BRESCIA – 12 anni di calvario per bidello accusato di abusi

0

Battista dè l’Apàlt, il bidello della scuola materna comunale Abba accusato di abusi sessuali su alcuni bambini della scuola, ha deciso di affidare la sua storia ad un libro: “Nono grado. Una giustizia senza fine”.

Una storia giudiziaria che sembra essere senza fine e che lascia l’uomo con la vita appesa ad un filo. “Da 12 anni sono imprigionato in un ping pong giudiziario”, dice il bidello che, al contempo, si interroga sul concetto, accolto nel nostro ordinamento giuridico, di ragionevole durata del processo.

tribunale_2_original-2

 

L’uomo è stato arrestato nel 2012 e in un primo momento nei suoi confronti è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere. Dopo 10 mesi di cella, l’uomo è stato costretto per altri quattro anni e mezzo agli arresti domiciliari ed ora è ancora in attesa do una sentenza definitiva.

La vicenda processuale che lo ha coinvolto ha visto una sentenza di condanna in primo grado, seguita da una condanna in appello. Poi una doppia assoluzione in appello e lo scorso luglio una nuova conferma della sentenza di primo grado da parte dei giudici di seconda istanza di Milano. Ora pende il ricorso in Cassazione avverso tale provvedimento. Assistito dagli avvocati Patrizia Scalvi, Maria Grazia Lanzanova e Guglielmo Gulotta, l’uomo si professa innocente e invia il libro che narra la sua storia, una storia troppo lunga e secondo il bidello ingiusta, al primo presidente della Corte Suprema di Cassazione e a Papa Francesco e Benedetto XVI. Il caso è stato segnalato anche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e del cittadino di Strasburgo.

Nel libro Battista parla di un errore giudiziario imperniato su indagini mal condotte, che prendono avvio dalle accuse di una mamma eccessivamente ansiosa che ha finito col contagiare alcuni insegnanti e altri genitori e dalla perizia di uno psicologo che mai è entrato in contatto con l’imputato. Battista spiega che si sente un capro espiatorio e aggiunge che, forse, a contribuire a far sì che tale ruolo gli venisse attribuito, sono stati i suoi tratti fisici. Battista è basso, porta occhiali scuri per coprire la mancanza di un occhio, usa in linguaggio stentato in conseguenza ad un periodo di coma. Aggiunge che le accuse non hanno mai trovato riscontri: non sono stati ritrovati soldi né conti nascosti, né materiale pedopornografico.
Battista dè l’Apàlt aspetta. Aspetta di sapere quali siano le sue sorti dopo quelli che lui definisce, seppur impropriamente, nove gradi di giudizio.