ROMA – Bortolussi, perchè le nostre infrastrutture costano di più?

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Un paio di anni fa il Procuratore generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola, dichiarò che la corruzione nel nostro Paese faceva lievitare del 40 per cento i costi per la realizzazione delle grandi opere pubbliche. Questa denuncia, come era prevedibile, ebbe molto risalto su tutti i media e consentì all’Ufficio studi della CGIA di stimare in oltre 90 miliardi di euro i costi aggiuntivi necessari per completare il programma delle infrastrutture strategiche 2013-2015 redatto dall’allora Governo Monti.

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Ovviamente questa simulazione era un puro esercizio teorico, ottenuto partendo dal dato della spesa complessiva che l’Esecutivo aveva previsto di investire nel triennio, pari a 234 miliardi di euro, e incrementandolo del rincaro del 40 per cento dovuto agli effetti della corruzione, così come denunciato dalla magistratura contabile. Nell’ipotesi in cui tutte le opere fossero state portate a termine, queste grandi infrastrutture avrebbero fatto pagare al sistema Paese un costo aggiuntivo di oltre 93,5 miliardi di euro, pari a quasi 6 punti di Pil.

Premesso che generalizzare è sempre sbagliato, molte inchieste giudiziarie hanno messo in luce che il malaffare e le infiltrazioni malavitose negli appalti e nella realizzazione delle grandi opere pubbliche del Paese spesso hanno fatto lievitare i costi in maniera ingiustificata: “inquinando” il mercato, dando luogo a forti distorsioni, minando le più elementari norme di democrazia economica.

Mi preme comunque sottolineare il fatto che la corruzione è una piaga sociale ed economica che non riguarda solo l’Italia. Secondo un’indagine realizzata qualche anno fa dall’Eurobarometro in tutti i 27 Paesi membri dell’Unione europea, il 74% degli intervistati ebbe modo di dichiarare che la corruzione era un grave problema, mentre il 47% sosteneva che il livello di corruzione del proprio Paese era aumentato negli ultimi tre anni.

Detto ciò, rimane un fatto: anche se le cause non fossero riconducibili alla corruzione/concussione ed in generale ad altre forme di illegalità, le nostre opere pubbliche costano di più che negli altri Paesi. Secondo un’indagine condotta nel 2008 dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, in Italia il costo medio per la realizzazione di un chilometro di autostrada supera di oltre il doppio di quello rilevato in Spagna. Inoltre, uno studio di qualche anno fa di Rete Ferroviaria Italiana (RFI – Gruppo Ferrovie dello Stato) evidenziava come in Italia un chilometro di rete ferroviaria costasse il triplo dell’esborso medio fatto registrare in Francia e in Spagna.

Non sono in grado di dimostrare che la situazione nel frattempo sia migliorata. Anzi, dopo le vicende giudiziarie scoppiate in questi giorni a Milano c’è il pericolo che il differenziale con gli altri Paesi sia addirittura aumentato. Di certo, una parte di questi sovra costi sono riconducibili a modalità di affidamento, prescrizioni ambientali e caratteristiche orografiche del nostro territorio che non si riscontrano altrove. Tuttavia, un dubbio rimane: perché spendiamo molto di più degli altri Paesi? Forse nei prossimi mesi gli esiti delle indagini della magistratura milanese sui lavori dell’Expo potrebbero fornirci nuovi elementi per rispondere a questa domanda.

Fonte: CGIA