BRESCIA – Strage di Piazza Loggia. Cassazione: “un ipergarantismo distorsivo della logica”

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“Un ipergarantismo distorsivo della logica e del senso comune” ha condotto in due gradi di giudizio all’assoluzione di Carlo Maria Maggi e del presunto informatore dei servizi Maurizio Tremonte per la Stage di Piazza Loggia del 28 maggio 1974. Lo scrive nero su bianco la V Sezione Penale della Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con la quale ha annullato i due proscioglimenti, che risale al 21 febbraio scorso.
Secondo la Cassazione, le conclusioni cui è approdata in appello la Corte d’Assise d’Appello di Brescia il 14 aprile 2012 sono “assolutamente illogiche e apodittiche”.

Strage_piazza_della_LoggiaPer quanto riguarda la posizione di Maggi, secondo la Corte sono stati sviliti i numerosi inizi a suo carico, come il sostegno allo stragismo eversivo. Troppi per la Cassazione gli indizi che paiono convergere verso un ruolo determinante di Maggi nell’organizzazione della strage, alla luce anche del fatto che non sembra essevi un’ipotesi alternativa a quella accusatoria che possa fare da filo conduttore per tutti gli indizi enumerati.

Per quanto concerne la posizione di Tramonte i giudici di legittimità hanno messo in risalto il fatto che non ha raccontato al maresciallo Felli tutto ciò che sapeva e che aveva fatto. “Il quadro che emerge dalla sentenza impugnata – osservano i giudici della Suprema Corte – è di un soggetto reticente, che rende dichiarazioni generiche che poi egli stesso smentisce, per poi integrarle con ulteriori particolare e nuovamente smentirle”. E ancora: “la sua eventuale presenza in piazza della Loggia la mattina della strage non potrebbe certo liquidarsi come una mera coincidenza”.

“Questa sentenza – scrivono i giudici di Cassazione – non è una pronuncia di colpevolezza, nè un invito alla revisione dell’esito assolutorio, bensì rappresenta uno stimolo ad una nuova valutazione, emendata degli errori riscontrati, degli elementi probatori”.

Infine, i giudici di piazza Cavour hanno dedicato parte della sentenza, lunga 84 pagine, alle posizioni di Francesco Delfino e Delfo Zorzi, le cui assoluzioni sono divenute ormai definitive in quanto passate in giudicato. “Il quadro probatorio a carico di Delfino – si legge nel testo della sentenza – si presenta piuttosto labile, soprattutto con riferimento alla gravità degli indizi e alla loro capacità dimostrativa”; per quanto riguarda la posizione di Zorzi, la Cassazione ritiene “motivato in modo logico e approfondito” il passaggio della sentenza d’appello secondo cui non fu lui a consegnare l’esplosivo. “Venuto meno il ruolo materiale di Zorzi quale procacciatore dell’esplosivo – conclude la Suprema Corte – tutti i residui indizi sono troppo deboli e imprecisi per consentire di ritenere sussistente un quadro probatorio sufficiente a sostenere un’ipotesi di condanna”.

Inevitabile dunque la celebrazione dell’appello bis a carico di Maggi e Tramonte, la cui responsabilità dovrà dai giudici essere rivalutata alla luce delle direttive dettate dalla Suprema Corte.