BRESCIA – Difficoltà economiche per il Ctb: nuovo attacco

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Pubblichiamo di seguito una nota stampa firmata da Alfredo Gatta di Pro Lombardia Indipendenza Brescia, avente ad oggetto le difficoltà economiche del Ctb cittadino:

“Pro Lombardia Indipendenza  ha da poco tempo reso  pubblica  la  situazione di profonda  difficoltà economica che sta colpendo le Fondazioni culturali bresciane Civiltà bresciana e Micheletti, e lo Stato italiano, sotto forma d’amministrazione comunale, è già pronto a sferrare un altro colpo di scure sul nostro patrimonio artistico ed  identitario.

392x2335Il Comune di Brescia ha infatti comunicato che è propria volontà, in linea con il piano di spending review, attuare nel bilancio 2014 un taglio netto del 40% sul contributo erogato a favore del Centro Teatrale Bresciano-CTB  finalizzato alle spese di gestione dei  teatri Sociale e S. Chiara Mina Mezzadri.

Spieghiamo brevemente che cos’è il CTB: si tratta di  un ente nato nel 1974 per iniziativa del Comune e della Provincia di Brescia a cui si è  affiancata nel 1991 la Regione Lombardia, riconosciuto come Teatro Stabile di prosa a gestione pubblica. Il CTB di fatto prosegue la tradizione della Compagnia della Loggetta, un gruppo teatrale che fin dai suoi esordi nel 1960 ha giocato un ruolo di rilievo nel rinnovamento della scena culturale bresciana , grazie soprattutto alle regie di Mina Mezzadri alla quale è stato recentemente intitolato il teatro S. Chiara. L’ente, dopo quarant’anni di vita, può vantare 5000 abbonati (dato progressivamente in crescita negli anni) ed un bilancio in pareggio (caso quasi unico tra i 16 teatri stabili all’interno dei confini dello Stato italiano) dove l’equilibrio tra costi e ricavi si aggira intorno ai 3 milioni e mezzo di euro.

Se analizziamo nel dettaglio i conti del nostro Stabile, riscontriamo che nei ricavi, oltre agli incassi, vi sono dei contributi ordinari finalizzati alla produzione di spettacoli che provengono dai soci fondatori ovvero  Regione Lombardia (160 mila euro), Provincia (200 mila euro) e  Comune (388 mila euro) che vanno a sommarsi ai 710 mila euro che provengono invece  dal Ministero dei beni e delle attività culturali.

Il Comune interviene poi con un ulteriore contributo di 430 mila euro  per le spese di gestione che si sommano ad altri 21 mila euro per spese di diversa natura e ad altri contributi provenienti dalle società partecipate come  A2a (150 mila euro) e  Fondazione Asm (30 mila euro). Il taglio preventivato andrebbe a colpire proprio il contributo per le  spese di gestione che si ridurrebbe, conti alla mano, intorno ad un importo di  300 mila euro con la conseguenza di compromettere la programmazione ed il futuro del centro teatrale.
Il Sindaco Del Bono e l’Assessore comunale  alla cultura  Castelletti si sono subito giustificati considerando eccessivo che il Comune versi più di un milione di euro verso  un solo ente ovvero un contributo che è quasi il doppio rispetto a quello garantito nei confronti del Teatro Grande.

Il ragionamento però non è corretto visto che il Teatro Grande è quasi esclusivamente un teatro ed  una struttura “contenitore” mentre lo Stabile è anche un teatro “di produzione” quindi  con una sua attività teatrale primaria caratterizzata da costi di gran lunga più elevati.

In realtà il sospetto fondato è che, essendo l’attuale Consiglio d’amministrazione del CTB  stato nominato dal precedente Sindaco Paroli,  questa presa di posizione da parte dell’attuale Giunta Del Bono non sia altro che una “resa dei conti” finalizzata ad avere in mano lettere di dimissioni firmate per poi incaricare nuovi consiglieri ovviamente più compiacenti verso le attuali scelte amministrative cittadine.
Di fronte a questa situazione, non vogliamo neanche nascondere le responsabilità di Provincia e Regione, che per statuto sono, insieme al Comune,  tra i soci fondatori  e quindi avrebbero gli stessi diritti ma anche i medesimi doveri mentre è  da tempo che  versano quote associative nettamente inferiori  rispetto a quello pattuito in origine come dimostrano i dati precedentemente riportati.
Inoltre dispiace che l’Assessore regionale alla cultura Cappellini nella sua recente visita a Brescia invece che cercare in concerto con le persone competenti una soluzione condivisa che permetta al CTB di proseguire la sua attività di promozione culturale si  sia lanciata in uno sterile quanto inutile attacco polemico nei confronti dell’attuale Amministrazione bresciana. La metafora manzoniana dei capponi di Fermo Tramaglino che, compagni di frustrazione e di un destino avverso comune, non trovano di meglio da fare che beccarsi tra loro è ancora molto attuale.

indexL’ironia della sorte ha poi voluto che in questi giorni la commissione Istruzione e cultura del Comune abbia lanciato e promosso  l’idea di un prossimo futuro  ciclo d’incontri sulle etnie e culture che abitano la nostra città.

Di certo non abbiamo dubbi sul fascino e l’utilità che possa avere la conoscenza e l’approfondimento dell’arte degli indios Caduveo, degli Albanesi, dei Rumeni e dei Siriani (come indica il programma), tuttavia ci domandiamo se in un periodo così difficile per l’identità  bresciana  non sarebbe stato il caso di ritagliare in questo ciclo d’appuntamenti   anche un posticino per l’arte lombarda.

La nostra opinione  è che  la Repubblica  italiana, di fronte all’ineluttabile crisi degli Stati europei  di concezione ottocentesca stia portando avanti con metodicità l’unica strada percorribile per la propria  sopravvivenza ovvero la negazione  e il boicottaggio delle reali culture autoctone in modo che venga a mancare l’humus adatto nel quale  un’autentica rivendicazione indipendentista lombarda possa affondare le proprie radici. Tutto inutile, lo Stato italiano, i suoi collaborazionisti e  i finti federalisti, autonomisti  ed indipendentisti  possono rallentare ma non fermare l’inesorabile moto oscillatorio del pendolo della storia.

Un moto oscillatorio che, nel momento in cui sarà giunto a compimento,  mostrerà  la nostra Europa trasformata da un agglomerato burocratizzato di Stati  dove tradizioni e culture locali  sono  gettate e annacquate in un unico calderone plurinazionale ad insieme di autentiche comunità nazionali formate da uomini consapevoli  della propria identità e della capacità di determinare il proprio futuro”.