BRESCIA – Tragedia di Cevo: il vescovo Monari vicino alla famiglia di Marco

1

Il vescovo di Brescia Luciano Monari ha espresso la propria vicinanza alla famiglia di Marco, il ragazzo 21enne disabile che nei giorni scorsi ha perso la vita a Cevo, a seguito della caduta della croce realizzata da Enrico Job in occasione della visita, nel 1998, di papa Wojtyla.

Di seguito, come riportato da Qui Brescia, le parole del vescovo: “Una croce, alzata in ricordo della visita del Papa, si spezza e uccide un ragazzo di ventun anni; e questo alla vigilia della canonizzazione di Giovanni Paolo II. La coincidenza non può che dare forza alla notizia e suscitare interrogativi, quegli interrogativi che inevitabilmente si pongono quando accade una tragedia: perché avvengono cose simili? il Signore non poteva impedirlo? cosa gli sarebbe costato fare avvenire il crollo poche ore dopo, quando non ci sarebbero stati pericoli per nessuno? E più in genere: è possibile inserire nella propria visione di fede un evento come questo? o dobbiamo solo confessare la nostra impossibilità di capire? Dobbiamo riconoscere che la fede è credibile nel contesto caldo di una chiesa, ma è costretta a diventare muta davanti alle sofferenze più gravi dell’uomo?

croce_crollata_brescia_03No; la fede, in eventi come questo, c’entra e molto. Non la possiamo mettere da parte; siamo invece costretti, per lealtà e sincerità, a purificarla. Siamo costretti ad abbandonare una concezione miracolistica come se la fede fosse il modo per proteggere magicamente la nostra vita da tutte le tempeste che la possono sconvolgere. Siamo piccole creature, in un mondo molto più grande e più forte di noi; basta una minima grinza della natura, del mondo per schiacciare irrimediabilmente un’esistenza. Questa condizione di fragilità è la nostra; siamo portati a dimenticarla volentieri perché ci inquieta, ma è quella di ogni uomo, anche del più abile e potente. D’altra parte Dio non è un attore del mondo come gli altri; non interviene regolarmente a cambiare il corso degli eventi della natura; non cambia i modi e i tempi in cui il legno marcisce o i metalli arrugginiscono per premiare qualcuno o eventualmente per punire qualcun altro. Dio ci ha messo nelle mani un mondo che possiamo conoscere, in cui possiamo imparare a vivere, che possiamo anche trasformare responsabilmente perché il contesto di vita sia più favorevole. Ma il mondo, la natura, rimane duro, inflessibile. A volte ci gratifica, a volte, come in questo caso, ci schiaccia. La fede non garantisce una franchigia magica da questa condizione di fragilità e di debolezza. A che cosa serve allora? se non ci protegge in frangenti come questo, a che cosa serve la fede? Serve a mantenere la speranza, a trasformare le esperienze tragiche in solidarietà, in amore fraterno, in vicinanza, in condivisione. Serve a trovare la forza di portare il peso della tragedia senza diventare cinici e rassegnati come se nulla avesse senso e come se tutta la fatica che facciamo a vivere fosse pura ostinazione di creature illuse.

Siamo ancora nel grande giorno di Pasqua, giorno di vittoria sulla morte. Ma, lo dobbiamo ricordare, una vittoria che si è compiuta attraversando la morte, non scansandola. Gesù non ha potuto evitare di morire; ha potuto, invece, trasformare la sua morte in una forma di obbedienza a Dio e di amore agli altri. È per fare questo che la fede ci è indispensabile; ed è nel fare questo che si può aprire per noi uno spiraglio di speranza. È la speranza che chiediamo al Signore per i genitori di Marco: davanti alla loro sofferenza siamo costretti a tacere con immenso rispetto. Ma possiamo sempre sentirci vicini a loro e pregare perché il Signore li avvolga con la sua consolazione”.

1 Commento

  1. Pontinia 27. 04. 2014
    All’Amministrazione Comunale di Cevo,
    in questi giorni, a seguito del gravissimo incidente che ha causato la morte di un ventunenne, si sono sollevati molti interrogativi e c’è chi ha voluto vedere nella tragica coincidenza questo o quel segno.
    Quale Associazione Liberi e Forti esprimiamo tutta la nostra vicinanza, non soltanto alla famiglia della giovane vittima, ma all’intera comunità della Val Camonica. Ci teniamo però a puntualizzare che tutti gli interrogativi possibili ed immaginabili, oltre ad essere perfettamente inutili e tardivi, portano verso un’unica risposta: le responsabilità umane.

    Ci chiediamo come si sia potuta autorizzare l’istallazione di una struttura (ché chiamarla opera d’arte, sarebbe un’offesa al buon gusto) così precaria ed oggettivamente brutta, tanto da rappresentare un’offesa al buon gusto ed al sentimento religioso.

    Avrebbe fatto bene il suo realizzatore, Enrico Job, a tenere in debita considerazione l’umiltà di San Giovanni Paolo II, umiltà che avrebbe portato il Santo Pontefice a preferire una Croce alta almeno un palmo in meno rispetto alla Croce su cui fu inchiodato Nostro Signore, anziché un’impalcatura di trenta metri.
    Una Croce umile, circondata di inginocchiatoi dove poter recitare il Santo Rosario in silenzio, questo sarebbe stato il migliore tributo di rispetto e d’amore verso il Romano Pontefice;Dio, d’altra parte, si mostra nelle piccole cose, invece no, si è preferito scadere, indulgere e compiacersi dell’eclatante, del grandioso, del pacchiano.
    La Croce crollata, che venne provvidenzialmente spostata da Brescia a Cevo (bene avevano visto i bresciani a disfarsene), avrà sicuramente superato un collaudo, una valutazione di impatto ambientale e le altre perizie imposte dal caso: è proprio in quelle perizie, in quelle firme, che speriamo la magistratura trovi le risposte a tutte le domande – opportune ed inopportune – che in questi giorni si sono sollevate.

    Ci sarà stato un ingegnere, un architetto, un tecnico che ha dato il via libera alla sistemazione della Croce.

    Un passo evangelico ci esorta a dare a Dio quel che è di Dio ed a Cesare quel che è di Cesare: non si cerchino, quindi, risposte ad una vicenda umana – tragicamente umana! – nelle coincidenze o nei facili sentimentalismi, ma nell’incuria e nella leggerezza degli uomini.
    Pontinia 27. 04. 2014
    Cordialmente,
    Il Presidente
    Anitori Giuseppe
    3895463455

Comments are closed.