BRESCIA – Paolo Migone al PalaBanco tra uomini “Marte” e donne “Venere”

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Continua in tutta Italia il tour della trasposizione teatrale Gli Uomini vengono da Marte, le Donne da Venere, il libro best seller di John Gray (oltre 50 milioni di copie vendute e tradotto in più di 40 lingue), che dopo il successo riscosso la scorsa stagione si riconferma in programmazione nei teatri italiani per la stagione 2013/2014. Sul palco, Paolo Migone, che sarà protagonista della serata della Festa della Donna al PalaBancodiBrescia, sabato 8 marzo alle ore 21.

paolo-migone-nembro-provincia-di-bergamoUna cosa è sicura: gli uomini e le donne vivono su due pianeti diversi. Tutti si sono già scontrati e irritati per i comportamenti incomprensibili dell’altro sesso. Le ragioni? Si pensa troppo spesso che l’altro funzioni come noi, dimenticando che è fondamentalmente diverso. Il Professor Paolo Migone sale in cattedra e ci insegna come queste differenze possano essere anzichè fonte di conflitto, di nuove complicità.

Risultato: si ride molto, di se stessi, della propria coppia o dei propri genitori, ma soprattutto, si dispone di nuovi dati per comprendere l’altro sesso e girare in scherno alcune situazioni che possono diventare fonte di discordia. Lo spettacolo non ha lo scopo di condividere “verità”, ma soprattutto aiutare a comprendere l’incomprensibile.

Biografia semiseria di Paolo Migone
Paolo Migone nasce da se stesso a San Paolo del Brasile e nessuno ha mai capito perché. Nemmeno lui. Sbagliando un aereo e inciampando una nave si ritrova a Livorno dove decide di crescere a immagine e somiglianza degli altri bambini. Prime fidanzate, primi giri sulla macchina della mamma, primo corso di mimo dove impara a mettersi la calzamaglia. Da lì in avanti brucia tutte le tappe e – senza volerlo – anche un baretto, vicino ai Bagni Pancaldi. Solo in virtù di un gigantesco malinteso lavora per 4 lunghi anni con la corta Anna Meacci, attrice di grido, spesso afona. Vince dei premi che non conosce nessuno ma preferisce andare a ritirare solo quelli che non vince. Debutta al cinema, in un kolossal italo-svedese dal titolo “Un paradiso senza biliardo”, che in Italia verrà distribuito con il titolo “Un film senza pubblico”. Non si dà per vinto e pareggia i conti col destino allorquando nel lontano 2000 approda – come un naufrago allo stremo delle forze – sulla prestigiosa zattera di Zelig. Dài e dài il suo stile surreale prende piede e fa battere le mani. Il salto di qualità gli provoca una frattura scomposta alla caviglia destra, ma di questo non ne parla volentieri. Con il successo arrivano anche macchine sportive, serpenti a sonagli e chitarre elettriche, le uniche tre cose al mondo che non lo annoiano mai veramente. Con Marco Marzocca mette in scena una rivisitazione del Don Chiosciotte ottenendo un grande successo di critica, nel senso che lo spettacolo viene ampiamente criticato. Avvilito e logoro, a ormai 57 anni suonati, riesce a mantenere il suo posto a Zelig solo in virtù di telefonate e regalìe varie a Gino (una macchina sportiva), Michele (un serpente a sonagli) e Giancarlo Bozzo (una chitarra elettrica). Di lui spesso si dice: “ha vissuto una vita sostanzialmente inutile ma non ha fatto grandissimi danni”.