BRESCIA – Spari a un tunisino, scende la pena per Bertozzi

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I fatti risalgono al giugno del 2010: un tunisino venne ferito a colpi di pistola in via Chiappa, in città. In un primo momento gli inquirenti rintracciarono un rigattiere albanese, alle cui dipendenze la vittima lavorava. L’uomo confessò il reato, assumendo su di sé ogni responsabilità e giustificando il gesto con una discussione degenerata. Le indagini tuttavia consentirono di ricostruire diversamente la vicenda: l’auto da cui partirono i colpi non era quella del rigattiere, bensì una Bmw di proprietà di Gianni Bertozzi, 45enne imprenditore di Iseo che all’epoca dei fatti aveva interessi nell’azienda dell’albanese. In breve tempo Bertozzi finì in manette, ma questo raccontò di aver solo accompagnato in auto l’amico albanese, senza conoscere le sue reali intenzioni. In realtà, secondo gli inquirenti, i due si erano recati il pomeriggio in via Chiappa per esigere un credito di 50mila euro vantato dall’albanese nei confronti del tunisino. Nacque una discussione e la notte dello stesso giorno tre proiettili raggiunsero il tunisino.

b_a_JPGNell’ambito del giudizio di primo grado il pm chiese la condanna per tentato omicidio, ma i giudici riqualificarono la fattispecie in lesioni aggravate. Entrambi gli imputati, responsabili in concorso, vennero condannati a 3 anni di reclusione. La Procura generale impugnò la sentenza in appello ed i giudici ripristinarono la contestazione originaria, quella cioè di tentato omicidio. La pena lievitò a 7 anni di reclusione. I difensori degli imputati presentarono allora ricorso in Cassazione: solo quello del legale di Bertozzi, Stefano Forzani, venne accolto. Per l’imprenditore s’è svolto quindi un appello bis, conclusosi con una pena ridimensionata a quattro anni e quattro mesi. In particolare i giudici hanno riqualificato la contestazione mossa dalla procura, ritenendo che l’imputato dovesse rispondere per concorso anomalo ai sensi dell’articolo 116 del Codice penale. Il difensore dell’uomo però si dice non soddisfatto e preannuncia un’altra impugnazione: per Forzani il suo assistito non deve rispondere di alcun reato contro la persona.