MILANO – Pinacoteca di Brera: ricollocati due capolavori del XV secolo

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La Pinacoteca di Brera ha voluto una nuova sistemazione per due suoi capolavori assoluti: la “Pietà” di Giovanni Bellini e il “Cristo morto” del Mantegna, in modo da valorizzarli come meritano.

Come sappiamo, la crisi ha indebolito inevitabilmente molti settori del nostro paese, compreso soprattutto quello artistico-culturale. I grandi musei italiani devono ideare tutti i giorni nuove iniziative per poter soddisfare ed attirare il pubblico, tenendo in considerazione le scarse risorse oggi disponibili. Non è di certo un compito facile, ma che non può essere trascurato in quanto l’Italia si potrebbe definire la patria mondiale dell’arte. All’interno di quest’ottica, la Pinacoteca di Brera ha voluto dare un nuovo impatto visivo a due straordinarie opere del XV secolo, che ormai si erano fossilizzate in un consueto percorso museale: la “Pietà” di Giovanni Bellini e il “Cristo morto” di Andrea Mantegna.

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Giovanni Bellini, Pietà, 1460 ca.

La prima opere in questione è una delle più dolorose che il Rinascimento può offrire: eseguita nel 1460 circa, è invasa da una profonda sofferenza, personificata nelle figure della Madonna e di san Giovanni Evangelista, che trattengono a stento l’immenso dolore imprigionato nelle loro anime. La monumentalità drammatica dei personaggi caratterizza questo dipinto unico, dove si ritrovano le influenze di due giganti come Donatello (vedi l’espressionismo nel volto della Vergine) e di Piero della Francesca (nel cielo attraversato da leggere nubi orizzontali).

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Andrea Mantegna, Cristo morto, 1480 ca.

L’opera del Mantegna invece, realizzata nel 1480 circa, è un’immagine di desolazione e tristezza, nella quale l’imponente Corpo di Cristo giace senza vita sulla pietra dell’unzione. L’elemento che desta più curiosità del dipinto però è la deformazione del corpo di Gesù, che vede un’incongruenza, secondo le leggi prospettiche, in quanto i piedi dovrebbero risultare molto più grandi e la testa di dimensione sicuramente inferiore, quasi a voler significare che Cristo non è soggetto alle leggi umane e trascende spazio e tempo.

ace5f3d62946c8d010977bf40e092989529df3c0554c0I due quadri sono quindi stati ricollocati dal regista Ermanno Olmi, che ha posizionato la “Pietà”, sempre circondata dalla sua cornice originale, sul fondo del corridoio dedicato alla pittura veneta, mentre dietro di essa, in un ambiente oscuro, ha sistemato il “Cristo morto” a 7 centimetri da terra, senza alcuna cornice e appoggiato su un pannello nero, creando un effetto molto particolare e intenso. Infatti il nuovo allestimento punta a coinvolgere e a toccare l’animo dello spettatore, in un’atmosfera contemplativa e intima. Probabilmente due opere di questo calibro meriterebbero uno spazio maggiore, ma non sempre il grande equivale al bello. E pazienza se i turisti dovranno accalcarsi per godere delle due opere, la cosa importante è che vengano catturati dalla loro infinita bellezza e forza intrinseca.