BRESCIA – Caffaro e cromo esavalente: i nuovi divieti tra i veleni

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Vietato giocare nei parchi pubblici: le zolle sono avvelenate da diossine e pcb. Vietato mangiare i prodotti della terra, anch’essi avvelenati. Vietato bere l’acqua dai rubinetti ed usarla per fini alimentari: le concentrazioni di cromo esavalente sono tra le più alte d’Italia.

CaffaroLa Brescia post industriale è la Brescia dei veleni. Da un lato le numerose aziende galvaniche che per decenni ha sversato inquinanti nel fiume Mella hanno determinato l’inquinamento della falda acquifera della città; dall’altro lato la Caffaro, che per anni ha prodotti pcb lo scorso anno dichiarati cancerogeni dalla Iarc, ha cagionato danni ambientali enormi. Il Caffaro è infatti uno dei siti inquinanti più grandi d’Europa.
Quali i risvolti sui cittadini? A partire dal 2001 ad oggi in molti parchi a sud del Caffaro è vietato l’accesso. In altri parchi si può camminare ma non si può toccare la terra perché le concentrazioni di diossina sono troppo pericolose. Quest’estate, inoltre, il Comune provvederà a bonificare i giardini delle scuole elementari e medie Deledda e Calvino.

Nessuno sa invece come affrontare l’inquinamento presente sotto l’azienda chimica di via Milano, visto che i Pcb sono scesi fino a 40 metri sotto terra.

C’è poi il problema dell’acqua, contaminata da alte concentrazioni di cromo esavalente. Per lungo tempo le industrie della Valtrompia e di Lumezzane hanno scaricato nel Mella, che a sua volta ha finito con l’inquinare la falda acquifera della città. Risultato? L’acqua di Brescia ha una media di 9 microgrammi al litro di cromo VI.