BRESCIA – Con Serianni il polo bresciano dell’Accademia dei Lincei

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Si è aperta con il saluto ed il benvenuto di Sergio Pecorelli, rettore dell’Università degli Studi di Brescia, l’inaugurazione del polo di Brescia per il progetto “I Lincei per una nuova didattica nella scuola: una rete nazionale”.

L’Aula Magna dell’Università degli Studi di Brescia di via San Faustino 74b era affollatissima quest’oggi, 21 febbraio 2014, e composta – come ha sottolineato il Pecorelli – da un “Pubblico fatto da persone che incidono in maniera rilevante nella formazione dei giovani e che hanno bisogno di conoscere le novità”.

Fotografia di Laura Damiani
Fotografia di Laura Damiani

Dopo aver salutato i presenti ed aver sottolineato che “Questa riunione è ispirata a un’idea che nasce da un rapporto vivo e consolidato con l’Accademia dei Lincei e i suo presidente, il professor Maffei”, il Pecorelli ha smorzato i toni con un “Ci unisce il fatto di essere medici” ed ha proseguito spiegando che “Le nostre università, pur offrendo formazione diverse dal punto di vista della disciplina, vogliono essere unite e vogliono portare avanti un percorso comune perché solo i percorsi comuni vogliono portare a un vantaggio comune”.

Il rettore ha poi passato la parola a Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia: “Io porto il saluto dell’Accademia – ha esordito – e rappresento un po’ la storia di questa iniziativa, sorta nel 2010, quando il ministro Gelmini ed io firmammo un protocollo d’intesa”. L’obiettivo? “La costruzione di un cittadino critico”, ha spiegato. “Poi – ha proseguito Maffei – ci fu come un afflusso di interesse spontaneo. Uno dei primi fu il professor Serianni. […] Dopo la Gelmini si firmò un altro protocollo col ministro Profumo, rinnovato anche con la professoressa Carrozza. Il Ministero ci ha aiutati molto, mettendoci in contatto con la periferia. Ci ha dato un piccolo supporto, di 100mila euro l’anno. E speriamo nel supporto di altre associazioni. […] Essere qui con voi, oltre che un piacere, è una grande consolazione”.

Un intervento molto conciso è stato quello di Franco Anelli, rettore dell’università Cattolica del Sacro Cuore, il quale, dopo aver salutato i presenti, ha messo a fuoco alcune tematiche importanti offrendoci spunti di riflessione non indifferenti. Egli ha spaziato dall'”Occorre essere ben consapevoli dell’importanza fondante del processo formativo fin dalle sue origini” al “Parliamo della tendenza di giovani ricercatori, altamente formati nelle nostre università, di andarsene all’estero. […] E se questi giovani neoformati vanno all’estero e trovano buona accoglienza, vuole dire che certamente il materiale umano è di buona qualità”. Ha proseguito soffermandosi su quanto “Riflettere sulla nuova didattica sia fondamentale”: “Sono convinto che il vecchio liceo gentiliano, con tutta la sua dose di elitarismo, garantiva una preparazione metodologica veramente importante”. E ancora: “Si riduce la quantità dei diplomati che si avviano agli studi universitari: le università hanno bisogno di […] agire per ampliare la domanda. Non è uno slogan, ma – ha concluso – di fronte a numeri calanti diventa molto importante”.

Ha poi preso la parola Mario Maviglia, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia: “Quando ci è stata proposta questa iniziativa avevamo qualche perplessità, perché coinvolgere insegnanti in un percorso formativo non è semplice; devo dire però che queste perplessità sono andate via via scomparendo in relazione alle risposte che abbiamo avuto: di fronte a 120 posti disponibili, 40 per ogni disciplina, ci sono stati ben 142 iscritti: 33 scienze, 50 matematica, 59 italiano. […] Abbiamo pescato all’interno delle varie tipologie di istituti – ha proseguito – e questo è già un elemento di qualificazione dell’iniziativa, perché riunisce docenti che operano in background differenti. […] Il secondo elemento che ci ha trovato disponibili e interessati è il fatto che venissero messe insieme le due università cittadine […] unendo il mondo della ricerca dell’accademia con il mondo ella manovalanza della didattica. Dico “manovalanza” in senso molto nobile, perché gli insegnanti devono cercare costantemente di colmare continuamente lacune e zone d’ombra”.

Gianpiero Sironi, Presidente dell’Istituto Lombardo e Accademia di Scienze e Lettere, ci ha illuminati sul reale e concreto obiettivo del polo bresciano: “Il tema è quello dell’innovazione didattica, con il proposito di migliorare l’insegnamento e  l’apprendimento di queste discipline. […] L’istituto lombardo ha attivato il polo di Milano nell’autunno dell’anno 2012 e da allora si sono svolte numerose attività che hanno coinvolto gli insegnanti. L’istituto lombardo – ha concluso – è disponibile a collaborare con il polo di Brescia”.

Il Pecorelli ha poi introdotto Renzo Piva, Presidente della Fondazione Grazioli, decantandolo come “il motore e l’anima di questa riunione di oggi: era impossibile sfuggire alle sue telefonate!”, ha concluso con un sorriso amichevole. Piva ha offerto dei brevi cenni sulla storia della Fondazione Grazioli – di cui potete visionare il sito ufficiale cliccando qui – e ha specificato come “Lanciare questa iniziativa a Brescia, città media rispetto alle grandi città in cui sono sorti gli altri poli, ci è sembrata un’occasione da non perdere”.

Dopo qualche attimo di silenzio, Pecorelli ha ripreso la parola per mettere in luce il progetto nazionale e il Polo di Brescia, che unisce l’Accademia al Ministero. Francesco Clementi, Responsabile nazionale del progetto dell’Accademia dei Lincei, ha attaccato con un divertente “Senza Piva non si partiva”, proseguendo poi il proprio intervento in toni più seriosi:  “Durante la mia chiacchierata vorrei soffermarmi su due punti: l’Accademia e la nuova didattica. Siamo qui per queste analisi citate prima dai rettori sulla preparazione degli studenti, sulla padronanza della lingua e della parte scientifica. E’ vero che abbiamo recentemente portato l’analfabetismo reale dal 14% al 5% […], ma siamo in una situazione di grave emergenza dal punto di vista culturale: il livello scientifico di un Paese dipende fondamentalmente da come vengono insegnate le discipline nella scuola”. Egli ha sottolineato la situazione di distanza tra il nord est e il sud e le isole italiane, supportando con dati queste affermazioni. “Passando dalle elementari alle medie – ha proseguito – il percorso è in discesa. Noi abbiamo studenti che arrivano alle superiori con delle conoscenze di italiano, matematica e scienze non solide”. Dopo aver fatto brevi cenni ai tre progetti cui al momento l’Accademia si sta dedicando, ovvero la collaborazione con RaiEducational, “Orientarsi per la scuola” ed il progetto in questione, ovvero i “Lincei per una nuova didattica”, ha ribadito i punti cardine dell’iniziativa: “Educare a ragionare, a criticare, a non essere pecoroni. Dare informazioni e criteri di lettura tali da permettere al cittadino di valutare un dato scientifico nel complesso di altre informazioni per prendere  decisioni consapevoli”.

Al pulpito sono poi saliti i docenti che terranno il corso, articolato in un modulo di 12 ore per disciplina: Marco Degiovanni, coordinatore del Polo di Brescia, ha presentato la pagina web che è stata costituita per il corso: la potete trovare cliccando qui. “Allo stato attuale – ha specificato – Brescia è il primo polo che viene costituito, a parte i capoluoghi di regione e Pisa, che comunque costituisce una presenza universitaria particolare”. Il chiarissimo ha illustrato il tema del primo incontro, ovvero il calcolo delle probabilità. “La terna successiva – ha proseguito – è invece accomunata dal fatto chela matematica nella scuola media superiore risente del suo imprinting gentiliano: c’è la parte greca, ovvero la geometria euclidea, in cui l’intelletto aveva il suo modo di esprimersi. E poi c’è la parte che giunge dalla sintesi tra il patrimonio arabo e greco, fatta di calcoli: si ragiona poco e si fanno calcoli, calcoli, calcoli… Questo porta a un fraintendimento dei valori e c’è qualcosa che va ripensato, secondo me: meno calcoli, più ragionamento”.

Ecco gli interventi che verranno visti in dettaglio:

1.         Elementi di geometria solida secondo l’approccio sintetico;

2.         Matrici; geometria analitica  del piano nel linguaggio matricale;

3.         L’introduzione dei numeri complessi;  legame con i vettori del piano;

4.         Dati e previsioni: alcuni aspetti critici nell’apprendimento del calcolo delle probabilità.

E’ toccato poi a Roberto Bresciani, coordinatore del programma di scienze, fare luce sul programma che affronterà durante le lezioni:

1.         Principali strumenti di indagine  morfologica e metodi per lo studio dei tessuti e delle cellule mediante microscopia;

2.         Metodi per l’osservazione di campioni biologici;

3.         Tecniche di immunoistochimica e immunocitochimica;

4.         Cenni di microscopia confocale e di citometria a flusso.

“Il programma di scienze – ha specificato – vuole “impratichire” i docenti motivandoli a tornare nei laboratori. L’utilizzo di tecnologie avanzate, come anticorpi con tecnologia in fluorescenza, deve essere trasmesso dai docenti cm conoscenza ai ragazzi”.

Michele Colombo, coordinatore del programma d’italiano, ha dato il via al proprio intervento con una piacevolissima citazione da “Una storia semplice”, di Sciascia: «Il magistrato scoppiò a ridere. “L’ italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…”. “L’ italiano non è l’ italiano: è il ragionare” disse il professore. “Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto”». “La padronanza dell’italiano – ha poi spiegato il docente  – è essenziale per la propria presa di posizione nel contesto civile”. Le lezioni? In aula Montini alle 15. Ecco il programma: “I quattro incontri sull’Italiano, ognuno articolato in una lezione frontale seguita da un momento laboratoriale, tratteranno i principali aspetti dell’insegnamento della lingua italiana, scritta e parlata, nella scuola secondaria superiore:

1. La scrittura argomentativa e la sua correzione.

Nell’insegnamento dell’italiano, l’approdo alle superiori coincide con l’attribuzione di uno spazio sempre maggiore alla scrittura argomentativa: ci si propone di saggiare i problemi di coerenza e coesione testuali che essa implica nell’ottica di un’applicazione delle prospettive teoriche alla correzione delle prove scritte dagli studenti.

2. Per una didattica dei registri della lingua italiana: il lessico alto.

L’incontro affronterà l’acquisizione da parte del discente di scuola superiore (sia per il biennio sia per il triennio) del lessico alto, ovvero di quell’italiano che è sempre meno patrimonio condiviso dagli studenti anche dei licei. L’attenzione sarà volta ad un’analisi con attivazioni didattiche (cloze tests, ecc.) di vari testi da sottoporre agli studenti.

3. Gli aspetti teorici e pratici della subordinazione.

Si discuteranno alcuni aspetti chiave della subordinazione come il suo valore comunicativo, i concetti di “principale” e “secondario”, le frasi completive e circostanziali, il rapporto tra gruppi nominali e frasi subordinate e quello tra coordinate e subordinate. Nella parte laboratoriale saranno proposti esercizi scolastici per la padronanza della subordinazione.

4. La variazione lessicale.

L’ultimo incontro sarà dedicato alle varie forme che il lessico assume nell’ambiente scolastico a seconda dei contesti d’uso; si proporranno tre situazioni di osservazione: all’interno dell’insegnamento disciplinare dell’italiano, nella relazione tra diverse discipline e nel parlato di alcune situazioni comunicative tipiche della scuola”.

Il proemio sembrava essere finito.

Luca Serianni, fotografia di LD
Luca Serianni, fotografia di Laura Damiani

Dopo una brevissima introduzione di Luca Serianni da parte di Percorelli – introduzione che non replichiamo in quanto superflua, come sentenziato peraltro dallo stesso Pecorelli – ha preso il via la bella lectio magistralis dal titolo “L’Italiano argomentativo nella scuola”.

“L’Italia – ha spiegato l’accademico – risulta per quanto riguarda la competenza nella comprensione, sotto la media. Preoccupante è la distanza non solo tra nord e sud, ma anche tra i vari tipo di scuola. […] Di fronte a questi dati si possono avere due atteggiamenti, opposti ed entrambi errati: il catastrofismo, che è un atteggiamento sterile: non ci sarebbe il fenomeno dei “cervelli in fuga” se i ragazzi non avessero avuto un’adeguata formazione scolastica. Sarebbe altrettanto sbagliato far finta di niente: gli indizi sono troppo convergenti per essere sottovalutati. […] La comprensione di un testo scritto è un requisito di cittadinanza consapevole e che non ricade solo sulle spalle degli insegnanti di lettere, ma sull’intera società. Non si può dire che le ore destinate all’insegnamento di italiano siano poche: d’altra parte nella riforma Gelmini sono state portate da tre a quattro, negli istituti tecnici. Ma l’impianto teorico deve essere aggiornato”.

Due sono i punti critici dibattuti: “Le ore destinate alla grammatica sono mal distribuite, perché basta aprire una grammatica della media o del biennio per vedere che si ripetono elementi. E il principio repetita iuvant è falso, le cose stancano senza sedimentare. […] L’analisi logica rischia di inaridirsi in una casistica insulsa”.

Dopo aver citato il Sabatini ed aver dato forza e vigore alle proprie affermazioni attraverso la lettura di articoli giornalistici, il professore ha mostrato il deficit sintattico di alcuni temi di studenti, presentati in forma anonima: “Ad un quattordicenne perdoniamo tutto, ma quando questo ragazzino diventerà adulto?!”. “Perché un argomento possa essere svolto da un alunno con cognizione di causa occorre attenersi a programma scolastico, oppure occorre allargare il ventaglio delle letture”, ha consigliato agli insegnanti.

“La lingua parlata – ha aggiunto – è condivisa democraticamente da ogni parlante. […] Invece la lingua scritta viene costruita nel corso del curriculum scolastico […] ed è un’acquisizione tutt’altro che ovvia, da conquistare palmo a palmo. È’ indispensabile per passare al mondo degli adulti e per passare la macchina ad acqua – precedentemente citata in un exemplum – al mondo delle fiabe”.

“Non so se l’applauso è un linguaggio – ha affermato Pecorelli, in coda all’intervento del Serianni, – ma penso che anche il rumore talvolta abbia il suo significato. Siamo molto grati a te, all’Accademia dei Lincei che ha voluto essere presente con i suoi vertici istituzionali. Grazie chiaramente all’amico Anelli, grazie al Miur grazie a voi e un grazie di cuore a tutto quello che voi insegnanti ogni giorno fate e che non è… non dico adeguatamente compreso, ma che non è adeguatamente valorizzato. Facciamo il nostro lavoro e ci divertiamo: e credo che questo sia il vero sale della vita”.