CAPO DI PONTE – I lavoratori rinunciano a ferie e riposi per aprire il museo Preistoria

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La prima notizia è che a Capo di Ponte, finalmente, si inaugura nel fine settimana il Museo della Preistoria. La seconda, non meno importante, è che a rendere possibile questa inaugurazione sono i lavoratori pubblici del Parco nazionale delle incisioni rupestri dell’Alta Valle Camonica. Il museo è stato realizzato grazie alla volontà della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia in collaborazione con la Comunità Montana, il Comune, alcuni enti locali territoriali e la Fondazione Cariplo. Per dire l’importanza di questo evento basterà ricordare che sorge nel cuore di una zona archeologica con testimonianze incise sulla roccia della vita quotidiana delle popolazioni vissute in Valle Camonica tra il quarto e il primo millennio avanti Cristo, che fin dal 1979 l’Unesco ha inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità.

105-Lombardia-Capo-di-Ponte-Museo-Arte-e-vita-preistorica-dettaglio“In un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo nel nostro paese – spiega Franco Berardi, segretario provinciale della Cisl Funzione Pubblica – merita di essere sottolineato il fatto che non solo si aprirà una nuova strutturale museale statale, ma che lo si farà grazie alla volontà di lavoratori pubblici che hanno dato la loro disponibilità a sacrificare ore di lavoro straordinario non retribuite, turni di riposo e anche qualche giorno di ferie pur di permettere l’apertura del museo”.

Prima le difficoltà economiche degli enti pubblici, poi i tagli ai trasferimenti per le attività culturali e infine la spending review con l’impossibilità di fare nuove assunzioni, avevano messo l’apertura del museo su un binario morto. La svolta è stata formalizzata nella sede regionale della Soprintendenza Archeologica della Lombardia, con la sigla di un accordo sottoscritto dall’amministrazione, dalla Cisl e dalla Cgil.

“E’ evidente che siamo in presenza di una situazione di emergenza – aggiunge Berardi– e che Museo e Parco avranno aperture ridotte; i lavoratori hanno fatto il possibile e anche qualcosa di più, però non è possibile pensare di garantire l’apertura delle due strutture solo grazie alla buona volontà dei lavoratori. Siamo convinti che ampliare l’offerta culturale in un territorio non solo crea nuove prospettive per l’economia camuna ma deve portare la struttura pubblica a considerare delle nuove assunzioni come un investimento che avrà importanti ricadute per tutto il territorio della provincia”.