Boom degli ammortizzatori sociali: come integrare il proprio reddito

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Il periodo poco propizio ed il futuro sempre più incerto ha portato ad un boom degli ammortizzatori sociali. Se, da un lato, ciò permette a chi ha perso un lavoro di mantenere un tenore di vita quanto meno dignitoso, dall’altro è spesso necessario integrare in qualche modo i proventi. Lo Stato Italiano mette a disposizione dei lavoratori in mobilità o cassa integrazione diversi strumenti che consentono di ottenere guadagni “extra”, senza perdere il diritto ai trattamenti pubblici di sostegno al reddito. Questo purché, ovviamente, l’attività lavorativa abbia un carattere temporaneo o transitorio.

ammsoc

I lavoratori in cassa integrazione (ordinaria, straordinaria o in deroga) possono svolgere attività lavorativa retribuita, secondo le seguenti norme:

Piena cumulabilità Se il vecchio e il nuovo rapporto di lavoro subordinato sono compatibili come orario, entrambi a tempo parziale o comunque compatibili entro il limite dell’orario massimo settimanale di lavoro.

Parziale cumulabilità Se il nuovo rapporto di lavoro subordinato produce un reddito inferiore all’integrazione salariale. Rientra nella parziale cumulabilità anche il caso di un lavoratore proveniente da un rapporto di lavoro a tempo pieno che trova nuova occupazione a tempo parziale in un orario che non sarebbe stato compatibile con il lavoro originario perché sovrapponibile.

Totale incumulabilità Se il lavoratore dipendente inizia un nuovo rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, quando i redditi non sono quantificabili o la prestazione autonoma non è collocabile con precisione.

Resta, inoltre, possibile effettuare prestazioni di lavoro occasionale accessorio fino a 3.000 euro l’anno.

Per quanto riguarda l’indennità di mobilità, questa è cumulabile con i redditi da lavoro autonomo fino al limite del reddito minimo annuale personale escluso da imposizione fiscale (€ 4.800,00 annui) e con i compensi da collaborazioni coordinate e continuative fino al limite fissato per la conservazione dello stato di disoccupazione (€ 8.000,00 annui).

La stipula di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato comporta l’immediata decadenza dalle liste di mobilità e la perdita della relativa indennità. La stipula di un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o a chiamata comporta, invece, la sospensione dell’indennità di mobilità, ma non la cancellazione dalle liste di mobilità.