NEW YORK – Woody Allen: le accuse di Dylan, l’odio di Mia, il supporto di Moses

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Fondate, inventate o gonfiate, le accuse nei confronti di Woody Allen fanno emergere solo una certezza: la famiglia Allen/Farrow è stata una delle più disastrose e malsane del mondo dello spettacolo. E in questi giorni, con tweet, lettere e dichiarazioni ufficiali tutto sta tornando a galla.

Mia-Farrow-e-Woody-Allen-con-Satchel-Ronan-e-Dylan-nel-1988_main_image_objectMa, se la patata bollente lanciata dal figlio Ronan Farrow aveva lo scopo di gettare fango sulla figura del regista, le ultime vicende sembrano mettere in luce solo la furia meramente vendicativa di Mia Farrow, lasciata da Allen dopo dodici anni per la figlia adottiva di lei, Soon-Yi Farrow Previn, allora ventenne.

Non è la prima volta che le pesanti insinuazioni della Farrow nei confronti dei regista destano lo scompiglio mediatico al quale stiamo assistendo; già nel 1993, infatti, accusò l’ex di molestie sessuali alla figlia di sette anni, Dylan. Niente da nascondere: Allen, senza urla né piagnistei, ricorda che allora ci fu una formale investigazione, che non portò mai ad accuse nei suoi confronti. Al contrario, per essere puntigliosi, Dylan Farrow fu dichiarata incapace di distinguere tra realtà e fantasia, ed emerse solo il tentativo della madre Mia Farrow di inculcarle l’odio verso il padre adottivo e di manovrarla psicologicamente, anche attraverso questa storia.

A distanza di vent’anni, ecco che la tragedia (greca) familiare si ripropone, con tweet e lettere su blog ad ammodernare lo scenario.

Il primo è stato Ronan Farrow, unico figlio biologico della coppia (anche se la Farrow – che ha quattordici figli, tra biologici e adottati – ha insinuato il dubbio della paternità di Frank Sinatra…), che con un taglientissimo tweet postato durante la premiazione del padre durante gli ultimi Golden Globes ha dichiarato al mondo: “Mi sono perso il tributo. La parte in cui una donna conferma di essere stata molestata a sette anni l’hanno messa prima o dopo Annie Hall?”.

A rincarare la dose ci ha pensato poi la protagonista del suddetto tweet, Dylan Farrow, pubblicando prima sul suo blog e poi sul New York Times una lettera attraverso la quale racconta le molestie (anzi, violenze) sessuali subite dal regista. Proprio quelle delle famose inchieste di vent’anni fa, archiviate e sepolte.

Sì, tutta la vicenda ha l’aria di una damnatio memoriae intavolata, e nemmeno troppo velatamente (basti leggere le autobiografie dell’attrice), da Mia Farrow nei confronti di Woody Allen, compagno traditore. E, oltre alle dichiarazioni dell’avvocato di Allen (che ha ribadito l’innocenza e la sicurezza del regista, oltre alla manipolazione di Dylan, pedina nel loro litigio, da parte della Farrow), è giunta anche la risposta dell’altro figlio della coppia, Moses, schierato con il padre sulle pagine di People.

“Mia madre ha cercato per anni di inculcarmi l’odio verso mio padre, che secondo lei aveva rovinato la nostra famiglia e molestato mia sorella. L’ho odiato per anni. Solo ora mi rendo conto che si trattava di un modo per vendicarsi del suo essersi innamorato di Soon-Yi”. E ancora: “Ma certo che Woody non l’ha mai molestata! Lei gli voleva bene, non vedeva l’ora che venisse a trovarci. Non si è mai nascosta da lui, finché mia madre non ha creato l’atmosfera di paura e odio. Non so se mia sorella creda davvero che l’abbia molestata, o se stia solo compiacendo nostra madre. Il volere compiacerla potrebbe essere una motivazione molto valida, dal momento che essere sua nemica era orribile”.

Dylan, Mia e Ronan continuano a sostenere la loro verità. Moses e Woody idem. Ma è successo troppo tempo fa. E, come si sa, un’insinuazione di questo genere può far germogliare nella collettività un dubbio quasi impossibile da sradicare. Verità o perfida calunnia che sia.