DESENZANO – Jazz O’clock: secondo appuntamento

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Secondo appuntamento per Jazz o’clock, l’appuntamento del sabato mattina di Jazzineden, per due chiacchiere, un caffè, un cornetto e della musica. Jazz. Un incontro dedicato alle etichette discografiche italiane che hanno contribuito in maniera fondamentale a documentare – se non proprio a determinare – l’evoluzione della musica jazz. Tra queste spiccano la CamJazz di Roma, la Auand di Bisceglie e la Parco della Musica Records, sempre di Roma, tre esperienze emblematiche sul panorama delle jazz label nostrane. Ne parliamo con i rispettivi direttori artistici: Ermanno Basso, Marco Valente e Roberto Catucci, intervistati per l’occasione da Luigi Radassao.

indexPer le musiche d’origine eminentemente orale – quali il jazz, e le tradizioni afroamericane in genere – la registrazione sonora ha rappresentato non solo lo strumento di diffusione, ma l’opportunità per la loro stessa sopravvivenza. Che vita avrebbe avuto l’improvvisazione in musica senza quel celebre primo 78 giri dell’Original Dixieland Jass Band del 1917? Oppure senza le registrazioni degli Hot Five di Louis Armstrong? Addirittura, e senza necessariamente sposare la tesi del determinismo tecnologico, si potrebbe scrivere un’intera storia della musica jazz attraverso l’evoluzione delle tecnologie di registrazione e dei supporti sonori: dai rulli di nerofumo ai 78 giri di ceralacca, dai primi acetati ai vinili a 33 giri, dai nastri magnetici ai master digitali.

Ancora oggi, pur in un mercato fortemente condizionato dalle “economie di rete”, le incisioni discografiche restano il mezzo privilegiato per la promozione di questa musica. In particolare con le pubblicazioni di quelle etichette discografiche, per lo più piccole e indipendenti, che sin dall’alba della registrazione sonora hanno privilegiato scelte coraggiose e di qualità nella redazione dei propri cataloghi editoriali.