BOVEGNO – A Magno 14 mila euro per i danni a San Bernardo. E i calici rubati?

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Vi ricordate? Non molto tempo fa, il 9 novembre dello scorso anno, un furto sacrilego e infame ha fatto vibrare di indignazione le coscienze delle genti, cattoliche o meno, della Valtrompia. Dalla chiesa di San Bernardo di Magno di Bovegno sono stati rubati due calici. Corollario al furto: altare maggiore e tabernacolo pesantemente danneggiati. Subito è iniziata una raccolta fondi per riparare i danni e dotare la chiesa di impianto di allarme. L’iniziativa che fa capo al parroco di Bovegno don Alberto Cinghia gode dell’appoggio dell’ineffabile Carlo Sabatti, storico dell’arte (già nominato vescovo dalla giornalista del Corriere della Sera che si era occupata del caso) che, fluido e pertinace, si è lanciato, ‘motu proprio’, in un pellegrinaggio lungo la valle affinché il 20 agosto si possa celebrare la ricorrenza della benedizione nella chiesa restaurata e riportata alla sua dignitosa e solenne configurazione.

Uno dei calici rubati
Uno dei calici rubati

Dalle notizie raccolte dal Carlo, infatti, la chiesa fu benedetta il 20 agosto del 1764, festa di San Bernardo e in quel giorno vi si celebrarono per la prima volta solenni funzioni. Ci si chiede tra l’altro che fine faranno i due calici (il cui valore è inestimabile) se non verranno ritrovati: piazzarli non è semplice perché sono catalogati e da un’eventuale fusione si ricaverebbe poco o niente. È possibile che sia stato un furto su commissione e un qualche danaroso ‘amatore’ del sacro, italiano o straniero, li abbia già nella sua collezione. Comunque, considerate situazione e circostanze, don Alberto è contento: i 14 mila euro raccolti possono coprire una prima parte dei lavori di sistemazione e già per Pasqua, probabilmente, tabernacolo e altare maggiore saranno restaurati.

Rimane il problema della riparazione del tetto (che ovviamente c’entra niente con il furto): piove in sacrestia e necessita di rifacimento; ma qui ballano una cinquantina di migliaia di euro. Certo per don Alberto è un bel grattacapo: sono undici le chiese nella parrocchia e tutte, chi più chi meno, avrebbero bisogno di un qualche intervento di sistemazione. È la storia della coperta troppo corta: o lasci scoperti i piedi o le spalle. Ora l’attenzione è concentrata sulla chiesa di San Bernardo per ovvi motivi ma nei pensieri del parroco, di volta in volta, si snodano e si attorcigliano le necessità degli altri luoghi di culto.

Con il furto dei calici sono stati rubati non solamente oggetti di alto valore economico ma anche uno spicchio di storia delle nostre genti: hanno tolto un pezzo di radice all’albero del quale noi siamo rami e foglie e, in più, crolla fatalmente la fiducia nell’essere umano, sempre più egoista, materialista e incapace di rispettare i sentimenti e la devozione del prossimo.