:

“L’Antica pieve di San Bartolomeo a Bornato, frazione importante del Comune di Cazzago San Martino, è sorta su pago romano ai margini della grande arteria preromana a lato della quale esisteva, come esiste tuttora, una fontana perenne.
Questi restauri sono stati portati avanti grazie al desiderio di salvare il patrimonio culturale, architettonico ed artistico.
Con fatica e debiti ancora da onorare la Pieve è stata messa in sicurezza con la copertura del tetto. Spero che con l’aiuto di tante persone sensibili si riesca a completare l’opera.”

Non ci sono elementi che permettono di stabilire con esattezza la data di edificazione della pieve di Bornato. Quel che è certo è che, in età medievale, essa costituiva il punto di riferimento religioso, ma anche civile e mercantile, del territorio compreso tra Bornato, Calino, Cazzago, Passirano, Monterotondo, Paderno e Ospitaletto. La sua stessa intitolazione a San Bartolomeo, santo venerato dai viandanti e dai pellegrini, fa supporre la presenza di un ospizio destinato al ricovero delle numerose persone, che per fede o necessità, si mettevano in viaggio sulle pericolose strade del tempo.

Verso la fine del XV secolo, con il passaggio dall’organizzazione pievana a quella parrocchiale, San Bartolomeo diventa la chiesa del solo abitato rurale di Bornato. A metà del XVII secolo, con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale in posizione più favorevole per gli abitanti di Bornato, la vecchia Pieve che venne in gran parte demolita e ridotta probabilmente alle forme attuali. L’allontanamento del cimitero nella zona di pianura, avvenuto in seguito all’editto di Napoleone di fine XVIII secolo, accelerò infine l’abbandono del luogo fino ai giorni nostri. Il lungo periodo di abbandono e soprattutto la mancanza per molti decenni della copertura determinarono infatti la caduta di buona parte delle pietre sommitali delle murature, il deterioramento delle malte e la presenza di evidenti lesioni strutturali di scollegamento delle pareti.
La pieve di San Bartolomeo è oggetto di attenzione fin dal 2001, data in cui l’Amministrazione Comunale di Cazzago San Martino dà inizio a un progetto di studio storico, di ricerca archeologica e di valorizzazione del sito.

La fase di ricerca si avvia nel maggio 2002, con il Convegno tenutosi a Villa Bettoni-Cazzago. Da allora, si sono susseguite diverse campagne di restauro, che hanno consentito di portare alla luce le testimonianze più antiche dell’insediamento in un crescendo di sorprese e di emozioni. Strato dopo strato, si è arrivati alle fondazioni di una grande villa romana di età imperiale, riutilizzate in età longobarda per il basamento di rustiche capanne di legno; su queste fondazioni è sorto il primo insediamento religioso in età altomedievale.pieve
Con il progetto “Consolidamento, ripristino statico murature, rifacimento copertura, manutenzione e salvaguardia archeologica della pieve di San Bartolomeo”, autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Brescia, si è inteso proseguire nell’importante opera di recupero e di valorizzazione dell’area della Pieve di S. Bartolomeo con un ulteriore lotto di lavori. La proposta di intervento si è articolata nell’esecuzione di una serie di opere che oltre a fermare il degrado si è posta l’obiettivo del recupero statico e storico dell’edificio religioso.

Il progetto è stato indirizzato verso il restauro della chiesa seicentesca con la messa in sicurezza definitiva delle murature e con la realizzazione di una nuova copertura. Si è proceduto dapprima all’esecuzione di opere di consolidamento delle lesioni, di ripristino delle malte e, al fine di creare un apparato murario staticamente consolidato, sono stati creati degli ammorsamenti delle facciate trasversali est e ovest ai muri longitudinali, mediante il posizionamento di catene in acciaio nello spessore delle murature. L’arco trionfale che separa l’aula dal presbiterio è stato invece risanato con fibre monodirezionali in acciaio e fissaggio con tessuto in fibre di carbonio.

La ricostruzione delle nuove murature è avvenuta utilizzando mattoni pieni e malta di calce naturale idraulica con sabbia di cava a granulometria variabile che sono stati innalzati fino alla quota di imposta della nuova copertura.

Alla sommità delle murature è stato realizzato un cordolo con angolare in acciaio ad ali uguali, chiodato alla sottostante muratura ricostruita con connettori in ferro e resina epossidica.

È stato infine possibile posizionare il tetto nell’assetto originario in quanto si erano fortunatamente conservati, nel prospetto est del presbiterio e nell’arco trasverso, i fori di alloggiamento delle travi dell’impalcato di XVII secolo. La nuova copertura è costituita da due capriate in castagno di disegno tradizionale, travi di colmo in castagno, travicelli in abete.01_20_bso_f1_412_resize_526_394

La formazione del tetto ha consentito di salvaguardare le strutture interne, rinvenute nel corso delle indagini archeologiche, dell’abside altomedievale, che rappresentano un unicum nel panorama storico-archeologico italiano.
I lavori sono iniziati il giorno 6 agosto 2012 e si sono conclusi il 18 luglio 2013.
Ora che la fase preliminare è terminata, sulle basi delle risultanze delle indagini archeologiche e storiche, sarà possibile elaborare un progetto di musealizzazione che, partendo dal coinvolgimento delle Soprintendenze per i Beni Archeologici della Lombardia e per i Beni Architettonici di Brescia, preveda la valorizzazione del luogo legandolo alla significativa presenza longobarda, collegata al sito UNESCO di S. Giulia di Brescia, e alla storia delle pievi della Franciacorta.