BAGOLINO – Carnevale: la tradizione bagossa vive anche nel 2014

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Si sa, il Carnevale di Bagolino è una manifestazione spontanea e pertanto non è vincolato da programmi prestabiliti.

Alcuni eventi sono però stati messi in programma: domenica 2 marzo 2014, dalle ore 15 alle ore 17, avrà luogo l’esibizione del gruppo danzante dei piccoli ballerini, con eventuale  presenza di maschere e di carri allegorici.

Lunedì 3 marzo alle ore 6.30 nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio verrà celebrata la santa Messa: i “Ballerini” inizieranno il loro primo ballo proprio presso la casa Canonica del Parroco; le belle danze dei “Ballerini” proseguiranno lungo le contrade del borgo per tutto il giorno, accompagnate dalla musica dei “Suonatori”. Probabilmente ci saranno anche dei carri allegorici e durante il pomeriggio ci sarà anche il gruppo danzante “Piccoli Ballerini”, lungo la via San Giorgio.

Tutta la giornata di martedì 4 marzo 2014, dalle ore 8, sarà vivacizzata dai “Ballerini”, dai carri e dalle “Maschere”; fino alle ore 20, quando il Carnevale si concluderà in Piazza Marconi con il tradizionale “ballo dell’Ariosa”.

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La tradizione del Carnevale bagosso risale almeno al XVI secolo, come documentato gli scritti conservati nell’archivio comunale: una deliberazione del 1518 disponeva di ricompensare con una forma di formaggio la Compagnia di Laveno, intervenuta a rallegrare la festa di Carnevale.

I Balarì, che si esibiscono esclusivamente il lunedì ed il martedì di Carnevale, rappresentano l’aspetto più spettacolare del Carnevale bagosso: il violino è lo strumento che detta la melodia conduttrice dei vari brani che compongono l’ampio repertorio musicale che accompagna i balli. Caratteristici sono i loro costumi , a cominciare dal cappello in feltro interamente ricoperto da un lungo nastro rosso sapientemente ripiegato, ornato di ricami, di monili e di fettucce multicolori che formano un grande fiocco: la tradizione vuole che sulla fettuccia rossa siano cuciti accuratamente monili d’oro, quali catene, spille, orecchini, e anelli di famiglia, o presi in prestito. Il volto è nascosto da una maschera di color avorio, priva di espressione: anticamente essa era di tela, spalmata all’interno di cera perché il sudore del ballerino non la bagnasse. Formano inoltre il costume un’ampia fascia di seta, posta a tracolla sulla spalla sinistra, che reca sontuosi ricami di fiori, passamanerie o inserti di pizzo all’uncinetto. La fascia scende sul vestito scuro, con giacca e pantaloni ai ginocchi; sulle spalle è posto inoltre un grande scialle a frange, che cade lungo la schiena e viene fissato sotto le spalline. Completano il costume i guanti bianchi, le scarpe nere e le calze bianche, lavorate a mano con i ferri, con motivi tutti differenti di trafori, nocciole, trecce e fermate al polpaccio da una passamaneria tessuta al telaio in loco.

La tradizione delle maschere ha invece carattere più popolare e fa riferimento alla tradizione della burla carnevalesca, consumata mantenendo incognita la propria identità: i personaggi si muovono disordinatamente tra la folla, con maschere grottesche o paurose e zoccoli di legno che producono frastuono sul selciato delle vie; costoro prendono di mira le persone che vogliono canzonare toccandole nei genitali, usanza che ricorda antichi rituali di fertilità. Indossano i costumi, sia maschili che femminili, tipici della tradizione bagossa: di solito si muovono in coppia travestiti da “vecio” e “vecia”. A nascondere la identità dei Maschér deve contribuire anche la goffa postura, la camminata strascicata e l’uso di una voce in falsetto.