BRESCIA – Stamina: chiusa l’inchiesta con 20 indagati

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Si è conclusa nei giorni scorsi l’inchiesta sul caso Stamina condotta dalla Procura di Torino con 20 persone indagate, a vario titolo, nell’ambito del procedimento.

Tra queste anche cinque medici degli Spedali Civili di Brescia. Come riportato su Il Giorno, si tratta di Ermanna Derelli, direttore sanitario della struttura, accusata di aver abusato dei propri poteri di gestione al fine di promuovere l’ingresso nell’ospedale dell’attività di Stamina Foundation, Carmen Terraroli, medico e membro della segreteria scientifica del Comitato etico, indagata per aver dato l’assenso alla convenzione tra Stamina ed il presidio ospedaliero, Fulvio Porta, direttore dell’Unità Operativa di Oncoematologia Pediatrica e Trapianto di Midollo Osseo dell’Ospedale dei Bambini di Brescia, sua moglie Arnalda Lanfranchi, responsabile del laboratorio per le cellula staminali, e Gabriele Tomasoni, il responsabile del 1° Servizio di Anestesia e Rianimazione.

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????E mentre l’indagine prosegue, Vannoni dichiara che il prossimo 5 maggio al Civile riprenderanno le infusioni, essendo la biologa della Stamina Foundation Erika Molino pronta a rientrare.

Sempre più intricato si fa l’iter processuale sulla vicenda, le cui tappe, riportate in modo esaustivo dal Giornale di Brescia e da qui tratte, sono di seguito elencate: l’accordo fra gli Spedali Civili di Brescia e Stamina Foundation risale al 28 settembre del 2011 e in virtù di questo 12 pazienti, tra ottobre 2011 ed aprile del 2012, vengono trattati col metodo Stamina. Nel maggio del 2012, però, l’Aifa fa chiudere il laboratorio per mancanza di autorizzazioni e per rischi per la sicurezza dei pazienti, ma l’ordinanza dell’Agenzia italiana del farmaco viene impugnata nel luglio dello stesso anno da Stamina Foundation e da alcuni genitori.

Il mese successivo il Tribunale di Venezia impone all’azienda ospedaliera bresciana di proseguire le cure su una piccola paziente. L’eco della notizia fa sì che numerose famiglie decidano di ricorrere alle vie giudiziarie e una trentina di loro riescono ad ottenre le cure.

A marzo del 2013viene emanato il decreto Bertuzzi, il quale prevede la prosecuzione del trattamento per chi è in cura ma nel maggio dello stesso anno interviene un’inversione di tendenza e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nomina un comitato scientifico di esperti, al quale viene affidato il compito di valutare la bontà del metodo Stamina. Solo tre mesi dopo Vannoni consegna al comitato la documentazione necessaria affinché questo possa esprimersi, mentre nel frattempo altri ricorsi di malati vengono accolti dai tribunali di tutta Italia.

stamina_protesta_roma_stamina_03A fine agosto il comitato scientifico approda al suo verdetto: in modo unanime, i membri del comitato esprimono parere negativo per mancanza di basi scientifiche e per elementi di pericolosità per i pazienti. A fine settembre Stamina Foudation presenta un ricorso amministrativo dinnanzi al Tar Lazio, contestando la composizione della commissione scientifica nominata dal ministro Lorenzin.
Nel mese di novembre a Roma si celebra una grande manifestazione di protesta, promossa dai malati e dalle associazioni pro Stamina. Due malati, dotati di flebo e siringhe, si estraggono del sangue, che poi gettano, in modo simbolico, sulle foto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dell’allora premier Enrico Letta e della ministro alla Salute Beatrice Lorenzin.

A dicembre del 2013 il Tar Lazio accoglie il ricorso di Vannoni e il ministero della Salute rinomina un nuovo comitato scientifico per la valutazione del metodo Stamina.

Nel febbraio del 2014 Vannoni viene rinviato a giudizio per tentata truffa, avendo cercato di ottenere dalla Regione Piemonte un finanziamento di mezzo milione di euro senza averne diritto, e inventandosi dati a sostegno del suo progetto.

Ecco dunque che nei giorni scorsi, e in particolare il 23 aprile, la Procura di Torino chiude l’inchiesta e notifica agli indagati la chiusura delle indagini preliminari. Tra i venti indagati figura anche lo stesso Davide Vannoni.