LUMEZZANE – “Il profeta” al teatro Odeon, scheggia di cinema araba

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Mercoledì 2 aprile al Teatro Odeon è in programma “Il profeta” di Jacques Audiard, sesto appuntamento delle “Schegge di Cinema” a cura di Enrico Danesi nell’ambito della stagione promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lumezzane. Inizio alle 20.30. L’ingresso è libero. “Il profeta” (titolo originale “Un Prophète”, durata 150 min) ripercorre con crudezza le fasi dell’iniziazione di un giovane arabo francese condannato a sei anni di reclusione, che riesce a farsi strada in un mondo dove le uniche leggi sembrano essere violenza e sopraffazione. Malik El Djebena è un giovane arabo francese squattrinato e analfabeta. Appena 19enne entra in carcere con una condanna a sei anni per l’aggressione a un poliziotto. Diventa lo schiavo di César Luciani, feroce capo di un clan corso, che lo obbliga a uccidere un altro prigioniero arabo, testimone scomodo in un processo.

Il profetaIntelligente e intraprendente, Malik impara a leggere, scrivere, assorbe le regole del mondo carcerario e si rende indispensabile. Scontata la pena, esce trionfante dal carcere, dove lo attende una scorta degna del suo nuovo ruolo di boss. Audiard, regista e autore della sceneggiatura, scritta con Thomas Bidegain su un soggetto di Abdel Raoul Fari e Nicolas Peufaillit, usa il genere carcerario per raccontare anche altro e riflettere sull’universo della comunicazione (dopo “Sulle mie labbra”, 2001, con Vincent Cassel e “Tutti i battiti del mio cuore”, 2005, in cui Romain Duris si affidava alle note). Il resoconto di precisione documentaristica, sapientemente interrotta da inaspettate sequenze oniriche, propone allo spettatore un’immersione totale nel mondo che racconta.

La scansione in brevi e intensi capitoli, dedicati alle fasi di questo anomalo romanzo di formazione in cui il protagonista esce completamente trasformato, conduce in una parabola di dannazione, che tale è però solo se si ragiona nei termini della morale comune, esterna alla prigione e al mondo criminale. Malik (forse contrazione di maléfique, mentre in arabo Djebena significa cimitero) si propone come nuovo modello di leader criminale, svincolato da appartenenze di razza e religione, capace di adattarsi alle circostanze e di sopravvivere alle violenze, e di trovare infine la propria strada. Spiega il regista: “Il titolo è un’allusione, costringe a capire che il protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo”.

Ottima interpretazione attorale, geniale la colonna sonora (musiche di Alexandre Desplat, canzone finale presa da L’opera da tre soldi di Brecht – Weill), registrata in parte in carceri veri. Grand Prix della Giuria a Cannes 2009, 9 premi César, Oscar europeo (EFA) a Tahar Rahim. Gli ultimi incontri di approfondimento dedicati ai grandi film che hanno segnato la storia della cinematografia mondiale saranno “Ghost Dog-Il codice del samurai” di Jim Jarmusch il 9 aprile, “Ashes of time” di Wong Kar-wai e “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini il 16 aprile.