BRESCIA – Stamina, otto avvisi di garanzia al Civile

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Il tifone stamina non sembra essere destinato a placarsi: otto tra medici degli Spedali Civili di Brescia e manager regionali riceveranno presto altrettanti avvisi di garanzia per aver facilitato l’ingresso nel nosocomio cittadino del metodo di Davide Vannoni. A renderlo noto il quotidiano nazionale La Repubblica.

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Vannoni è stato inoltre denunciato per esercizio abusivo della professione e per violazione della privacy. Risulta infatti che su Youtube abbia postato un video che ritraeva una bambina malata che aveva in cura; video caricato senza essere in possesso delle dovute liberatorie che i genitori della piccola avrebbero dovuto firmare. Questi hanno avuto modo di spiegare che loro figlia non ha avuto dal metodo Stamina alcun beneficio, sebbene abbiano sborsato parecchi soldi a Vannoni, che aveva promesso loro la guarigione della bimba. Un altro fascicolo quindi si apre a carico dell’uomo.

Nel mirino degli inquirenti presso la Procura di Torino sembrerebbe ci siano anche Marcello Villanova, fisioterapista presso l’ospedale Nigrisoli, Immacolata Florio, pediatra, Luca Merlino, dirigente della Regione Lombardia ed uno dei primi malati trattati col metodo Stamina, Ermanna Derelli, direttrice sanitaria degli Spedali Riuniti, Arnalda Lanfranchi, responsabile di laboratorio nella stessa struttura, Carmen Terraroli, responsabile segretaria scientifica del comitato etico sempre presso gli Spedali Riuniti. Poi, dipendenti nella stessa struttura, Gabriele Tomasoni, responsabile anestesia rianimazione, e Fulvio Porta, oncologo pediatra.

Il professor Alessandro Vercelli del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, in veste di consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice, aveva firmato lo scorso settembre la perizia richiesta nell’ambito di un procedimento nel quale un malato ha avanzato richiesta di poter accedere alla cura promossa dalla fondazione di Vannoni. Il professore aveva bocciato in modo pesantissimo il metodo: non essendo di dominio pubblico era sottratto a valutazioni da parte della comunità scientifica, le cellule prodotte non presentavano le necessarie caratteristiche per l’uso umano, mancavano dati oggettivi sugli esiti della terapia, difettava in controllo ex post sui pazienti, non vi era alcuna pubblicazione a riguardo su riviste dotate di processo di revisione tra pari, che potessero valutare la qualità medico-scientifica della sperimentazione in atto e il valore statistico dei dai ottenuti.