VALCAMONICA – Torrenti sono a rischio: chiusi i lavori in Val Vedetta

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Prima il torrente del Re ed ora si archivia anche il capitolo della Val Vedetta: nei giorni scorsi è stato chiuso il cantiere che interessa il corso d’acqua che attraversa il territorio di Gianico. I lavori, finalizzati a fronteggiare il dissesto idrogeologico conseguente agli eventi alluvionali del 2002, è stato finanziato con 500mila euro dalla Regione Lombardia. Sono state tagliate piante per ripulire l’area di intervento, sono state raccolte le acque sotterranee e sono state canalizzate, sono stati consolidati i versanti con palificazioni e pietrame, c’è stato il drenaggio di acqua a uso potabile, la costruzione di murature e selciatoni e per finire la stabilizzazione del terreno sul quale si è intervenuti nel tempo con la stesura di una geo stuoia anti erosione.

4Per realizzare tutti questi interventi, sono stati necessari investimenti di circa 430mila euro, con risparmio di circa 68mila euro rispetto alla spesa preventivata. La Regione ha già autirizzato ad utilizzare tale somma per un progetto integrativo.

Per quanto riguarda i torrenti a rischio, però, il comitato delle Associazioni di Vallecamonica impegnate a contrastare la proliferazione irrazionale ed incontrollata di centraline idroelettriche sui nostri fiumi, denuncia l’ostinata volontà di Sindaci, Consiglieri provinciali e regionali di continuare nella politica di sfruttamento della risorsa più importante della Valle: l’acqua. In un comunicato stampa firmato da Sandro Leali, il coordinatore del Comitato Centraline Elettriche di Vallecamonica, si legge quanto di seguito:

“Il fatto più inquietante che emerge dalle scelte che vengono operate a tutti i livelli, è che si privilegiano gli interessi privati sbandierando pubblicamente l’enorme vantaggio economico per le Amministrazioni Comunali stesse: vantaggio, che, quando va bene, si riduce al 5% degli utili. In Provincia è stato proposto, da quella che dovrebbe essere l’opposizione, che tutte le richieste di concessione vengano esaminate ed autorizzate al più presto. Nella realtà non viene fatta alcuna distinzione tra richieste di privati ed enti pubblici. Grande irrazionalità questa: usiamo tale definizione perché i cittadini camuni devono sapere che la nostra Valle produce attualmente più energia di quella che riesce ad utilizzare o commercializzare, con la innegabile conseguenza che si vedono torrenti prosciugati o ridotti a rigagnoli. Si finge di non conoscere che la nuova produzione risulta conveniente solo perché è legata alla sovra-incentivazione garantita da leggi che presto verranno superate. Quindi noi tutti ci ritroviamo, e lo faremo ancora per altri 15 anni, a pagare, ogni due mesi in bolletta questi incentivi.

Guardiamo la situazione attuale: è stata approvata qualche settimana fa una proposta di legge regionale che ha cambiato alcuni articoli di leggi precedenti in materia di Deflusso Minimo Vitale. Questa nuova legge ci è stata venduta dalla Lega come una modifica sostanziale e migliorativa. Nei fatti non lo è. La legislazione precedente (vedi la delibera del Consiglio Regionale della lombardia del 28 luglio 2004, nell’allegato N°1 all’articolo 6.4) prevedeva che dal 1/1/2015 tutte le captazioni, sia in essere che in fase di concessione fossero dotate di appositi sistemi di controllo del Dmv. La modifica prevede un controllo in remoto solo per quelle concessioni rilasciate dopo l’entrata in vigore di questa modifica, escludendo di fatto dall’obbligo tutte le altre.

Durante gli incontri che il Comitato Centraline ha avuto con i rappresentanti camuni dei vari schieramenti, il Comitato ha sempre ricevuto condivisione e approvazione per le sue istanze (gli ormai famosi 7 punti) mentre, durante la discussione in Consiglio Regionale e di fronte alle proposte di modifica avanzate da un partito dell’opposizione, M5S (3 punti: l’estensione dell’obbligo di monitoraggio in remoto a tutte le captazioni, comprese quelle in essere; l’obbligo di pubblicare i dati raccolti in un apposito portale in modo di favorirne la trasparenza e la pubblicità; infine, la proposta di una moratoria in attesa del bilancio idrico) non hanno avuto il coraggio di votarle astenedosi o votando contro, ci riferiamo in particolare al Pd. Questo, e lo gridiamo con forza, contro il bene della Vallecamonica.

il-placido-scorrere-del-torrente-re-b9d7ec04-d42e-4bd9-906e-5a5dc2c9abb6Si sentono discorsi che potevano avere un senso cento anni fa. E’ come se il destino della Valle fosse ancora legato all’industria: decenni di sforzi per promuovere uno sviluppo sano, duraturo e compatibile di tutte le attività economiche a partire dal turismo e dalla cultura vengono dimenticati. Il primo sito in Italia delle Lista del Patrimonio Culturale Mondiale dell’Unesco, è stata la Vallecamonica. L’ignoranza e la malafede, che troppo spesso sono all’origine di queste scelte, emergono dal fatto che il «Bilancio idrico integrato» richiesto da tempo dalle nostre Associazioni, non viene compiutamente realizzato, anzi, non è mai stato avviato. Manca, quindi, un lavoro scientifico fondamentale che dovrebbe essere la base di partenza per qualsiasi scelta.

Vogliamo che il «Deflusso Minimo Vitale», posto dallo spirito della legge a garanzia della naturalità dei torrenti, venga garantito. Chiediamo che tutti i torrenti raggiungano la confluenza con l’asta del fiume Oglio e che il parametro della biodiversità sia considerato essenziale e fondamentale. A questo scopo abbiamo iniziato un’azione di sensibilizzazione dei cittadini che intendiamo continuare con incontri pubblici utilizzando ogni strumento civile di pressione possibile compresa un’istanza già presentata alla Commissione Europea per l’Ambiente. Stiamo anche promuovendo un allargamento del nostro comitato alle realtà che sulle Alpi e sugli Appennini si battono come noi in difesa degli interessi dei cittadini. Ribadiamo che l’acqua è il bene comune più importante e che i nostri torrenti devono restare vivi, per noi e per le future generazioni”.