LUMEZZANE – “Otello Spritz” con finale catartico al teatro Odeon

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«“Da quattro secoli mi danno della puttana e mi uccidono. È ora di piantarla!” Il grido d’accusa che lancia Desdemona prima di impugnare una calibro 8 e crivellare di proiettili Otello e Iago, due infami senza pari, dà voce al silenzio a cui spesso sono costrette le vittime di femminicidio. Ogni tre giorni in Italia, nei modi più feroci, viene uccisa una donna, e sono molte di più ad essere picchiate e maltrattate. Nelle mani di compagni, fidanzati, amanti, padri e mariti, innocui oggetti d’uso quotidiano si trasformano in armi micidiali: una mattanza continua che reclama un finale diverso della tragedia di Shakespeare.

OTELLO

Bisogna lanciare un urlo potente che infranga le pareti del teatro, riecheggi nelle strade, nelle piazze e riesca a penetrare all’interno delle mura “amiche”, troppo spesso scenario di questi orrendi delitti. Da secoli l’uomo concepisce la donna come una sua proprietà, è ora di finirla. Il messaggio dev’essere chiaro e inequivocabile. Otello e Iago fanno parte della galleria dei villain shakespeariani al pari di Re Lear, Macbeth, Riccardo III, Tito Andronico e Amleto; padri ingrati, tiranni spietati, feroci assassini, figli incapaci. Emblema dello straniero che si è affermato con successo in una realtà diversa dalla sua, Otello, oltre a un ruolo di grande prestigio, è riuscito a conquistare anche il cuore della giovane e bella Desdemona, figlia di un oligarca russo padrone di mezza Venezia. Ex calciatore di fama mondiale convertito alla politica, lui, il Moro, milita in un partito vagamente xenofobo ed è diventato Presidente della Regione Veneto. Fra macchine di lusso, yacht, viaggi e party i due innamorati conducono una vita molto spumeggiante. Ma quella che sembrava essere una fiaba veramente spritz, a un certo punto si trasforma nella tragedia più cupa, perché nell’animo del “maschio” la violenza, come il magma in un vulcano apparentemente sopito, è sempre pronta a esplodere. In una riscrittura così concepita dell’Otello – assolutamente di parte –, il confine che separa la realtà dalla finzione non può che essere estremamente labile, perché solo così, forse, si può ottenere una reazione di autentico sdegno. È per questo che alle donne in sala, alla fine dello spettacolo, viene chiesto di prendere direttamente parte al “gioco al massacro” in atto. La catarsi per loro consisterà nello schierarsi platealmente e senza mezzi termini dalla parte di Desdemona”».

Questo scrive Renato Sarti circa “Otello Spritz”, opera di  Shakespeare di cui egli, Bebo Storti e Elena Novoselova hanno revisionato il testo e curato la regia. L’appuntamento da tutto esaurito è per questa sera, 3 dicembre 2013, al Teatro Odeon di via Marconi 5 a Lumezzane alle 20.45.

Continua il Sarti, sulla pagina ufficiale del Teatro della cooperativa: «“Ogni tre giorni in Italia, nei modi più feroci, viene uccisa una donna, e sono molte di più quelle che vengono picchiate e maltrattate. Nelle mani di compagni, fidanzati, amanti, padri e mariti, innocui oggetti d’uso quotidiano si trasformano in armi micidiali: una mattanza che procede nel silenzio più assoluto e reclama un’interpretazione e un finale diversi della tragedia di Shakespeare. Non si tratta di trovare una chiave di lettura intelligente, una recitazione in prima o terza persona più o meno immedesimata o distaccata.

Bisogna lanciare un urlo che infranga le pareti del teatro e riecheggi nelle strade, nelle piazze e soprattutto all’interno delle mura “amiche”, che per molte donne sono un autentico inferno quotidiano, in cui si consuma la maggior parte di questi orrendi delitti. Da secoli l’uomo concepisce la donna come una sua proprietà, è ora di finirla, punto e basta. In una riscrittura dell’Otello così concepita, il confine che separa la realtà dalla finzione non può che essere estremamente labile, perché solo così si può ottenere una reazione di autentico sdegno.

La distanza che separa l’attore dal pubblico deve essere quasi annullata. E difatti, alla fine dello spettacolo, al pubblico femminile verrà chiesto di prendere direttamente parte al “gioco al massacro” in atto. La catarsi consisterà nello schierarsi platealmente a favore di Desdemona. L’odio profondo verso Otello e Iago inevitabilmente rischierà di riversarsi anche sui due interpreti (Bebo Storti ed io), che hanno dato corpo e voce a due infami senza pari. Per assurdo, il massimo dei risultati sarebbe quello di essere attesi fuori dal camerino da frotte di donne in delirio, che non reclamano un autografo, ma il diritto di spellarci vivi”».