NEWGEN VOICE – Omicidio stradale, un reato inutile?

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Da tempo ormai di sente parlare di omicidio stradale come di una fattispecie delittuosa a sé, come un nuovo tipo di reato che si intende introdurre nel novero di quelli previsti all’interno del Codice Penale. Tra i primi a proporlo Roberto Maroni, allora ministro dell’Interno, e Francesco Nitto Palma, alla Giustizia. Era l’agosto del 2011, da poco un autista, guidando contromano e ubriaco, aveva ucciso quattro persone.

Con quale obiettivo? Quello di garantire principalmente un processo rapido, di modo tale che le vittime possano ottenere giustizia e le parti civili vedere ristorate le loro pretese risarcitorie nel più breve tempo possibile.

Il Ministro Anna Maria Cancellieri
Il Ministro Anna Maria Cancellieri

Il Governo dovrebbe introdurre il reato di omicidio stradale con un disegno di legge o forse con un decreto entro la fine del mese di gennaio. La novità sarà introdotta in un pacchetto più ampio di nuove norme sulla giustizia. L’obiettivo primario, come s’è detto, sarà quello di accelerare i tempi dell’iter processuale, ma si mira anche ad introdurre pene e sanzioni accessorie più rigorose per chi si rende autore di incidenti mortali.

L’attuale Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri lo ha annunciato il primo gennaio, due giorni dopo l’arresto da parte della Polizia Stradale di un ragazzo rumeno che il 26 dicembre scorso ha travolto e ucciso una bimba di soli 9 anni sulla Reggio Calabria. La Guardasigilli ha ribadito proprio in tale occasione la necessità di intervenire sul meccanismo di accertamento delle responsabilità penali e civili. Il provvedimento sarà studiato e condiviso con i tecnici del Viminale: “Si tratta ormai di un problema sociale e come tale va affrontato, quindi introducendo strumenti dissuasivi per chi ritiene di potersi mettere alla guida pur non essendo completamente padrone di se stesso e dunque in disprezzo della vita altrui”, ha detto la Ministro.

Una bozza del provvedimento era già stata preparata lo scorso anno e dal punto di vista amministrativo prevedeva la revoca definitiva della patente per chi si mette alla guida in condizioni che non garantiscono la sicurezza e cagiona un incidente mortali. Dal punto di vista penale, invece, la cornice edittale di pena prevista nella bozza prevede come base quella del reato di omicidio colposo, ma nei casi più gravi (guida in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di sostante stupefacenti o psicotrope) si può arrivare ad una pena detentiva di 10 anni. In altre parole, il quantum di pena dovrebbe essere stabilito sulla base delle condizioni psicofisiche del conducente e anche in base alla condotta tenuta dopo l’incidente. La bozza prevede l’arresto obbligatorio nei casi più gravi.

Per quanto riguarda poi l’iter processuale, l’ipotesi allo studio prevede il rito direttissimo quando la dinamica dei fatti viene accertata con ragionevole precisione. Nei casi più complicati il rito immediato. Si tratta di procedimenti deflattivi del dibattimento, pienamente rispondenti ad esigenze di economia processuale. Tempi brevi per il processo significano anche risarcimenti economici in tempi altrettanto brevi. Dal punto di vista civilistico si mira quindi ad accelerare i tempi risarcitori ed non è esclusa la possibilità di introdurre l’obbligo della provvisionale.

omicidio-stradaleLe Associazioni che tutelano le vittime della strada sono tutte favorevoli alla riforma, che offrirebbe ai giudici uno strumento in grado di rendere certa la pena. Ottime senza alcun dubbio le premesse; ma di fatto il nostro Stato dispone degli strumenti pratici per dar seguito ad un siffatto provvedimento? Sarebbe cioè in grado di raggiungere gli obiettivi che si prefigge?

L’iniziativa non convince tutti e non manca chi ritiene del tutto inutile il reato in parola. Decisamente scettico è il presidente dell’Aci di Valtellina e Valchiavenna Giovanni Trinca Colonel. Dal suo punto di vista le regole necessarie per punire i reati della strada già ci sono. Il problema è che non vengono applicate. Trinca Colonel dice quindi no a quella che per lui sarebbe una sorta di ipetrofia legislativa. Più che la mancanza di una fattispecie di reato ad hoc, per il rappresentate degli automobilisti si pone una questione di legalità. Quanto alla volontà del Governo di creare una sorta di corsia preferenziale per rendere più veloci i tempi, Trinca Colonel si chiede “Non è così che dovrebbe funzionare la giustizia? Tutti i processi si dovrebbero svolgere in tempi rapidi, e non soltanto quelli per gli incidenti sulle strade”.

giornata-mondiale-vittime-strada2Sul fronte bresciano, il Silp-Cgil sottolinea la primaria importanza della prevenzione e al contempo l’esigenza di garantire una maggiore sicurezza stradale. Sarebbero necessari, secondo il segretario dell’ente Luigi Sepe, investimenti da destinare ai controlli e alle infrastrutture, potenziando la presenza degli operatori e dei mezzi necessari allo scopo. Per Sepe l’introduzione del nuovo reato di omicidio stradale può condurre ai risultati auspicati solo ove accompagnata da un incremento dell’organico delle forze dell’ordine. Un mese fa il Silp s’è fatto portavoce presso il Ministero degli Interni per denunciare quella che ormai può definirsi una cronica carenza dei mezzi di prevenzione della realtà bresciana. Una realtà del tutto fuori controllo.

Ad accogliere di buon grado e con un certo entusiasmo la prossima introduzione del nuovo reato sono Associazione amici polizia stradale, Associazione Lorenzo Guarnieri e Associazione Gabriele Borgogni, che hanno lanciato una raccolta di firme online il cui numero cresce di giorno in giorno. La prima è stata quella di Matteo Renzi, il primo cittadino di Firenze.

Resta comunque il fatto che sul  piano giuridico l’intervento non è semplicissimo e bisogna valutare quali effettivi benefici comporti, ma le richieste di un intervento sono numerose e pressanti e per questo sembra avvicinarsi il momento della decisione.