BRESCIA – Ambiente e inquinamento, irruzione negli uffici dell’Asl

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Alcuni attivisti del Comitato Antinocività di Brescia hanno fatto irruzione, nel primo pomeriggio di oggi, nella sede dell’Asl di Brescia, in viale Duca degli Abruzzi, per denunciare – si legge nei motivi – le gravi carenze dell’Asl cittadina su riduzione e prevenzione del danno su ambiente e salute. “Abbiamo dato vita a questa iniziativa per denunciare la grave emergenza sanitaria che riguarda Brescia e provincia. Si tratta di una realtà che viviamo ogni giorno e di cui ognuno di noi può esserne testimone attraverso il proprio vissuto. Siamo qui oggi – si legge in una nota diffusa dal comitato – a denunciare le colpe dell’Asl e in particolare dei suoi dirigenti, che, in maniera assolutamente irresponsabile, continuano a prodigarsi nel minimizzare questa situazione, quasi a volersi assolvere dalle proprie responsabilità passate.

L'irruzione negli uffici Asl
L’irruzione negli uffici Asl

Anzi, negli ultimi mesi abbiamo assistito al tentativo di delegittimare e denunciare quei comitati e quelle singole persone che hanno invece avuto il merito di aver portato a galla la verità (a questo proposito ci paiono abbastanza evidenti, quindi, le responsabilità di questa istituzione nell’aver nascosto e insabbiato il disastro ambientale che oggi Brescia si trova ad affrontare). Così è successo nel caso dei risultati emersi dallo studio Sentieri e dalle conseguenti accuse di “allarmismo” rivolte al professor Ricci. Così è successo con la pubblicazione dell’opuscolo riguardante i parchi pubblici all’interno del sito Caffaro, dove addirittura, sottovalutando le concentrazioni degli inquinanti riscontrate, si invitano i cittadini a tenere comportamenti pericolosi per la propria salute. Così leggiamo le minacce di denuncia per “procurato allarme” rivolte ai comitati.

Ed è evidentemente inutile appellarsi ad una fantomatica “mentalità bresciana” nel valutare il fallimento dello screening effettuato sul sangue di un campione di cittadini, se si nega il problema perché una persona “normale” dovrebbe preoccuparsi e perdere tempo nel farsi esaminare? Alla stessa maniera si sta affrontando il problema della presenza del cromo esavalente nelle acque dell’acquedotto cittadino. Tutte le energie dell’asl – continua la nota – sono concentrate nel confutare le preoccupazioni e le denunce dei cittadini, sbandierando come paravento i limiti fissati da una legge evidentemente inadeguata (è inutile dilungarsi troppo nel commentare la legislazione italiana in campo ambientale, il caso Caffaro è un simbolo nazionale anche in questo).

Ci appare quindi chiara la responsabilità di questa istituzione nell’aver volutamente tenuto nascosto una situazione profondamente grave, nel continuare a sottovalutarla e nel non volerla affrontare. Per questo motivo i dirigenti dell’Asl sono persone a noi non gradite su cui grava la responsabilità maggiore in questa vicenda. A Brescia dovrebbe essere riconosciuto e fatto valere il principio di precauzione ed attuate strategie, oltre che di prevenzione, anche di riduzione del danno. Va individuato in tempi rapidi un piano sanitario specifico per le zone maggiormente a rischio. Va istituito, come stabilito per legge, un osservatorio epidemiologico provinciale in grado di stabilire il nesso causa effetto tra salute e devastazione ambientale indipendente e partecipato da cittadini e comitati”.