BRESCIA – Impiantato pacemaker di ultima generazione ad un uomo di 350 kg

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Lo scorso 16 gennaio, presso gli Spedali Civili di Brescia, è stato effettuato un delicato intervento chirurgico, eccezionale dal punto di vista tecnologico.

L’equipe medica guidata dal dottor Antonio Curnis, direttore del laboratorio di Elettrofisiologia e cardiostimolazione dell’Università degli Studi di Brescia, e dal suo collaboratore Luca Bontempi ha impiantato un pacemaker avanguardistico. Il Nanostim – questo il suo nome – è un pacemaker senza fili lungo solo 4 centimetri, che, a causa delle sue piccole dimensioni (pesa due grammi), riduce il rischio di infezioni ed evita una serie di complicanze cliniche. Esso viene avviato sul ventricolo destro del cuore. Entro il 2014 potrà essere impiantato in 20 centri di quasi tutte le Regioni d’Italia.

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Il pacemaker è stato impiantato in un paziente di 350 chili, che è già stato dimesso, essendo l’operazione non invasiva. Quello del dottor Curnis è il quarto impianto realizzato in Italia. A rendere particolarmente delicato l’intervento è stato proprio il peso del paziente.

Il dottore, all’avanguardia nella cura delle patologie cardiache, è stato intervistato da Wilma Petenzi del Corriere della Sera: “L’intervento, per la dimensione del paziente, non è stata semplice. Per portare il 50enne, proveniente da un’altra Regione, è stata usata un’ambulanza speciale messa a disposizione dai Vigili del Fuoco. Anche trovare il letto per la degenza non è stato immediato, sono state apportate modifiche a un letto per obesi tarato per sopportare al massimo un peso di 250 chili. La struttura è stata rinforzata per evitare spiacevoli sorprese. Modifiche anche al lettino d’acciaio della sala operatoria. Anche l’equipe, come la struttura del letto, è stata rinforzata: in undici l’hanno tolto dal lettino dopo l’installazione del pacemaker nano”.

Antonio Curnis
Antonio Curnis

 

Il nuovo pacemaker ha un costo elevato, circa il doppio di uno normale, e per ora le installazioni sono limitati ai pazienti che presentano un alto rischio di infezioni: “L’installazione del pacemaker senza fili riduce il rischio di infezioni e evita una serie di complicanze cliniche legate agli elettrocateteri: lo stimolatore viene impiantato per via transvenosa e avvitato nel ventricolo destro del cuore, nella parte bassa dove il tessuto cardiaco è più spesso. Il primo pacemaker è stato impiantato su un uomo di 85 anni con fibrillazione atriale e lunghe pause ventricolari: grazie alla nuova tecnologia in soli 11 minuti si è trovato il piccolo pacemaker nel cuore, riducendo il recupero post operatorio. Basta sacche chirurgiche sottopelle, basta elettrocateteri che dalle vene arrivano al cuore e possono portare infezioni”.

Curnis ha concluso: “Con questa nuova tecnologia non siamo più costretti ad utilizzare bisturi e punti di sutura ma tutta la procedura viene effettuata con strumenti che si introducono dalla vena femorale, con una semplice puntura nella zona inguinale”.