Lo Stato “svuota” gli enti locali, critica di Pro Lombardia

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Abbiamo ricevuto in redazione una lettera di Dario Pederzani, attivista di Pro Lombardia Indipendenza di Brescia, che critica la gestione dello Stato centralista e lo svuotamento dei poteri per gli enti locali, “ridotti a semplici organi funzionari”. Patto di Stabilità e risorse solo in certe zone d’Italia nel suo commento.

ItaliaEgr. Sig. Direttore,

Da anni è in atto un progressivo svuotamento di funzioni e di risorse a danno delle istituzioni locali e comunali e a vantaggio dello stato centrale, nell’indifferenza dei partiti e nell’inerzia dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani). Lo Stato italiano ha intensificato il suo attacco ai Comuni soprattutto negli ultimi anni con i provvedimenti sulla tesoreria unica e sul patto di stabilità:

– con la tesoreria unica introdotta dal governo Monti sono state soppresse tutte le tesorerie comunali e i Comuni sono stati obbligati a dirottare la loro liquidità verso un unico conto corrente gestito a Roma;

– con il patto di stabilità interno (introdotto dai governi di centro-sinistra e sempre confermato dai governi Berlusconi-Lega Nord) sono stati imposti ai Comuni obblighi di bilancio molto stringenti con effetti perversi e deleteri: un Comune, pur avendo le risorse per realizzare un’opera pubblica, potrebbe non avere la possibilità di effettuare i pagamenti dovuti (neppure per far fronte alle emergenze causate da un’alluvione o da un terremoto). In caso di necessità di spesa, l’unica alternativa a disposizione dei Comuni è quella di aumentare l’imposizione fiscale locale: e infatti negli ultimi quindici anni le tasse locali sono più che raddoppiate, come ha calcolato la Cgia di Mestre. Molti sindaci si trovano addirittura nell’impossibilità di approvare un bilancio di previsione:

– a novembre dell’anno scorso, Paola Tedoldi, sindaco di Gudo Visconti (in provincia di Milano), si è rifiutata di approvare il bilancio perché, pur avendo il Comune un avanzo di cassa di 71 mila euro, il patto di stabilità l’avrebbe costretta ad introdurre l’addizionale Irpef (ora a zero) per rispettare i vincoli del patto di stabilità;

– a dicembre, il sindaco di Pandino (in provincia di Cremona) Donato Dolini, si è addirittura dimesso dichiarando: “Io non ci sto più. Non ci sto più a questo gioco osceno che vede i sindaci ridotti al ruolo di grigi funzionari dello Stato, spogliati di ogni autonomia decisionale tranne quella di mettere la propria faccia davanti ai propri concittadini mentre gli aumentano le tasse per compensare buchi prodotti da altri, mentre le casse dei loro comuni sono piene di soldi che non possono spendere”. Lo Stato si appropria dei denari degli enti locali, diminuisce i trasferimenti dal centro alla “periferia”, impedisce ai Comuni di spendere le proprie risorse ma lui per primo continua ad indebitarsi: il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo è letteralmente esploso passando dal 109% del 2000 al 132,6% del 2014! Inoltre, lo Stato predica il rigore di bilancio ma non a tutti gli Enti Locali, mettendo in atto una odiosa discriminazione territoriale: solo per fare alcuni esempi, nel 2007 il governo Prodi si è fatto carico di 9,5 miliardi di deficit sanitario della Regione Lazio, accumulati dalle giunte Storace (centrodestra) e Marrazzo (centrosinistra).

Nel 2008 il governo Berlusconi, con il consenso determinante della Lega Nord, ha disposto deroghe al patto di stabilità per erogare somme straordinarie a favore del comune di Palermo (80 milioni di euro), di Catania (140 milioni) e di Roma (5 miliardi di euro da erogare in dieci anni per fronteggiare il debito del Comune che supera ancor oggi i 12 miliardi di euro). Nel 2012 il governo Monti ha nuovamente derogato al patto di stabilità per stanziare a favore della Regione Sicilia 900 milioni di euro, necessari tra le altre cose a sbloccare il pagamento degli stipendi di molti dipendenti regionali, tra cui i 30 mila forestali dell’isola. Nel luglio 2013 la Corte Costituzionale italiana ha stabilito che i Comuni siciliani che sforano il patto di stabilità non possono essere sanzionati, essendo la Sicilia una regione a statuto speciale. Nel 2013 il governo Letta ha battuto tutti i record nella nomina di prefetti (207, massimo storico), ma dall’altra parte ha “congelato” le province (disegno di legge Delrio) per impedire lo svolgimento delle elezioni provinciali nel 2014: le province non saranno cancellate (sarebbe servita una modifica costituzionale che non c’è stata) ma saranno svuotate di competenze e si trasformeranno da organi elettivi in organi composti di nominati.

Quindi: viene aggirata e violata la “costituzione più bella del mondo” e la Lombardia, “regione” di 10 milioni di abitanti, dovrà rinunciare a un ente rappresentativo intermedio tra i Comuni e il capoluogo Milano. Infine, il neonato governo Renzi si è subito conformato alla politica neo-centralista e neo-autoritaria degli ultimi governi, promuovendo Delrio da ministro ammazza-province del governo Letta a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e emanando un nuovo decreto “salva-Roma” che destina altri 500 milioni alla capitale per evitarne la dichiarazione di dissesto finanziario. Una democrazia è tale solo quando è sostanziale ed effettivo l’esercizio della sovranità da parte del cittadino e delle comunità a lui più prossime; uno stato auto-referenziale che trasferisce progressivamente poteri e risorse dagli enti locali al potere centrale, che rispetto ha per la sovranità popolare?

Non meravigliamoci se coerentemente con il suo progressivo autoritarismo lo Stato italiano arriverà alla sostituzione dei sindaci con figure di nomina governativa di fascista memoria. Fu proprio il fascismo nel 1926 che soppresse sindaci, giunte e consigli comunali e trasferì i loro poteri ai podestà, funzionari governativi nominati dallo Stato. Pro Lombardia Indipendenza ribadisce con fermezza che l’unica soluzione alla deriva autoritaria dello Stato italiano è la rinascita dei nostri Comuni in un moderno stato lombardo indipendente, federale al suo interno, nel solco della nostra secolare tradizione comunale di libertà, interrotta dallo stato italiano sempre più incline a una deriva autoritaria e antidemocratica. L’alternativa è rassegnarci allo Stato centralista che conosciamo, che forse domani ci imporrà i podestà e magari dopodomani ci obbligherà a versare “l’oro alla patria”.

1 Commento

  1. Splendido articolo. Spero che susciti attenzione e discussione tra i lettori di questo quotidiano. Solo i lombardi possono decidere che ne hanno avuto abbastanza di essere considerati schiavi fiscali e spugne da strizzare.

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