BOVEGNO – Weekend della “Befrana”: ecco cosa era successo in alta valle

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Giornata fredda ma non freddissima; dopo le abbondanti piogge dei giorni precedenti, la Befana ha regalato un’Epifania serena. Buona per sciare, anche se di neve non ne è venuta tantissima. Si è però dovuto fare i conti con l’imprevisto: lo scorso 4 gennaio una frana di fango, sassi e alberi si era staccata poco dopo Bovegno invadendo la sede stradale a circa un chilometro oltre il ristorante Bassù. Siamo andati a vedere ‘sta frana. Ormai stiamo diventando esperti di frane (così, per inciso, la frana sulla strada tra Collio e Memmo della quale avevamo scritto tempo fa, è ancora lì, dal 28 aprile). E visto che amiamo la vita spericolata lasciamo la macchina al Bassù (… poi si mangerà, se torniamo vivi…) e andiamo verso la frana a piedi. E’ una passeggiata emozionante perché non esiste un marciapiede e le auto, numerosissime in quel sei gennaio, ti sfrecciano a due dita dalle orecchie. Arriviamo alla frana sani e salvi e dopo le foto incontriamo Mirko di Palazzolo, ospite per una breve vacanza nella casa oltre il fiume, proprio di fronte alla zona dello smottamento. Mirko racconta di un “…tonfo esagerato che è durato pochissimo. Pensavamo a un’automobile uscita di strada o qualche cosa del genere. Abbiamo invece visto la frana. Per fortuna non passava nessuno.

Fronte della frana del 4 gennaio
Fronte della frana del 4 gennaio

Dopo un quarto d’ora i carabinieri erano già qui; dopo una mezz’ora sono arrivati i Vigili del Fuoco con la scala mobile e dopo circa un’ora i mezzi della Olli Scavi erano già al lavoro per cercare di liberare, per quanto possibile, la sede stradale”. Il giorno dopo sono intervenuti, oltre al personale dell’azienda, gli uomini della Stazi Livio, il cui titolare già la notte precedente aveva eseguito un accurato sopralluogo per valutare il tipo di intervento da pianificare. La Stazi Livio è una ditta di Bovegno esperta in disgaggi (pulitura di pareti rocciose) e posa di reti e barriere paramassi. In breve, insomma, è scesa in campo una task force di esperti e tecnici per ridare una certa sicurezza al tratto di strada interessato. Il lato tragicomico è che questi esperti si sono subito dati da fare ma, a oggi, ancora non si sa a chi sia imputabile il peso economico dell’intervento: Comune, Provincia, Regione, Babbo Natale, la Befana. Mah… Adesso entriamo un po’ più nel tecnico, anche con l’aiuto di Livio Stazi che ci spiega minuziosamente la situazione. Dove è scesa la frana, per fortuna, nei primi anni novanta erano state posate delle reti ed erette barriere paramassi che hanno svolto egregiamente il loro compito: buona parte della massa franosa è stata fermata.

Soprattutto però possenti alberi sono stati fermati dalle barriere alle quali si sono addossati. Questo fatto, peraltro, ha reso più difficile il lavoro dei disgaggiatori che hanno dovuto alleggerire il peso che gravava sulle barriere, ormai a rischio di cedimento. Spiegazione sintetica: la barriera è lunga una sessantina di metri e la parte interessata dalla frana è di una decina di metri. I piloni e i pannelli della barriera, tuttavia, sono tutti collegati da una grossa fune d’acciaio chiamata ‘perimetrale’. Proprio sulla perimetrale erano pericolosamente appoggiati grossi tronchi e i pannelli sottostanti erano pieni di materiale. Un intervento relativamente semplice e immediato sarebbe stato tagliare la perimetrale e lasciare rovinare sulla strada il materiale. In questo modo, però, tutti i sessanta metri di barriera avrebbero ceduto: oltre al danno economico per il ripristino, sulla strada sarebbe precipitato il materiale accumulatosi in questi vent’anni nei pannelli ancora efficienti. Gli uomini della Stazi Livio hanno quindi provveduto a mettere in sicurezza la parte ancora ‘buona’ della barriera e poi hanno continuato a ripulire la parete facendo scaricare il materiale sulla strada. A questo punto gli addetti hanno ripulito l’asfalto, eretto le protezioni e installato un semaforo per regolare il traffico a senso unico alternato.

Frana vista dalla strada
Frana vista dalla strada

Ora la domanda logica è: perché è successo? Per la pioggia torrenziale, ovvio. Si da il caso, però, che siano precipitati anche alberi di notevole dimensione. Normalmente, per quanto ci è dato sapere, la vegetazione rinforza e rende stabile il terreno. Normalmente. Ma sulle rocce ferrose dell’alta Valtrompia lo strato di terra è relativamente sottile per cui l’albero sviluppa le sue radici in orizzontale. Questo fa si che quando un pino su di una parete scoscesa, ad esempio, abbia raggiunto una notevole altezza e un peso significativo, faccia da leva con il tronco sollevando la zolla di terreno a monte innervata dalle radici e precipiti a valle. E allora, periodicamente, tagliamo gli alberi, dirà l’attento lettore. Ottima idea ma troppo logica per la nostra complicata società. Da qui si sviluppa una storia confusa, con risvolti differenti.

Citiamo una versione abbastanza accreditata. Una volta si faceva: l’ente pubblico incaricava personale specializzato perché tagliasse le piante che potevano essere pericolose. E la legna tagliata di chi era? Di chi tagliava? Dell’ente pubblico? No: il proprietario del terreno la reclamava per sé. In un susseguirsi, quindi, di indecisioni, contese, ripicche nessuno ha più tagliato gli alberi a strapiombo sulle strade. Colpa di tutti e di nessuno, quindi. Chi si occupa delle strade (in maniera alquanto lacunosa, peraltro, visto lo stato del manto stradale) non può occuparsi degli alberi; chi si occupa degli alberi non ha voglia di spendere soldi pubblici per far la legna a un privato; i proprietari degli alberi non possono o non vogliono sobbarcarsi l’onere di far tagliare le piante… Nonostante i disagi, tuttavia, il comprensorio sciistico Maniva Ski è stato meta di un’infinità di sciatori che hanno, a tratti, intasato la valle. L’ideale sarebbe stato avere la scopa della Befana…