MILANO – Usie, Ill Healties, Riccing: tutte le sfumature del #selfie

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Tutti, tutti, tutti si danno al selfie.

Giovani, meno giovani, mamme, figlie, IT girls, food blogger, celebrities. Tutti.

A un mese dalla nomina da parte dell’Oxford Dictionary a “parola più usata sul web nel 2013”, e dopo la strenua difesa da parte dell’attore James Franco, primo appassionato dello scatto frontale che sostiene di non amare quando “in un profilo Instagram non ci sono selfie”, spuntano nuovi (e subito popolarissimi) trend, in ironico contrasto con l’originale. Anche se, in fondo, si tratta di illusori sottoprodotti del vero #selfie, quello con l’immancabile riflesso allo specchio o, in mancanza, con il braccio teso.

riccing_christina-ricci_selfie_“Usie”: perché non basta farlo da soli. Ecco che spunta il selfie di gruppo (celebre quello di Obama con David Cameron e Helle Thorning-Schmidt alla commemorazione di Mandela), che spesso contempla la stessa espressione stampata sui volti di tutti i partecipanti. Lo scopo? Immortalare un momento particolare vissuto insieme; naturalmente con la buona dose di vanità e protagonismo che si cela dietro al social networking. Che non fa mai male.

Subito dopo arrivano gli “ill healthies”, gettonatissimi dalle celebrities. Miley Cyrus, Justin Bieber e Wayne Rooney ne sono l’esempio. Chi febbricitante tra le lenzuola, chi flebato, chi sanguinante all’ospedale, il #selfie qui supera se stesso, e, mantenendo il narcisismo originale nutrito da angolazioni e luci tutt’altro che impietose, mostra il lato forse più umano dei soggetti.

Divertentissimo invece il “riccing”, ideato  dalla piccola Christina Ricci: l’attrice, minuta e flessibile, invita con uno scatto nel frigorifero a imitarla, infilandosi nei luoghi più angusti per provare l’adattabilità spaziale delle persone piccine piccine, come lei. Al frigorifero sono seguiti lavatrice e lavello, e l’emulazione su Twitter e Instagram ha dilagato.