LUMEZZANE – “Ashes of time” e “La ricotta” chiudono le schegge

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Domani, mercoledì 16 aprile, al teatro Odeon, ottavo e ultimo appuntamento per le “Schegge di Cinema” organizzate nell’ambito della stagione promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lumezzane. La rassegna di cinema curata e condotta da Enrico Danesi si chiuderà con la serata dedicata a “Ashes of time” di Wong Kar-wai e “La ricotta” di Pier Paolo Pasolini. Al termine degustazione di birre artigianali. Inizio alle 20,30. L’ingresso è libero. Nel primo film, Ou Yang Feng (L. Cheung), spadaccino e sicario di professione, si è ritirato a vivere da eremita nel deserto. La visita una ragazza (C. Young) che vorrebbe vendicare la morte del fratello e gli riporta alla memoria l’unica donna che egli abbia mai amato (M. Cheung) e che ora è la moglie di suo fratello.

Locandina di "Ashes of time"
Locandina di “Ashes of time”

Diretto dal grande Wong Kar-wai (tra i suoi capolavori “In the Mood for Love”, forse uno dei più intensi film d’amore di sempre, premio per la miglior regia al Festival di Cannes nel 2000), il film è un ottimo wuxia con un cast di grandi nomi, usuali al genere che racconta le avventure di eroi della tradizione cinese. Wong prende infatti in prestito i personaggi di un romanzo di arti marziali di Jin Yong e li situa in mezzo a un deserto per analizzarne ossessioni e manie, facendone una trascrizione personalissima. Lungamente desiderato, realizzato tra mille difficoltà e rimandi, “Ashes of time” uscì dopo il cult “Chungking Express” (girato durante le pause di lavorazione di AoT).

Ma soprattutto fu anticipato nelle sale dalla parodia gemellare “The Eagle Shooting Heroes” di Jeff Lau, che si prese tutto il successo al botteghino. Nel 2008, a ben quattordici anni di distanza dall’originale, è uscita l’edizione redux (accorciata anziché arricchita di sequenze). Film abbacinante ed emozionante, imperdibile per gli amanti del genere. “La ricotta”, invece, è uno dei quattro episodi del film “Ro.Go.Pa.G.” (ROssellini, GOdard, PAsolini, Gregoretti) uscito nel 1963; gli altri sono “Illibatezza” di Rossellini, “Il pollo ruspante” di Gregoretti e “Il mondo nuovo” di Godard. Durante le riprese di un film sulla Passione di Cristo, Stracci, sottoproletario che fa la parte di uno dei ladroni, muore sulla croce per un’indigestione di ricotta. “Non aveva altro modo per ricordarci che anche lui era vivo” commenta Orson Welles, che impersona il regista del film, riassumendo il senso di una morte narrata con altissima tensione morale. Pasolini si concentra sul problema della visione del sacro costruendo una parodia della Passione.

La ricotta Pasolini
“La ricotta” di Pasolini

Il suo pensiero è espresso dall’alterego Orson Welles che risponde alle domande di un giornalista. L’opera è realizzata in bianco e nero, ma a colori sono i tableaux vivants delle Deposizioni di Rosso Fiorentino e Pontormo. In un neorealismo manieristico, la realtà vira verso il visionario. Molte le citazioni ossimore: musicali (Sempre libera degg’io suonata dagli strumenti di una banda, motivo principale che contrasta col twist e con le musiche di Bach, Scarlatti e Gluck), letterarie (Donna de Paradiso di Jacopone da Todi), filosofiche (Il Capitale di Karl Marx), le autocitazioni (Mamma Roma) e le citazioni cinematografiche (Federico Fellini, Orson Welles stesso, accelerazioni delle immagini alla Chaplin). Il film fu sequestrato per vilipendio alla religione di Stato, reato assurdo per il quale il regista fu condannato a quattro mesi di reclusione nel processo di primo grado e assolto l’anno dopo in appello.

La pellicola tornò sugli schermi, ma con alcuni tagli e modifiche (la didascalia iniziale, la considerazione finale che in origine suonava “crepare è stato il suo solo modo di fare la rivoluzione”, la sostituzione di alcune frasi, l’accorciamento di sequenze ritenute imbarazzanti, come quella dell’orgasmo di Stracci legato alla croce). Pasolini aveva previsto gli attacchi che inevitabilmente gli sarebbero piovuti addosso dagli ambienti cattolici. Le critiche e le motivazioni della persecuzione giudiziaria erano dettate dalla malafede. Pasolini aveva diretto, attraverso questo film, un attacco frontale nei confronti della borghesia: questo il motivo vero che scatenò ancora una volta la canea nei suoi confronti. Ma il film supera le critiche e le insidie del tempo per splendere ancora oggi come “un piccolo poema di immagini cinematografiche” che invita, più che mai vicino alla Pasqua, a una riflessione sul senso del sacro.

1 Commento

  1. La parte MANCANTE, è quella della più Grande Mostra mai realizzata su un Film di Pasolini “Il Fiore delle mille e una notte”, che sta girando il mondo.

    E’ la più grande mostra mai realizzata al mondo sul lavoro del Regista e Poeta con il quale, il Maestro Roberto Villa ha lavorato per oltre 3 mesi, circa 8000 foto di cui ne sono esposte poco più del 1,5 %.
    E forse vale la pena di qualche informazione in più su quel ciclopico lavoro.
    C’ è chi ha lasciato, per cento giorni, un lavoro proficuo, di fotografo pubblicitario, ed ha seguito Pierpaolo Pasolini e la sua troupe in Medio Oriente nella realizzazione del film “Il fiore delle mille e una notte”, realizzando un documento unico nella storia del Cinema e della Fotografia.
    L’ ha fatto Roberto Villa, un Maestro della Fotografia Italiana, che NON è conosciuto per le Mostre, i Concorsi o le presentazioni fatte da amici, ma che è conosciuto dalle Università, dai Grandi del Cinema, i premi Oscar, (Registi, Sceneggiatoti, Scenografi, Critici) per i suoi interessi linguistici del cinema, quelli di cui ha parlato, per oltre tre mesi, con un Grande come Pierpaolo Pasolini, ed il motivo che lo hanno visto invitato sul set del film.

    Oggi, questo formidabile documento fotografico, è richiesto dalle Grandi Cineteche Internazionali, dalla Cineteca di Bologna, che ha istituito un Fondo a nome di Roberto Villa, alla Cinemateca di Buenos Aires, al Museo da Imagem e do Som di Sao Paulo in Brasile, al MoMA di NY (unico fotografo Italiano che sia mai stato invitato), in Spagna a Coruna, all’ Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ed a Tallin in Estonia, al Film International Festival di Toronto in Canada e a Santiago del Cile, e cosivvia.
    Nel 1968 Gillo Dorfles aveva tacciato pubblicamente, al Teatro dell’ Arte a Milano, i fotografi di Ignoranza …
    Recentemente Gillo Dorfles (105 anni) ha incontrato Roberto Villa e gli ha fatto, ancora una volta, i suoi complimenti per quel ciclopico documento di Cinema e Fotografia.
    All’ osservazione di un giornalista che “forse il Maestro Roberto Villa avrebbe dovuto essere più “autocelebrativo” e più “presenzialista”, ed più “Commerciale” e “Commerciabile”, Dorfles ha risposto “è vero, ma, forse, sarebbe solamente INUTILMENTE FAMOSO come tanti altri ” fotografi”!

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