GUSSAGO – Rassegna “Fare memoria del bene”, sesto incontro per Falcone e Borsellino

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Martedì 13 maggio alle 20,30 si terrà il sesto appuntamento della rassegna “fare memoria del bene”, organizzata dall’Amministrazione Comunale e dalla parrocchia di S. Maria Assunta.
La rassegna è dedicata alla memoria del gussaghese Sergio Lana, trucidato, assieme ad altri due volontari, Fabio Moreni e Guido Puletti, il 29 maggio 1993 in Bosnia, mentre portava viveri alle popolazioni di Novi Travnik e Zavidovici.
Dopo i primi cinque appuntamenti, che hanno visto il tutto esaurito al salone Bazzani, ora siamo alla sesta serata che verterà sulle figure dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, trucidati dalla mafia nel 1992.
L’appuntamento presso il salone Bazzani in piazza Vittorio Veneto a Gussago, proporrà  lo spettacolo teatrale: Valeva la pena?: Dialogo “possibile” fra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
di e con Luciano Bertoli.
Con la proposta di questo spettacolo si intende fare memoria di quanti hanno sacrificato la propria vita per l’affermazione del diritto e della giustizia nella lotta contro la criminalità organizzata.
Giovanni Falcone è stato assassinato, assieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, il 23 maggio 1992 a Capaci, sull’autostrada per Palermo; Paolo Borsellino è stato assassinato il 19 luglio 1992 a Palermo in via D’Amelio, assieme ai cinque agenti della scorta, mentre si stava recando da sua madre.Fare-memoria-del-bene
Falcone e Borsellino, due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta che da adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco ci fossero probabilmente alcuni ragazzi che in futuro sarebbero diventati uomini di “Cosa Nostra”. Ripercorrendo dei fatti realmente accaduti nella loro vita, e attraverso alcune frasi da loro pronunciate in discorsi e scritti e quelle di altri testimoni del nostro tempo, quali Alberto Dalla Chiesa, don Pino Puglisi, don Tonino Bello, è nato lo spettacolo di Luciano Bertoli, che fa incontrare i due giudici e li fa interagire in una sorta di dialogo impossibile su ciò che loro pensavano del dovere, delle mafie, della morte. Si ha così uno spettacolo che parla di coraggio, di speranza, di pace, attraverso un dialogo immaginario tra Falcone e Borsellino, dal quale emergono riflessioni sulla vita dei due magistrati uomini, impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
La rappresentazione inizia con un “escamotage teatrale”: il commento di Borsellino ad una sua foto con Falcone, che solo dopo la strage di via D’Amelio è diventata uno dei simboli dell’unione fra i due magistrati palermitani. Sul palcoscenico l’attore Luciano Bertoli li interpreta, alternandoli nel pensiero, con un semplice cambio di abito e con alcuni oggetti identificativi

La sceneggiatura sonora è affidata a suoni e rumori che richiamano l’ambiente di un ufficio in un palazzo di giustizia, con sirene, tasti pigiati sulla macchina da scrivere, squilli di telefono, passi. La scenografia è scarna ed essenziale.

Dalle parole di Falcone e Borsellino emerge la speranza in un mondo migliore, in una giustizia più efficace, in un maggiore impegno civico delle generazioni future.
Allora l’interrogativo del titolo si risolve positivamente: è possibile parlare di speranza anche laddove sembra non esserci più, è possibile tornare a dialogare anche dove il dialogo sembra finito.

Perciò il finale dello spettacolo è un racconto fiabesco: la storia di un uomo che attraverso la passione e l’impegno fa tornare la vita e la voglia di comunicare in un villaggio semi-deserto, in una zona arida. La performance si chiude infatti con un estratto del libro di Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”, raccontato da Borsellino, che sottolinea la gratuità nell’impegno e nella passione, sempre più difficile da trovare ai giorni nostri.
Autore del testo e protagonista unico del dialogo fra Falcone e Borsellino è l’attore Luciano Bertoli. Questo spettacolo è già stato rappresentato in diverse località, non solo della nostra provincia, ed è stato adottato dal Centro Studi Paolo Borsellino di Palermo.