BRESCIA – Strage Piazza Loggia: processo da rifare

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Ieri sera il verdetto: la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro la sentenza di assoluzione, pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia, di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Esce invece definitivamente dal processo Delfo Zorzi, l’ex estremista di destra ora imprenditore in Giappone, avendo la Cassazione rigettato il ricorso presentato dalla Procura generale di Brescia e dalle parti civili contro la sua assoluzione, che è quindi divenuta definitiva col passaggio in giudicato. Per la strage di Piazza Loggia del 1974 dovrà quindi essere celebrato un nuovo processo.

strage-piazza-loggiaI giudici della Suprema Corte hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una delle parti civili contro Francesco Delfino, che esce definitivamente di scena. In merito alla sua posizione va ricordato che la Procura di Brescia non ha impugnato la sentenza con la quale l’uomo è stato assolto. Questa è già passata in giudicato, decorsi inutilmente i termini di impugnazione e l’eventuale accoglimento del ricorso presentato dalla parte civile avrebbe quindi portato alla riapertura di un processo solo in sede civile, al fine di quantificare l’eventuale danno subìto.
Da rifare quindi il processo d’appello. I giudici della Suprema Corte, dopo una camera di consiglio durata circa due ore, hanno cassato, cioè annullato, la sentenza di assoluzione pronunciata nel 2012 a carico di Maggi, il medico considerato il leader di Ordine Nuovo del Veneto, e Tramonte, all’epoca dei fatti giovanissimo militante di estrema destra, mostrando di condividere in buona parte le ragioni del Procuratore generale Vito D’Ambrosio, che il giorno precedente ha fatto la sua requisitoria.

La decisione della Cassazione è stata accolta con grande entusiasmo da tutti i familiari delle vittime, con le lacrime al volto mentre Alfredo Maria Lombardi, il presidente della Quinta Sezione Penale, ha dato lettura al dispositivo della sentenza. “Meglio così non poteva andare”, ha detto Redento Peroni, uno dei 103 ferito dalla bomba esplosa sotto il colonnato di Piazza Loggia nel lontano 28 maggio 1974. Manilo Milani, il presidente dell’associazione delle vittime che nell’attentato ha perso la moglie, ha così commentato: “Dalla sentenza della Cassazione abbiamo la conferma della responsabilità della destra e dei depistaggi”. Ha aggiunto: “Ritrovo il senso di una giustizia che ha dato risposte alla storia. Ritrovo compagni che oggi non ci sono più”.