NEWGEN VOICE – Renzi nuovo Premier: il segretario del Pd accetta la sfida

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Da tempo gli italiani, da più parti, muovono le proprie critiche nei confronti di una classe dirigente vecchia, non in grado di rispecchiare e quindi rappresentare la realtà come vista dai giovani, le generazioni del futuro, quelle che faranno l’Italia del domani. L’ultimo premier eletto dai cittadini, Silvio Berlusconi, vanta infatti all’anagrafe la veneranda età di 78 anni. Età grazie alla quale è riuscito ad evitare il carcere a seguito della sentenza penale di condanna per i diritti tv Mediaset.

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Caduto Berlusconi, alla luce della situazione emergenziale in cui l’Italia si trovava, l’incarico della Presidenza del Consiglio è stato affidato all’economista Mario Monti. Il tecnico dalle innumerevoli competenze che, con la sua politica di austerity – per non dire di massacro degli Italiani –, non ha fatto altro che portare la recessione a conseguenze ulteriori. Caduto Monti, ecco arrivare Enrico Letta, il cui obiettivo era non tanto quello di risollevare l’Italia dalla crisi quanto piuttosto quello di arginare il fenomeno. Il tasso di disoccupazione, nonostante i buoni propositi e nonostante una timidissima ripresa, testimoniata da dati Istat più che da un vero e proprio riscontro, è continuato a crescere, i fallimenti sono rimasti all’ordine del giorno, i debiti dello Stato sono continuati a crescere.

Ed intanto si faceva sempre più esteso il consenso raccolto dal giovane Matteo da Firenze, impegnato con paroloni e gradi proclami dietro un’immagine gioviale. Aveva dichiarato che mai avrebbe seppellito Letta, ma l’occasione – si sa – fa l’uomo ladro. Così Matteo Renzi, su incarico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è ora chiamato a formare il nuovo governo. Il segretario del Pd ha deciso di accettare la sfida ed ha promesso che metterà tutta l’energia e l’impegno di cui è capace. Una scelta coraggiosa la sua, come sottolineato da più voci, giacché in gioco c’è, oltre alle sorti dell’Italia, la sua carriera politica.

Matteo Renzi, quindi, deve ora prendere in mano le redini dell’Italia e deve dare risposte concrete ai cittadini, mantenendo fede a tutte le promesse fatte in una sorta di campagna elettorale che lo dava già per vincitore. Il neo Presidente ha invitato alla responsabilità le forze di maggioranza, chiedendo loro di accompagnarlo nel percorso delle riforme. La composizione parlamentare, infatti, non ha subito variazioni e il rischio maggiore al quale Renzi va incontro è quello di vedere il Parlamento bloccare le sue proposte.

La sua road map per l’azione di governo ha in programma la riforma elettorale per il mese di febbraio, la riforma del lavoro per il mese di marzo, la riforma della pubblica amministrazione per il mese di aprile e quella del fisco per il mese di maggio.

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Un programma senz’altro ambizioso ma, si sa, con le parole è gioco facile. Gli italiani sono stanchi di parole ed ora sperano sia la volta buona, la volta in cui possano davvero arrivare riforme concrete in grado, in primis, di dare valore all’articolo 1 della Carta Costituzionale, che recita “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Il lavoro quindi prima di tutto. La democrazia in secondo piano. Renzi infatti non gode di legittimazione popolare e in molti parlano di un esecutivo portatore di un ‘peccato originale’. Molti storcono il naso. “Non sarò mai Presidente del Consiglio senza essere eletto”, aveva detto il segretario del Pd. Quanto al Governo, Renzi ha già reso nota la sua volontà di scegliere come Ministri persone che non si limitino ad avere competenze tecniche in materia ma che riflettano anche una matrice di natura politica.

La caduta del governo Letta causata da un arrembante Matteo Renzi e dai mutati equilibri interni al PD, partito di maggioranza relativa, dovrebbe ricordare a molti le vicende degli anni della Prima Repubblica. Non ci sono, oggi come ieri, schieramenti netti e contrapposti ma “larghe intese”, quelle intese che sanno di inciucio, con un’opposizione grillina che sta fuori a priori, a prescindere, così come la Lega Nord ed un insieme di partitini che non sanno da che parte stare.

Tony Blair confida nel nuovo Premier: “Le sfide sono assolutamente formidabili, ma Matteo ha il dinamismo, la creatività e la forza per farcela, con la combinazione di realismo e idealismo necessari per i tempi che viviamo”. E se Blair vuole credere nella possibilità che l’Italia possa vincere la sfida cui è chiamata tanto vale provare a crederci anche noi italiani. O, perlomeno, fingere di sperarci. Ormai, non ci resta nulla da perdere.