CASTEGNATO – Roberto Simoncelli: un volontario in Bolivia

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Dal 2003, quando è partito per la Bolivia come volontario per seguire i progetti del Movimento Laici America Latina, per Roberto Simoncelli è il primo Natale e capodanno trascorsi con la famiglia a Castegnato.

Roberto Simoncelli, classe 1977, si è sposato nel 2005 con Ada e dal matrimonio sono nate a Potosì, Wayra di 8 anni e a Rio De Janeiro, Isabella di quattro.

Il soggiorno in Italia anche questa volta è breve perché il 13 gennaio lo attendono a La Paz dove sta coordinando i progetti sulla giustizia minorile. La sua vita dal 2003 è tutta concentrata sui progetti del Mlal sui diritti umani e la sicurezza alimentare, dapprima in Bolivia, poi nel 2006 in Brasile ed ancora dal 2011 in Bolivia.GetAttachment

“I progetto sui diritti umani – ha spiegato Roberto al sindaco di Castegnato Giuseppe Orizio con i il quale si è a lungo intrattenuto – riguarda le problematiche della prostituzione, delle terre fondiarie, delle favelas, dei giovani e adolescenti nelle carceri… quello sulla sicurezza alimentare è un progetto con i contadini… ”.

Dal 2011, quando è tornato in Bolivia, Roberto Simoncelli si dedica prevalentemente alla giustizia minorile.

“Partiamo dalla convinzione che per giovani e adolescenti coinvolti in delitti contro le persone o le cose e proprietà, la giustizia non può essere solo punitiva, ma riparativa. Al centro dei nostri progetti ci sono sia la vittima, sia l’offensore. Ci proponiamo come mediatori tra le parti per presentare al giudice delle proposte che consentano il recupero e non solo la punizione. Il sistema punitivo in Bolivia è al collasso, l’opinione pubblica è feroce nei confronti dei giudici ai quali chiede di usare la mano pesante. Il risultato è che giovani e adolescenti vengono incarcerati con degli adulti e nelle carceri accade di tutto e quando escono sono dei veri criminali. Il 90 percento dei giovani reclusi è in attesa di giudizio, alcuni anche da tre anni. Più della metà sono privati della libertà per accuse di reati contro il patrimonio, piccoli furti e altro. Sono giovani che si stanno formando, nella fase della crescita, in carcere subiscono violenze e diventano criminali. Il sistema carcerario così come è impostato è oltretutto carissimo”.

In Bolivia, ma anche in altri paesi dell’America Latina, il modello è quello italiano di giustizia riparativa. Stando agli ultimi dati che sono poco conosciuti, in Italia ci sono circa ventunomila giovani in conflitto

con la legge, ma solo mezzo migliaio di questi è in stato di reclusione. Per tutti gli altri ci sono comunità, progetti di recupero e riabilitazione. E’ il modello che abbiamo cominciato a realizzare a La Paz con il primo centro “Qalauma” che nell’idioma indigeno Aimara significa “l’acqua che modifica la pietra”. Nel centro, che ospita dai cento ai centocinquanta ragazzi, c’è la scuola, ci sono laboratori di formazione professionale, di arte e cultura. Valorizziamo l’essere umano, la persona. I risultati sono stupefacenti: l’indice di riincidenza, la ripetizione di un reato, è solo al quattro percento. Il governo Boliviano è soddisfatto ed un altro centro modello Qalauma, lo stiamo aprendo a Santa Cruz, la seconda città più importante del paese.

I progetti sono finanziati da: l’Unione Europea, la Conferenza Episcopale Italiana, il Ministero degli Esteri italiano, il governo boliviano… ma ci sono anche privati italiani e non, la cooperazione spagnola… c’è molta solidarietà ed i bisogni sono ancora tanti.

1 Commento

  1. Abito da alcuni mesi a Santa Cruz/Warnes e sono interessato al volontariato ed in particolar modo alle problematiche legate alla sanità alimentare ed all’ambiente in genere.
    Ringrazio se mi contatterete.
    A presto da Renato
    Cell. 781 32 719

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