PEZZAZE – A Lavone l’antica fiamma del modo di vivere valtrumplino

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In questo inverno “monsonico”, per l’esattezza il 9 febbraio, il blasonato Lavone, quattrocento anime circa, registra un avvenimento briosamente importante: la prima giornata conviviale delle tre associazioni di cacciatori presenti sul territorio. Questo significa che Segugi e Segugisti, Federcaccia e Anuu Gasparotto hanno di fatto suggellato un sodalizio che porterà a una gestione delle zone montane circostanti molto più curata, ordinata e ragionevole. Cominciamo dall’inizio. Come ormai sapete ‘l’uomo del peccato’ è il Piero Zenti che, alla fine, è il segretario personale in Questo Mondo di Sant’Uberto protettore dei cacciatori.

Lavone PezzazeOre 10,30 ci troviamo all’oratorio San Carlo Borromeo di Lavone. Mi carica sulla sua Samurai (che lui chiamerà sempre Santana) e partiamo per andare a visitare il posto di caccia del compianto Uberto Fada. Arriviamo a Eto dopo che il Piero ha dato, per l’ennesima volta, prova di come guidare un’auto sia un’attività secondaria rispetto al telefonare, all’indicare posti e luoghi roteando su se stesso, al controllare chi è il morto ‘attaccato fuori’ scendendo dalla Samurai inchiodata in mezzo alla strada… Insomma un viaggetto istruttivo e per niente noioso. Eto, derivazione dal dialettale ‘ét’ (vento) vorrebbe una ‘t’ sola, come scritto, ad esempio, sulle lapidi del piccolo cimitero adiacente la chiesa di San Nicolò, o Nicola, da Bari (che è il santo che ha dato origine al mito di Santa Claus ed è intrigante questo ‘gemellaggio’ trascendente tra lo sperduto paese montano e la città pugliese); peccato che in epoca moderna (sulle targhette del numero civico, ad esempio) Eto sia stato trasformato in Etto.

Come vuole il nome, il vento viaggia, gagliardo e frizzante, tra le contrade e sui prati del paese. Il Piero mi porta al roccolo dei Fada (conosciuto anche come ‘Roccolo dei Marché) e mi racconta del laborioso trafficare che per giorni ha coinvolto un gruppo di amici per sistemare il tondo. Lavoro che non è ancora terminato. Scendiamo a piedi attraverso il paesello; tiepido il sole sbircia tra le paffute nubi; lo stillicidio delle acque farebbe pensare al disgelo, se gelo ci fosse stato in questa strana stagione di giornate calde e nottate nevose, di fiumi in piena e prati rigogliosi. Una sosta dove l’Uberto è stato trovato esanime e poi si torna in macchina per scendere a Pezzaze. Durante il viaggio il Piero mi spiega alcune idee sui lavori da fare, tipo il tagliare le piante sul ciglio a valle della strada sterrata in modo che il sole possa asciugare più velocemente il manto stradale e della necessità di tenere puliti i boschi e i ruscelli (cosa che ora fanno solo i cacciatori, mentre una volta tutta la popolazione si disperdeva nei boschi alla ricerca di legna e di cibo per uomini e animali).

Lavone Pezzaze1Alla fine torniamo all’oratorio sul far del mezzodì. C’è una certa ressa attorno al tavolo degli aperitivi, ricco di tartine. Ci si siede alle tavolate già decorate dai piatti gustosamente guarniti da affettati che fanno da stuzzicante prologo alla pasta con salmì di lepre, seguita da polenta con capriolo alla cacciatora e capriolo con panna e poi una soave tagliata: si celebra oggi l’apoteosi dei sensi, i Carmina Burana dello spirito, il trionfale viaggio tra armonici sapori. Brave, bravissime le cuoche Laura e Giulia. Tra i commensali si notano parecchi giovani e anche numerose donne, quelle dalle mani delicate che ‘le fa cantà po i osei che canta mia…’.

Terminato il lauto pasto il Giuliano Bianchi di San Colombano da di mano alla sua stradella e si sa: quando c’è di mezzo una fisarmonica sapientemente condotta lo spirito, la voce e le gambe si incastrano in aeree, ancestrali e gloriose meccaniche che profumano di spazi liberi, di rugiade, di solitudini nostalgiche, di amori languidi, di albe e tramonti soprannaturali… ‘Madonnina dai riccioli d’oro’, ‘Un fiume amaro’, ‘Che sarà’, ‘Le colline sono in fiore’… sono alcune delle canzoni che ratificano oggi nell’oratorio di Lavone, un impegno che vede i cacciatori, tutti i cacciatori, forza solidale, attiva e propositiva nella salvaguardia del territorio. Per tutto l’anno e non solamente nel breve periodo di caccia.