WASHINGTON – FMI: economie avanzate a rischio deflazione. Sarebbe un disastro per la ripresa

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Benché la crisi ancora non sia stata superata, gli eventi sembrano condurre nella giusta direzione. Ne è convinta Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale che, intervenendo al National press club di Washington, ha espresso un cauto ottimismo. Secondo Lagarde, questi anni di debolezze economiche potrebbero, finalmente, cedere il passo alla ripresa. Non bisogna, ovviamente, aspettarsi alcun automatismo.

Christine Lagarde
Christine Lagarde

 

Uscire dall’impasse, ha sottolineato il numero uno dell’Fmi, richiederà un grande sforzo politico, coordinamento e strategie. In tal senso, i dati del World economic outlook, che saranno pubblicati a breve, lasciano ben sperare. Lagarde, anticipandoli, ha spiegato che, nella seconda metà del 2013, la congiuntura si è rafforzata e continuerà a farlo grazie, soprattutto, al consolidamento delle economie avanzate. Restano da dirimere alcuni nodi fondamentali. Per l’Fmi, infatti, le stime sulla crescita potrebbero facilmente capovolgersi. Il principale rischio all’orizzonte è quello della deflazione che, secondo Lagarde, sarebbe deleterio per la ripresa.

Altra questione fondamentale da risolvere, è quella legata all’occupazione. La crescita, che si colloca attorno al 4%, è troppo fragile e squilibrata, ben al di sotto del suo potenziale e, per queste ragioni, non sta producendo nuovo lavoro. Il direttore del Fondo, in particolare, ha fatto presente che esistono, attualmente, ben 200 milioni di disoccupati in tutto il mondo. Anche l’Europa, nonostante stia riuscendo a passare dalla recessione alla ripresa, è connotata da un tasso di disoccupazione non accettabile. Molti Paesi, poi, non riescono a risollevarsi perché schiacciati dal peso del proprio debito pubblico. Per questo, ha concluso il capo dell’Fmi, sarà necessario che le banche centrali mondiali continuino a intervenire nelle economie dei propri Paesi per scongiurare, come hanno fatto finora, gli scenari peggiori.

Fonte: CGIA