BRESCIA – Stamina, medici contro giudici. “Se non liberi crolla tutto”

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“Se passa il messaggio che un medico non è più libero di operare in scienza e coscienza, tutto il nostro lavoro crolla. Sarebbe un ritorno al passato, a prima di Norimberga”. Dure le parole di Ottavio Di Stefano, il presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, il quale fa riferimento ai medici degli Spedali Civili di Brescia che, a seguito di sentenze emesse dai nostri giudici amministrativi, sono costretti ad infondere le cellule staminali.

318567_369555_resize_526_394Già lo scorso giugno l’Ordine bresciano aveva lanciato l’allarme, sottolineando che ai sensi dell’articolo 4 del codice deontologico l’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione, che costituiscono diritto inalienabile del medico. Nella stessa norma viene stabilito che il medico non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.

Nonostante ciò, il disagio dei medici del Civile coinvolti nella vicenda Stamina permane. Se si rifiutassero di dare esecuzione alle sentenze dei Tar rischierebbero un processo penale a loro carico.
Così, l’Ordine dei Medici di Brescia ha inviato al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, manche ai presidenti delle commissioni Sanità al Senato e alla Camera, al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e al presidente della Fnomceo (Federazione Nazionale Ordini dei Medici) il documento approvato all’unanimità dal Consiglio Direttivo dell’Ordine di Brescia nella seduta straordinaria dello scorso 11 febbraio. Un documento nel quale si legge che: “la libertà e l’indipendenza della professione costituiscono le basi essenziali dell’agire medico – si legge nel documento -. Un principio, dettato dal Codice deontologico, che assicura ad ogni medico la possibilità di decidere secondo scienza e coscienza il percorso di cura più indicato per ogni paziente, e che il caso Stamina ha messo pesantemente in dubbio, sull’onda di pronunce della magistratura. Il principio di autonomia e di libera scelta clinica deve prevalere sempre e comunque. Quest’Ordine pone con forza il problema del diritto di ogni medico di rifiutare la prestazione professionale laddove confligga con i propri convincimenti tecnico-scientifici e riferimenti deontologici”.

In tutta risposta a questa posizione, autorevoli magistrati, come l’ex giudice di Cassazione Gianfranco Iadecola, hanno sottolineato che le sentenze della magistratura ordinaria assumono rango sopraelevato a quello del codice deontologico, e pertanto sono destinate a prevalere su questo.

L’Ordine dei Medici di Brescia resta in attesa di risposte chiare da parte delle istituzioni e auspica che l’esercizio della professione medica continui a fondarsi su libertà e indipendenza.