MARMENTINO – Centrali biomasse. Ecco perché il Cossav ha ragione

0

E’ un mondo difficile. Ti dicono di aver trovato una soluzione a un qualche problema e poi scopri che in realtà ti avevano venduto fumo. E proprio di fumo si tratta in questo articolo. In particolare in quello che, a quanto pare, si sta rivelando un formidabile imbroglio: le centrali a biomasse. Leggete cosa scriveva Loris Mazzetti su ‘il Fatto’ del 23 ottobre del 2013. Dopo aver accennato agli aspetti positivi delle centrali a biomasse spiega: “Qui però finisce la favola, perché con il trascorrere del tempo il costo dell’energia invece di diminuire è aumentato a causa del reperimento del legno per alimentare la centrale: le segherie locali portano lo scarto a 400 km di distanza perché è più remunerativo. Negli ultimi anni in Italia le centrali sono sorte come funghi perché, oltre a produrre energia alternativa, crea business non alla comunità ma alla proprietà, grazie agli incentivi e a un uso speculativo del prodotto che le alimenta.

La centrale di Collio vista dal Dosso Alto
La centrale di Collio vista dal Dosso Alto

Sarebbe fondamentale un intervento del legislatore per censire il territorio, le reali necessità e la disponibilità del prodotto a chilometro zero. L’eccessivo numero di centrali rischia, come da denuncia di illustri scienziati, di danneggiare non solo le tasche ma anche la salute di chi vive in quel territorio. È stato stimato che per ogni centrale occorrono 5 mila viaggi di camion all’anno, concentrati nel periodo estivo, per trasportare il materiale che serve ad alimentarle”. Tra l’altro, spiega Mazzetti, “si sta abbandonando la produzione di grano per il mais da biomasse che è molto più conveniente”.Insomma, una bidonata (non oso dire “all’italiana” perché non conosco la situazione negli altri Paesi)? Ne sono convinti gli esponenti del Cossav (Comitato Spontaneo Salute e Ambiente della Valtrompia) e in particolare il suo agguerrito presidente, il giovane saretino Nicola Pozzi. Il Cossav è nato il 26 aprile 2013 e conta una decina di soci attivi e un centinaio di aderenti. Il Nicola e il suo braccio destro, il Giampi Torcoli, spiegano con dovizia di particolari e ricca documentazione, perché sono contrari alle centrali a biomasse in Valtrompia.

Cerchiamo di riassumere, sinteticamente, per punti. Premessa: le centrali di Collio (12,5 Mw termici, 2,6 Mw elettrici e 18 Km di rete di teleriscaldamento) e Marmentino (5,3 Mw termici e 0,99 Mw elettrici) sono gestite da Cofely Italia, una società della multinazionale francese GDF Suez, la stessa che gestisce la centrale a biomasse di Sellero, posta sotto sequestro perché vi si bruciava anche combustibile plastico (nocivo e inquinante). Questa multinazionale riceve contributi europei per queste centrali “verdi” (a energia rinnovabile) e vende energia elettrica. Ecco i punti:

1. Il teleriscaldamento è una forma per coinvolgere i cittadini e far loro sopportare il disagio (rumore, traffico) creato dalla centrale: in realtà l’utente del teleriscaldamento deve installare una caldaia ad hoc che dovrà risostituire quando la centrale sarà dismessa, cioè al massimo dopo una ventina di anni (sempre che la centrale non sia rinnovata);

2. Il fumo che sale da una centrale non è solo vapore acqueo ma contiene le sostanze che la legna ha assorbito dal terreno: diossina, cadmio, nichel, cromo, anidride solforosa… Sono sostanze classificate come PM01 (dieci volte più piccole delle PM10) che entrano direttamente nel sangue e si depositano sui terreni e le coltivazioni circostanti (hai voglia di coltivare il tuo orticello per mangiare sano!). In Valtrompia siamo in testa alle classifiche per i tumori (da BresciaToday del 3 agosto 2013 in seguito a un’indagine dell’Asl: “In cima alla “macabra” graduatoria i morti per tumore di Brescia Ovest e Brescia Est, della Valtrompia e della zona del Monte Orfano, con un’incidenza (dati maschili) che passa dai 708 ai 729 decessi ogni 100 mila abitanti”);

3. Il combustibile (cippato) per la centrale pare venga dall’Oltrepò Pavese o da chissà dove. Quindicimila tonnellate l’anno ne consuma quella di Marmentino; 5/7 camion al giorno salgono la tortuosa strada per portare il combustibile;

4. La ricaduta sul territorio, in termini di lavoro, è uguale a zero;

5. La centrale è in funzione 365 giorni l’anno e in estate il calore viene disperso nel sistema fognario o nell’ambiente con uno spreco enorme di energia;

6. Novanta tonnellate di rifiuti speciali è la quantità di ceneri all’anno che escono dalla centrale di Marmentino (una centrale a gas produce tre tonnellate di rifiuti) e consuma due litri di acqua al secondo.

Insomma non siamo messi bene. E, per ricollegarci al punto due, il Nicola tira fuori una carta: è l’atto di diniego del Comune di Sarezzo del 19 giugno 2013, al progetto di costruire due centrali a biomasse sul suo territorio. Motivo: il Comune di Sarezzo è già area critica dal punto di vista dell’inquinamento ambientale e non é il caso di aggravare la situazione!