BRESCIA – Opera del mese: “Santa Giulia crocifissa” di Carlo e Giovanni Carra

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Domenica 11 maggio 2014, alle ore 15.30, presso la White room del Museo di Santa Giulia, si rinnova l’appuntamento con “L’opera del mese”, dedicato a “Santa Giulia crocifissa” di Carlo e Giovanni (?) Carra, grande scultura realizzata per la chiesa di Santa Giulia, una delle opere più originali presenti nel Museo della Città. Introduce l’opera Fiorenzo Fisogni, storico dell’arte.

Le fonti seicentesche ricordano con grande ammirazione la Santa Giulia in croce nella nuova chiesa delle monache benedettine; ne ricordano anche gli autori, Giovanni e Carlo Carra, figli di Antonio, titolare della bottega più importante nel panorama della scultura del XVII secolo in città e in provincia. Gran parte dell’esecuzione dell’opera sembrerebbe spettare a Carlo, che rivestì autonomamente un ruolo di assoluta importanza come “inzegnero soprastante alla fabrica” del Duomo Nuovo, tra 1621 e 1659.

maxresdefaultSiamo alle soglie del Barocco, ma il giovane Carra riesce ad attenuare certe esasperazioni formali tipiche del Manierismo, grazie ad un recupero dell’arte serena ed equilibrata del trentino Alessandro Vittoria, lo scultore che aveva scolpito il bellissimo Cristo del monumento al vescovo Bollani per il Duomo Vecchio. La commistione tra sensualità ed estasi, connaturata alla raffigurazione di una donna seminuda, trova spazio solo in una dimensione fatta di passioni trattenute, di sorrisi e di dolori vissuti individualisticamente. Carra risolve quindi con la massima diplomazia l’inevitabile confusione generata dalla similitudine tra il martirio di Giulia e la morte di Cristo; scelta come simbolo del martirio femminile in un monastero di donne, Giulia deve mostrare il seno per affermare la propria femminilità, a braccia aperte e inchiodate, senza velo; neppure i capelli lunghi cadono in avanti ma vengono gettati dietro le spalle. L’artista riesce a raffigurare il pudore di Giulia in un corpo che non freme; affida l’espressione dell’estasi e del dolore al movimento del panneggio, alla tensione del volto verso il Cielo. Sono ancora lontane, nel tempo e nello spazio, le sensualissime visioni del barocco romano; ci sono fermenti che, però, nemmeno Brescia può ignorare; la natura, con le sue sfaccettature, con le necessarie mediazioni, chiede il suo posto nella storia della scultura locale.

L’Opera del mese: 12 capolavori per 12 mesi è un progetto per la valorizzazione del patrimonio museale bresciano ideato dall’ Assessorato alla Cultura, ai Musei e al Turismo del Comune di Brescia, svolto in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei e l’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia. Oltre alla conferenza di presentazione, tenuta dal dr Fiorenzo Fisogni, saranno dedicati all’opera del mese anche approfondimenti sui canali web e i social network del Comune e di Fondazione Brescia Musei, e un filmato su Youtube.

L’opera del Mese sarà inoltre identificata nel percorso museale attraverso un totem, fornito di scheda di approfondimento cartacea e apposito QRcode di riferimento, leggibile con il proprio smartphone.
Al termine della presentazione sarà possibile entrare gratuitamente in museo per vedere l’opera e cogliere tutti i dettagli messi in evidenza dal relatore.

Si ricorda che, come ogni domenica, al termine dell’incontro saranno timbrate le tessere fedeltà e che al raggiungimento degli 8 timbri si avrà diritto a un omaggio.

I prossimi capolavori presentati saranno i seguenti: Gli zuavi sugli spalti di Porta San Giovanni di Angelo Inganni, le Falere di Manerbio, l’Amazzonomachia, il Dittico di Boezio, la Lastra di ambone con pavone, e la Rotella da pompa di Bartolomeo Piatti.