BRESCIA – Troppi accessi al pronto soccorso, servirebbero più visite della Guardia medica

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A tutti è capitato di andare al pronto soccorso e spesso le ore di attesa sono state davvero interminabili, soprattutto se il codice assegnato era verde o bianco. Alcuni ospedali della Lombardia hanno istituito una corsia dedicata per i casi meno gravi, in modo tale da smistare i pazienti creando percorsi preferenziali, al fine di ridurre i tempi di attesa.

15_23_bso_f1_376_resize_526_394Il responsabile dell’osservazione breve intensiva degli Spedali Civili di Brescia Carlo Concorreggi ha però spiegato che tali percorsi preferenziali creati ad hoc non solo di per sé soli sufficienti ad eliminare in toto i lunghi tempi d’attesa. Ha spiegato che la causa di intasamento dei pronto soccorso presenti in Provincia di Brescia va ravvisata nell’elevatissimo numero di persone che si recano in ospedale senza che sussista alcuna urgenza.

Dati alla mano: nel 2013 sono stati più di 72mila gli accessi in codice bianco (assenza d’urgenza), che se rapportati agli accessi totali, mezzo milione circa, equivalgono ad un buon 14%. Il 69% degli accessi sono avvenuti in codice verde (urgenza minore), il 15% in codice giallo (urgenza moderata). I medici quindi lanciano un appello affinché si faccia un uso più responsabile del servizio di pronto soccorso, compreso quello pediatrico.

Alberto Arrighini, il responsabile del reparto pediatrico degli Spedali Civili, ha infatti spiegato che su un totale di circa 36mila accessi all’anno, l’89% dei pazienti viene dimesso, l’1.4% si allontana senza aver ricevuto prestazioni e solo il 7.7% dei pazienti viene ricoverato. Arrighini ha spiegato che al giorno d’oggi la gente fatica ad accettare anche solo il fatto che il proprio figlio abbia qualche linea di febbre.

È quindi evidente che la rete sanitaria al di fuori degli ospedali non riesce a raccogliere le richieste della popolazione. A cominciare dal servizio di Guardia medica, il cui operato, nella maggior parte dei casi, si limita a diagnosi telefoniche. Nonostante lo scorso anno il direttore dell’Asl Carmelo Scarcella si era posto come obiettivo quello di aumentare le visite a domicilio, queste continuano a diminuire. Tante guardie non escono per non lasciare vuoto l’ambulatorio.

31_7_bso_f1_156_resize_526_394Ad oggi le visite a domicilio avvengono nell’11% delle ipotesi di richiesta di intervento. Nel 70% dei casi i pazienti si recano di persona nell’ambulatorio della guardia medica e nel 20% dei casi il tutto si risolve con una semplice telefonata, nel corso della quale il dottore, senza visita alcuna, dà qualche consiglio al richiedente. Spesso i pazienti chiamano per capire come curare l’influenza, per conoscere eventuali interazioni fra farmaci o perché non sanno come gestire un bambino con la febbre. A volte chiedono una visita domiciliare, ma raramente la ottengono, giacché i medici sono restii rispetto a tale possibilità, considerata necessaria solo in caso di urgenza.

Le richieste di intervento sono aumentate, passando da 112 mila a 118 mila. E per far fronte alla mancata uscita dei medici alla gente non resta che recarsi al pronto soccorso, in una sorta di circolo vizioso causa della mancata efficienza, in termini di tempo, del servizio sanitario.