“L’oro del nord e l’oro di Napoli”: basta rifiuti, ma prodotti

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo una lettera di Demetrio Falcone da Pisogne che parla, anche in modo ironico, del trattamento dei rifiuti e di come dovrebbero chiamarsi, in realtà, “prodotti da riciclo”. Ecco cosa scrive in “L’oro del Nord e l’oro di Napoli”.

In questi giorni si parla della famigerata Tares, neonato balzello composto da un’imposta per lo smaltimento dei rifiuti e da una tassa per il mantenimento delle spese comunali. Per il momento tralasciamo le spese comunali, alle quali dovrebbe provvedere l’IMU e concentriamoci sullo smaltimento rifiuti.
Dopo lunga riflessione e qualche ricerca sono giunto alla seguente conclusione: smettiamola di chiamarli rifiuti ma, piuttosto, “prodotti da riciclo”.
Infatti già dal 1975 l’Unione Europea ha archiviato il termine “rifiuti” per sostituirlo con quello più articolato di “recupero e valorizzazione dei rifiuti”.
Quindi ci siamo: i rifiuti hanno acquisito un valore, sono passati dalla volgare e bassa considerazione di roba da buttare a quella di “prodotto da utilizzare”.

Rifiuti opinioniDa quella data in poi c’è stato un continuo progresso tecnico che ci ha consentito di utilizzare ogni tipo di scarto in base al principio scientifico per cui “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” e stiamo recuperando ogni sorta di materia: vetro, metallo, carta, legno etc. Come l’acqua anche i rifiuti costituiscono un bene comune! Anche la volgarissima spazzatura maleodorante della cucina ha acquisito un potenziale valore: bene impacchettata viene utilizzata negli inceneritori dove bruciando produce energia. Cioè in definitiva la spazzatura è preziosa come il carbone, cioè è oro nero. Perché allora i cittadini continuano a pagare lo smaltimento in maniera così esosa? Per non parlare poi delle modalità di riscossione: non solo in relazione ai rifiuti prodotti ma anche ai metri quadrati posseduti che producono “zero rifiuti”. Paghiamo anche per i rifiuti virtuali. Che i rifiuti rappresentino una ricchezza lo dimostra la polemica sorta in Regione Lombardia sui rifiuti romani.

Chi smaltirà quelli del Lazio? La domanda è diventata un caso politico. Roberto Maroni, con piglio leghista, nel senso più tradizionale del termine, ha già liquidato la questione affermando che la Regione non smaltirà la spazzatura in arrivo da Roma e dintorni. Punto e basta. Mentre il consigliere regionale del Pdl Giulio Gallera spiega che la Regione sarebbe in grado di smaltire i rifiuti in arriva dal Lazio perché i termovalorizzatori attuali, di ultima generazione, sono sottoutilizzati per una minore produzione di rifiuti a causa della crisi. Di più: ci si guadagnerebbe. L’alternativa è spedire i rifiuti in questione all’estero e pagare gli smaltitori oltre confine. Tanto vale allora che i soldi arrivino e restino in Lombardia. Ma tutta questa ricchezza finisce nei forzieri dei grandi enti pubblici, non trasformandosi in un alleggerimento dei costi per i cittadini.

A fare un po’ di conti, i bresciani che usufruiscono del teleriscaldamento pagano la bolletta energetica due volte: una volta come trasporto rifiuti che vengono poi bruciati per ottenere calore. Un’altra volta perché lo stesso calore viene pagato profumatamente ad A2a al momento dell’entrata nelle abitazioni. Complimenti i cittadini spennati come polli! Questo è l’oro del Nord! E l’oro di Napoli? Preciso subito che non è quello del famoso omonimo film, ma è un oro che purtroppo diventa piombo. Infatti accantonando l’idea di bruciarli nei termovalorizzatori, come avviene nei paesi civili, il Comune di Napoli li impacchetta per benino e li spedisce all’estero dove, a prezzi salati provvedono a distruggerli, ricavando energia che poi rivendono all’Italia a prezzi ancora più salati. A questo punto l’indimenticabile Totò napoletano di fronte a cotanto scandalo avrebbe gridato “ed io pago”! Con piena consapevolezza ci uniamo a lui virtualmente.