ROÈ VOLCIANO – Aperitivo letterario con Marco Archetti e “Sette Diavoli”

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Fa parte della rassegna “Novembrecultura2013”, promossa dall’Assessorato Cultura e dalla Biblioteca di Roé Volicano, l’appuntamento che prenderà corpo alle 18 di domani, 24 novembre 2013, presso l’auditorium.

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Si tratta di un aperitivo letterario con Marco Archetti, autore del libro “sette Diavoli”.

Che dice l’Archetti in merito a quest’opera? “Un anno prima che lo scrivessi, questo romanzo era già nella mia mente. Però mancavano ancora molte cose perché potessi cominciare a buttarlo giù davvero. Per esempio, non avevo messo a fuoco la protagonista. Sapevo solo che doveva chiamarsi Egle. In cerca di idee, una sera gironzolo al Carmine, quartiere in cui questo romanzo è ambientato. Fermandomi al solito bar, il Ponticello, noto una vecchia signora conciata male che parla ad alta voce. È davanti a un bicchiere di vino e non è del tutto in sé. Mi fa cenno, balbetta. Forse mi scambia per qualcun altro. Farnetica, racconta. Io la ascolto. E più la ascolto, più la guardo. E più la guardo, più penso: tu sei Egle. Così mi sono precipitato a casa, mi ci sono chiuso per tre mesi e ho terminato il romanzo. Sette diavoli racconta la storia di Egle, e anche di quella donna che non ho rivisto mai più. È teso come una fucilata. L’ho scritto con amore e con furia”.

Al termine dell’iniziativa, ad ingresso libero, verranno consegnate le borse di studio agli studenti delle scuole superiori.

Apriamo ora il “cassetto” dell’autore, e dedichiamoci alla sua biografia:

“Sono nato a Brescia il 26 marzo 1976.

Dopo il liceo, a diciannove anni, me ne sono andato di casa. Per mantenermi ho fatto lavori di ogni genere: venditore di panini allo stadio, cameriere in ristoranti, pizzerie e birrerie, pulitore di gabinetti, benzinaio, operatore Telecom.

Nell’arco dei quattro anni successivi ho scritto cinque romanzi, mai proposti a nessun editore.

Poi sono partito per L’Avana e ci sono restato un anno e mezzo. Ho vissuto di pochi, striminziti risparmi nella casa del mio amico, poeta e traduttore Omar Perez (Malecon 675).

Una volta rientrato in Italia, quasi senza accorgermene, ho portato a termine Lola motel, romanzo cominciato a Cuba e che sarebbe uscito nel 2004 presso l’editore Meridiano zero, di poco preceduto dalla pubblicazione di un racconto in un’antologia intitolata “Gli intemperanti”.

In seguito la rivista “Nuovi argomenti” mi ha pubblicato due reportage, uno sul terremoto nelle Marche e l’altro dal titolo Cuba, patria y muerte.

Nel 2005, per l’editore Feltrinelli, è uscito il mio secondo romanzo, Vent’anni che non dormo.

A settembre dello stesso anno ho partecipato al festival letteratura di Mantova nella sezione “Scritture giovani” col racconto comico-cimiteriale Jet lag – racconto che, in maniera per me del tutto inaspettata, ha ricevuto il caloroso apprezzamento pubblico di Joe R. Lansdale. Quindi, insieme ad altri scrittori europei del progetto, sono partito per un breve giro di presentazioni del racconto e mi hanno ospitato ai festival di Berlino, Oslo, Hay Bay.

Nel 2005 mi sono trasferito a Roma per tutto il tempo che le mie tasche me l’hanno consentito e ho scritto Maggio splendeva, uscito per Feltrinelli nel 2006. Il romanzo, ambientato nel Ventennio, mescola storia e fantasia, e racconta l’Italia come un paese impantanato in un’eterna adolescenza, che ristagna tra avanspettacolo e cieche obbedienze. La storia è quella di Leo Piccioni, un ragazzino con poteri paranormali, che un’avvenente zia proverà a trasformare in un improbabile sovversivo.

Nel 2007 ho partecipato al Festival internazionale di La Paz e alla settimana della cultura de L’Avana. Nel 2008 al Festival internazionale di Guadalajara, in Messico.

Nel 2009 ho pubblicato il romanzo Gli asini volano alto e l’ho presentato in prima uscita pubblica a Firenze insieme a Stefano Benni, col quale, alternandoci, abbiamo letto quattro capitoli.

Del 2011 è Sabato, addio, primo di tre romanzi ambientati in epoche diverse nel quartiere Carmine, una specie di ininterrotta via del Campo, ventre della mia città. La struttura narrativa di tutti e tre, ispirata all'”Antologia di Spoon river” di E.L.Master, è il racconto in prima persona. Il protagonista, arrivato alla fine, ripercorre le sue vicende dicendo finalmente tutta la verità e svelando come il destino, insinuandosi, gli ha presentato il conto.

Il secondo, Sette diavoli, è uscito nel 2013. È ambientato nel secondo dopoguerra e racconta la vendetta e la guerra personale di una donna che nel momento fatale costringerà perfino Dio ad abbassare lo sguardo.

Al terzo sto lavorando.

Nel frattempo collaboro al Corriere della Sera, pagine di Brescia, con una rubrica che si chiama “L’infiltrato speciale”.

Tiro di boxe e mi alleno nella storica palestra Mariani di Brescia.

Detesto chi scrive per amore di se stesso e non delle storie che racconta”.