PADENGHE – Primi timidi passi verso il referendum comunale

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Secondo l’articolo 63 dello statuto comunale, risalente al 2001,  “possono essere indetti referendum consultivi, allo scopo di acquisire il preventivo parere della popolazione o referendum per l’abrogazione in tutto od in parte di provvedimenti, compresi gli atti normativi e gli strumenti di pianificazione, già adottati dal Consiglio”. Peccato che non siano esplicitate le regole e modalità per effettuarli. Dopo più di dieci anni, relativamente pochi se si tiene conto che siamo in Italia, si è intervenuti a colmare tale lacuna, con un provvedimento votato all’unanimità nel corso dell’ultimo consiglio comunale.

referendum

Ecco in breve la procedura. Coloro che intendono promuovere un referendum comunale devono costituirsi in un “Comitato promotore”, composto da almeno cinquanta cittadini iscritti nelle liste elettorali. Sull’ammissibilità del referendum sarà chiamato a pronunciarsi, entro trenta giorni dalla presentazione, un “Comitato dei garanti” nominato dal consiglio comunale tra individui, anche non residenti, in possesso della laurea in giurisprudenza o titolo equiparato e non ricoprenti cariche pubbliche. Una volta accettato, il referendum viene votato in consiglio comunale e, nei successivi trenta giorni, il sindaco emana ordinanza contenente la procedura di svolgimento. A partire dal giorno di pubblicazione dell’ordinanza, il Comitato promotore ha centoventi giorni per far sottoscrivere, dal 30%+1 gli aventi diritto di voto, la propria proposta su moduli preventivamente vidimati dal segretario comunale. Una volta depositate le firme, il Comitato di garanzia ha trenta giorni di tempo per riunirsi e verificarne la regolarità. Entro sessanta giorni viene, quindi, indetto un Consiglio Comunale straordinario per decidere sull’eventuale accoglimento dei contenuti del quesito, evitando in tal modo la consultazione popolare. Toccherà, di nuovo, al Comitato promotore decidere se i contenuti sono stati o meno soddisfatti dal voto in Consiglio o se, invece, gli atti emanati soddisfano solo parzialmente l’oggetto del quesito e la consultazione deve quindi tenersi. Nel secondo caso, si costituisce l’ufficio elettorale di ciascuna sezione, costituito dal Presidente e da due scrutatori ed il Comitato promotore ha la facoltà di nominare due rappresentanti presso ciascun seggio.

Con questa proposta si va a colmare un vuoto che esiste dal 2001 – spiega il sindaco Patrizia Avanzini – un vuoto che durava da 12 anni e che, come fatto notare dai promotori del Movimento 5 Stelle, era giusto colmare”.

Pur essendo favorevole al provvedimento, la minoranza sottolinea l’eccessiva macchinosità della procedura e, attraverso il proprio capogruppo Giorgio Ziletti, chiede che si possa accedere a tale strumento anche tramite il voto di un terzo, anziché dei due terzi (come attualmente previsto), dei consiglieri.

Parzialmente soddisfatti anche i proponenti del gruppo pentastellato che, se da un lato riconoscono “all’amministrazione l’ascolto e la considerazione, pur parziale, delle proposte”, dall’altro si spingono oltre, chiedendo la riduzione delle firme al 10%, l’obbligatorietà per l’amministrazione di recepire in toto l’esito della consultazione e la cancellazione del quorum.