Come andranno gli acquisti nel periodo natalizio, 6 su 10 spendono di meno

0

Secondo Confcommercio almeno 6 italiani su 10 spenderanno complessivamente meno rispetto allo scorso Natale e aumentano gli acquisti di importi minimi per regali destinati principalmente ai parenti e prodotti alimentari. Tra i giovani vincono la tecnologia e gli acquisti on line. Questi, in sintesi, i risultati di un’indagine commissionata da Confcommercio a Format Ricerche sugli acquisti e le intenzioni di spesa degli italiani per le prossime festività natalizie.

1Confesercenti invece è ottimista: “Il 12% degli italiani spenderà di più dell’anno passato” – Secondo un sondaggio commissionato a Swg, la crisi non intaccherà il valore simbolico e affettivo del Natale e, nonostante le difficoltà, gli italiani torneranno a spendere. In media ogni italiano tirerà fuori dal portafoglio 170 euro per fare i regali. Quest’anno il 12% dei connazionali che faranno regali (5,4 milioni di persone) ha intenzione di spendere di più dello scorso anno: quota in salita di tre punti rispetto al 2012. In aumento (+1,3%) anche la quota di tredicesima riservata ai doni.

Intanto la CGIA precede che nel 2014 gli italiani pagheranno 6 miliardi di nuove tasse

Scrive tgcom24.mediaset.it: “L’associazione mestrina indica che anche se il prossimo anno la pressione fiscale diminuirà dello 0,1 per cento, gli italiani pagheranno quasi 6,1 miliardi di euro di nuove tasse. “Se in un primo momento tutto ciò può sembrare un paradosso – osserva la CGIA, in realtà, visti i dati presentati il 29 ottobre scorso dal ministro Saccomanni nell’audizione tenutasi presso le Commissioni riunite di Camera e Senato, le cose andranno proprio in questo modo a meno che il Parlamento non le modifichi in sede di approvazione del disegno di legge sulla Stabilità”.

Il calo della pressione fiscale di 0,1% punti al 44,2% si ottiene sommando la variazione della pressione tributaria (+ 0,2) con quella contributiva (- 0,3).

In termini assoluti le entrate tributarie cresceranno però, rispetto al 2013, di oltre 17 miliardi di euro. La CGIA spiega che se 11 si possono ritenere “indolori”, perché derivano dall’aumento del reddito nazionale (più si produce ricchezza, maggiori solo le entrate), gli altri 6 miliardi sono originati da precise disposizioni normative e rischiano di mettere in seria difficoltà soprattutto le famiglie.

“Se la diminuzione della pressione contributiva interesserà solo gli occupati, l’aumento di quella tributaria – avverte il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – ricadrà su tutti i cittadini, penalizzando soprattutto i pensionati e coloro che non lavorano. Purtroppo, questi ultimi non potranno beneficiare della contrazione del carico contributivo”.

Naturalmente la verità la sapremo solo il 6 gennaio, ma le avvisaglie sui nostri territori non sono rosee e i piccoli imprenditori, soprattutto commerciali – alla faccia delle loro associazioni di categoria – sono sempre più pessimisti.