NEWGEN VOICE – Anno nuovo, politica vecchia e fisco più amico

0

Tra i propositi che mi prefiggo ad inizio anno c’è quello di essere ottimista e le bollicine bevute durante le feste sicuramente aiutano. Leggo, quindi, le ultime notizie ANSA e scopro di non essere stato l’unico ad aver alzato un po’ il gomito. Riporto testualmente una dichiarazione rilasciata da Enrico Letta (sempre più Barzel – Letta):” Il 2014 sarà l’anno della svolta, non solo per l’economia ma anche e soprattutto per le riforme istituzionali … e le norme che verranno approvate già da gennaio renderanno per il prossimo anno il fisco più amico dei cittadini”.

lettaacciaioChe l’anno prossimo sarà quello della svolta lo si sente ripetere da almeno dieci anni, salvo poi riscontrare che al posto del PIL a crescere sono il debito pubblico e le tasse. Quanto alle riforme istituzionali, laddove attuate, queste diventano attive solo parecchi anni dopo, così da dare tutto il tempo necessario per imbastire le contromosse di annullamento. Il solito copione trito e ritrito, già visto e sentito, ma che, causa lo scenario attuale, fa immediatamente crollare i buoni propositi di ottimismo.

A contraddire le previsioni del “nipotissimo” interviene l’Istat, ente statale, che così chiosa “Le stime sulle prospettive dell’economia indicano anche per quest’anno una contrazione dell’economia pari all’1,8%. I consumi delle famiglie si contrarrebbero invece del 2,4% nel 2013 per poi crescere moderatamente (+0,2%) nel 2014, nonostante il permanere delle difficolta’ sul mercato del lavoro e la debolezza dei redditi nominali. Il Pil, infine, potrebbe crescere dello 0,7%”. Condizionali d’obbligo per prospettive di crescita davvero “impressionanti”, non c’è che dire … Se a ciò si aggiunge, sempre secondo dati ISTAT, che “nel 2012 il 12% degli italiani si indebitava per affrontare le spese quotidiane, mentre nel 2013 è cresciuto al 29%” e che “nel 2012 le tasse sul reddito erano al 43,7%, mentre nel 2013 sono aumentate al 44,5%”, il quadro è completo. Tanto più che il saldo previsto dalla legge di stabilità implica l’aumento delle tasse nel 2014 di altri 2,1 miliardi. Non ci restano neppure le lacrime per piangere e tanto vale riderci sopra. Ma si tratta di una risata amara e isterica.

Il premier dalle palle d’acciaio farebbe bene a mettersi in testa che il fisco NON può essere amico dei cittadini. Può esserlo solo dei consumatori di tasse: aliene creature delle tenebre che, come nella saga di Potter, ci stanno succhiando pure l’anima. Se, sull’esempio di Papa Francesco, anche lor signori provassero ad affacciarsi alle finestre dei dorati palazzi, noterebbero imprenditori, professionisti, artigiani e operai in ginocchio.

La crisi ha acuito a dismisura il rancore contro una casta ritenuta, se non corrotta ed infetta, come minimo inetta. La pressione fiscale sta stracciando ogni record e non ci vuole un premio nobel per capire che così operando ogni residua possibilità di rilancio sarà annullata. Chi poteva se ne è già andato, chi può se ne andrà. Agli altri non resterà che scendere nelle strade, insieme ai forconi. Oppure organizzare e perseguire una rivolta fiscale: l’unica maniera pacifica per porre fine allo spettacolo ripugnante dell’assalto alla diligenza. La nostra diligenza.