TRENTO – Valanghe, l’errore cognitivo coglie anche i praticanti più esperti

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Sono stati presentati nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Provincia autonoma di Trento, i risultati della ricerca sugli “Errori cognitivi nella valutazione del rischio valanghe”. Lo studio – voluto e finanziato da Accademia della Montagna, all’interno di un progetto pluriennale dedicato al rischio valanghe – ha coinvolto, a vario titolo, le Università di Trento, Padova e Verona, oltre alla Fondazione Bruno Kessler. I dati evidenziano con chiarezza due errori cognitivi che risultano essere rilevanti per determinare la decisione di esporsi a situazioni pericolose: l’Overconfidence, ovvero la convinzione di sapere più di quanto effettivamente si sappia; e l’attitudine al Risk Taking, in altre parole la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi. “Il problema delle valanghe persiste – sottolinea Egidio Bonapace, presidente di Accademia della montagna – e i dati ci restituiscono un numero crescente di persone coinvolte da valanghe, seppur con meno morti, grazie anche alla preparazione e ai nuovi strumenti. Ad esempio, in dieci anni il numero di chi va con le ciaspole è arrivato a 410 mila persone mentre lo scialpinismo conta circa 200 mila appassionati. Sono cambiate anche le abitudini: un tempo lo scialpinismo incominciava in primavera, ora la stagione inizia a novembre. Accademica ha deciso di andare alla radice perché nessuno ha mai pensato di esaminare non lo stato della neve bensì di entrare nella testa delle persone. Anche se, è bene sottolinearlo, non esiste montagna senza rischio”.

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Nel corso di questi ultimi trent’anni la pratica degli sport invernali è andata aumentando con costanza, e un numero sempre maggiore di persone si dedica all’esercizio, regolare o saltuario, dello sci, dello scialpinismo, o dell’escursionismo in montagna con gli sci o le ciaspole.

Parallelamente, uno degli effetti di questa maggiore propensione della popolazione verso l’attività sportiva invernale, è stato il costante aumento degli incidenti dovuti al distacco di valanghe. Verso la metà degli anni ’80 infatti si verificavano in media 30 incidenti all’anno; ora la cifra si attesta sugli 80 incidenti annuali. Ciononostante, a causa dell’innovazione tecnologica, della maggiore capacità di autosoccorso, della maggiore diffusione sul territorio e dell’efficacia delle squadre di soccorso alpino, il numero di incidenti mortali è in costante calo (35 ogni 100 negli anni ’80, circa 15 ogni 100 travolti ai giorni nostri).
Accademia della Montagna del Trentino ha da tre anni avviato un progetto “Prevenzione rischio valanghivo” nella ricerca di mezzi e strumenti sempre più efficaci per prevenire gli incidenti da valanghe, e per aumentare la consapevolezza e la valutazione corretta del rischio da parte della popolazione.

Nel corso del 2012 con diffusione nel 2013 è stato elaborato con le Guide Alpine del Trentino, lo strumento Nivolab, un’autovalutazione cartacea del rischio direttamente sul campo prima di affrontare pendii o declivi. Nivolab è dedicato a scialpinisti, freeriders ed escursionisti, un mezzo semplice ,chiaro ed efficace che aiuti gli sportivi a valutare il rischio ambientale e decidere consapevolmente i propri comportamenti, stimolando la capacità critica e la vigile osservazione della realtà. Nel corso del 2014 Nivolab diventerà anche una App, scaricabile gratuitamente. Nella prosecuzione del progetto avviato nel 2012 nel prossimo autunno Accademia affronterà il tema del rischio valanghivo in un convegno internazionale, che riunirà a Trento i massimi esperti sull’argomento, mettendo a confronto ricerche, strumenti e buone pratiche in atto nelle aree montane del mondo.

“La montagna è libertà – interviene Paolo Tosi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento e membro del comitato scientifico di Accademia – e sarebbe una follia avere un approccio meramente normativo a questi problemi. L’importante è che il rischio sia consapevole e informato. Nel 2011 abbiamo dimostrato che il bollettino nivo-meteo trentino è un ottimo predittore del rischio valanghe e che quindi i frequentatori della montagna hanno a disposizione di uno strumento affidabile. L’evidenza però dimostra che gli incidenti accadono con regolarità. La nostra ipotesi iniziale parte dalla testa della gente e arriva alla conclusione che gli errori cognitivi portano alla sottovalutazione delle informazioni a disposizione”.

La ricerca.
La campagna di studio sugli “Errori cognitivi nella valutazione del rischio valanghe”, si proponeva di comprendere perché, pur in presenza di chiari bollettini Bnm regolarmente emessi dalle agenzie nivo-meteo (in Trentino Meteotrentino), le persone frequentano le montagne anche in condizioni rischiose, ignorando o sottovalutando l’indice di pericolo diramato. Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Economia e Management con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, il Dipartimento di Scienze Economiche ed Aziendali dell’Università di Padova, il Centro Ricerca Sport Montagna e Salute dell’Università di Verona con sede a Rovereto, e dall’Istituto per la Ricerca Valutativa sulle politiche pubbliche della Fondazione Bruno Kessler.

Questo cattivo uso del Bollettino Nivo-Meteo potrebbe essere dovuto al fatto che i praticanti incorrono nei cosiddetti errori cognitivi, ossia errori di valutazione dovuti a un eccesso di sicurezza di sé (overconfidence), a un’illusione di poter tenere sotto controllo eventi del tutto accidentali, alla sottovalutazione della probabilità di accadimento di eventi negativi, o alla propensione individuale a mettere in atto comportamenti rischiosi (risk attitude).

I risultati.
La ricerca ha coinvolto 304 praticanti la montagna invernale, in gran parte scialpinisti o ciaspolatori, che sono stati sottoposti ad un questionario che mirava a metterne in luce scelte e comportamenti in diverse situazioni problematiche relative ad escursioni invernali in montagna, in presenza di differenti condizioni di rischio.

Il livello di difficoltà della gita e il livello del pericolo di valanghe agiscono nel modo atteso: al loro crescere la probabilità che il rispondente dichiari che intraprenderebbe la gita diminuisce in modo marcato. I dati hanno evidenziato con chiarezza come due errori cognitivi, ossia l’Overconfidence (ovvero la convinzione di sapere più di quanto effettivamente si sappia) e l’attitudine al Risk Taking (ovvero la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi) risultino essere rilevanti per determinare la decisione di esporsi a situazioni pericolose.

In conclusione: a parità di altre caratteristiche, i praticanti più propensi a sopravvalutare la loro conoscenza – gli overconfident – sono più propensi a decidere di intraprendere la gita. La dimensione di questo effetto è decisamente non trascurabile. La stessa cosa si osserva per i soggetti più propensi ad esporsi a rischi – i risk takers. In media, il campione selezionato per lo studio è risultato composto da alpinisti esperti e molto attivi – in altre parole si tratta decisamente di soggetti che non frequentano la montagna invernale inconsapevoli di ciò che stanno facendo. In questo senso, il risultato è ancora più rimarchevole: anche il sottoinsieme più qualificato tra i praticanti è a rischio di prendere una decisione sbagliata a causa di errori cognitivi.

“Abbiamo contattato online – spiega Lucia Savadori del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento – un certo numero di scialpinisti e ciaspolatori, valutando dei valori cognitivi in generale e a prescindere dalla frequentazione della montagna. La ricerca dimostra che i fatti sono conseguenza di ciò che succede nella testa e accadono indipendentemente dalle informazioni in possesso: il 30 per cento degli escursionisti della montagna è overconfidence”.

Questa ricerca costituisce dunque un’importante base scientifica per future azioni di formazione sulla prevenzione del rischio valanghivo e campagne specifiche allo scopo di aumentare la consapevolezza e la capacità di autovalutazione e scelta da parte di operatori e appassionati della montagna, rendendoli più consapevoli del fatto che gli errori cognitivi giocano un ruolo rilevante nelle loro decisioni.