LUMEZZANE – “Ghost Dog” all’Odeon, un killer samurai al cinema

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Domani, mercoledì 9 aprile al Teatro Odeon è in programma “Ghost Dog – Il codice del samurai” di Jim Jarmusch, settimo appuntamento delle “Schegge di Cinema” a cura di Enrico Danesi nell’ambito della stagione promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lumezzane. Inizio alle 20.30. L’ingresso è libero. La rassegna si chiuderà il 16 aprile con la serata dedicata a “Ashes of time” di Wong Kar-wai e “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini. “Ghost Dog – Il codice del samurai” (titolo originale Ghost Dog: The Way of Samurai, USA 1999, durata 116 min) è la storia di uno strano killer, legato all’ambiente mafioso, che si muove come un rapper, vive su un tetto, comunica con il mondo attraverso piccioni viaggiatori e si ispira all’etica degli antichi samurai.

Ghost DogIl fuoriclasse del cinema indipendente Jim Jarmusch, regista sceneggiatore e produttore, rivisita il genere gangster in modo critico e originale. In una città imprecisata, anonima e marginale vive un sicario afroamericano detto Ghost Dog, Cane Fantasma. Si muove come un rapper, abita su un tetto, comunica con il mondo attraverso piccioni viaggiatori, si attiene alle regole di comportamento di un antico Samurai imparate in un libro (Hagakure). Non uccide per denaro ma per riconoscenza verso un anziano mafioso italoamericano, Louie. La sua tecnica è semplice: arriva, esegue e poi invia a Louie un piccione per informarlo del lavoro fatto.

Per una serie di disguidi succede che un incarico non venga rispettato e Ghost Dog diventi a sua volta un bersaglio. Quando gli fanno strage dei piccioni, elimina a uno a uno i componenti della gang italoamericana. E si fa uccidere. Come con il western in “Dead Man”, Jim Jarmusch rivisita il genere gangster in modo critico e originale, proponendo la sua personale visione della storia degli Usa, paese di minoranze emarginate e di tribù che scompaiono.

Da molti considerato il suo capolavoro, il film è entrato di diritto nel numero delle pellicole di culto: per la surrealtà dei dialoghi e la comicità paradossale delle situazioni, per la magia delle immagini (la fotografia è di Robby Müller) e la forza della colonna sonora di RZA (leader del Wu Tang Clan). Senza dimenticare il fascino del personaggio, la bravura del protagonista, Forest Whitaker e degli interpreti. Tra le fonti d’ispirazione l’imprescindibile Kurosawa e uno dei padri del noir, Jean-Pierre Melville (con Le Samourat, 1967, in italiano Frank Costello faccia d’angelo). Premio del Pubblico al Tallinn Black Nights Film Festival e numerose nomination a vari premi internazionali.