BRESCIA – Ancora indagini sul Caffaro per le morti di tumore

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Le istituzioni sanitarie nazionali continuano ad occuparsi del Sito del Caffaro: per Brescia è infatti emerso che il profilo di mortalità discosta in eccesso soprattutto per Linfoma non Hodgkin. Da qui l’esigenza di intervenire in via prioritaria.

Il caso dell’inquinamento da Pcb e diossine da qualche mese fa clamore ed in un servizio andato in onda su Tv7 il direttore sanitario dell’Asl Francesco Vallasso ha spiegato che “Nel Comune di Brescia si registra un eccesso del 4,5 per cento di incidenza per tutti i tumori e un eccesso di mortalità per alcune forme specifiche, dal melanoma al tumore della mammella. Stiamo parlando dell’intero Comune, non solo delle aree del Sito di interesse nazionale. Non è possibile capire allo stato attuale delle cose quanto l’eccesso di incidenza dei tumori sia ascrivibile al Pcb”.

3158786079Ed intanto i comitati preparano un esposto alla magistratura: nella guida al cittadino sul caso Caffaro, stampata dall’Asl di Brescia, ci sarebbero una serie di errori. In particolare, Marino Ruzzenenti, lo storico ambientalista che nel 2001 portò alla luce la gravità dell’inquinamento prodotto per decenni dalla Caffaro, ha spiegato che la guida “va ritirata e cestinata perché è fuorviante, minimizza il problema diossine contiene dati sbagliati sui valori soglia del Pcb”. Nella guida infatti il valore di riferimento per la popolazione bresciana non esposta è di 14 microgrammi per litro, ma per Ruzzenenti c’è un errore di partenza perché l’Asl considera non esposti tutti coloro che vivono fuori dal sito Caffaro. Si tratta di persone che secondo l’ambientalista non possono essere considerate come non esposte in quanto per decenni hanno mangiato carni e altri prodotti contaminati. A suo giudizio, al fine di individuare i valori di riferimento, il confronto deve essere fatto con altre Province. Lo storico ambientalista ricorda anche che l’Asl cita nella guida i dati sul Pcb forniti dalla Società italiana valori di riferimento (Sivr), ma non li riporta inmodo fedele perché mentre sul sito della società si legge che la soglia deve essere compresa tra 1 e 7,24 microgrammi, l’Asl riporta valori di 9 microgrammi per le città poco industrializzate.

Ruzzenenti è uno dei firmatari della lettera di diffida che presto si trasformerà in un esposto alla magistratura contro l’Asl. Fanno parte del comitato promotore della protesta anche Pietro Apostoli, negli anni Ottanta era consulente aziendale per la Caffaro, e Francesco Donato, che fino al 2001aveva pubblicato una serie di studi sui tumori al fegato legandoli solo a problemi di alcoolismo e igiene, e non all’esposizione da Pcb.