LUMEZZANE – Amianto “assassino” in ditta. Sorial (M5S) interroga il Governo

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Caso di amianto “assassino” sul posto di lavoro a Lumezzane? Lo riporta il giornale online Bresciapoint.it trattando una situazione che sta avendo un’eco anche nazionale e perfino parlamentare visto che il deputato bresciano del Movimento 5 Stelle, Giorgio Sorial, ha firmato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata il 7 novembre scorso a Montecitorio. L’interpellanza, diretta ai Ministri dello Sviluppo economico, Lavoro e Politiche sociali, Salute e a quello per l’Ambiente e Tutela del territorio e del Mare prende in esame un presunto caso di amianto alla ditta Giorinox Spa di Lumezzane i cui effetti nel tempo avrebbero provocato la morte, nel giugno dell’anno scorso, dell’operaio Daniele Mario Zanetti, dipendente dell’azienda dal 1976 al 2001 prima di andare in pensione. Ecco il testo completo dell’interpellanza.

“Per sapere – premesso che:
– il signor Daniele Mario Zanetti ha lavorato alla Giorinox Spa di Lumezzane dal 1976 al 2001 (anno in cui è andato in pensione), ed è morto dopo 4 cicli di chemioterapia e 26 cicli di radio, il 27 giugno 2012, di mesotelioma pleurico, malattia dovuta all’esposizione all’amianto;

– con il termine amianto o asbesto vengono indicati una serie di minerali naturali a struttura fibrosa che si originano da rocce madri non necessariamente fibrose, la cui definizione normativa è fornita dall’articolo 23 del decreto legislativo n. 277 del 1991, ora abrogato dal decreto legislativo n. 81 del 2008;

Giorinox– la sua natura fibrosa è alla base delle proprietà tecnologiche, ma allo stesso tempo è anche la causa principale della sua nocività, provocando nell’essere umano gravi patologie a carico prevalentemente dell’apparato respiratorio. La pericolosità, infatti, deriva dalla capacità dei materiali di amianto di rilasciare fibre potenzialmente inalabili, nonché dell’estrema suddivisione a cui tali fibre possono giungere;

– l’amianto è una delle sostanze più devastanti nella storia moderna del mondo del lavoro visto l’utilizzo massiccio che ne è stato fatto.
In Italia è stata pronunciata una storica sentenza dal tribunale di Torino, prima sezione penale, n. 565 del 13 febbraio 2012, nei confronti della multinazionale Eternit e dei suoi vertici, che non lascia dubbi sulla pericolosità della fibra killer, sentenza che è stata parzialmente riformata in appello il 3 giugno 2013 con l’aumento di due anni rispetto alla pena inflitta in primo grado al magnate svizzero Stephan Schmidheiny;

– le malattie provocate dall’esposizione all’amianto, quindi il mesotelioma e le malattie asbesto correlate, sono ancora senza cure.

Verso la fine degli anni ottanta viene immessa sul mercato un nuovo tipo di pentola denominata «a doppio fondo» poiché con un fondo aggiuntivo di alluminio che veniva saldato con una saldo brasatrice che veniva equipaggiata di dischi di isolamento termico in amianto. Di solito le aziende compravano questi dischi già sagomati secondo le loro tipologie di prodotto, ma la Giorinox, per contenere i costi, decise di lavorare l’amianto internamente all’azienda, ricavando i dischi da lastre rettangolari di amianto, motivo per cui il signor Daniele Mario Zanetti risulterà l’unico ammalato di mesotelioma a Lumezzane, anche se vi erano tantissime altre aziende che producevano prodotti identici. La ditta non si preoccupa di fornire ai lavoratori interessati il giusto equipaggiamento antinfortunistico né di dotare i macchinari di aspiratori o prevedere la lavorazione in umido (già prevista in aziende come la Eternit, visto che le operazioni di tornitura sono le più pericolose perché generano moltissima polvere). Dai fatti si desume che nessuno informò i dipendenti del reale rischio che stavano correndo manipolando quel minerale.

Nel ’92 l’amianto viene bandito e la Giorinox inizialmente si adegua, ma l’operaio Daniele Mario Zanetti, con il surrogato, non può raggiungere le prestazioni dei dischi composti da amianto, così il titolare riesce a reperire delle nuove lastre che serviranno per continuare la vecchia lavorazione per diversi anni. Non vi sono informazioni in merito sulla situazione presente dell’azienda, che è ancora attiva. Sembra che per diversi anni gli operai di quella fabbrica siano stati esposti ad un pericolo quotidiano: l’amianto non veniva utilizzato tutti i giorni, ma gli ambienti erano contaminati in modo permanente. Lo scarto, le polveri venivano smaltite insieme alla tornitura normale o sparse sul territorio circostante (visto che spesso, con le pistole aria, le polveri venivano soffiate fuori dallo stabilimento).

Esiste, ed è di difficile valutazione, il rischio che tutto ciò possa aver provocato a molte famiglie di questi operai e i danni futuri sulla salute: il mesotelioma è una malattia piuttosto rara con tempi di latenza che durano decenni ed è per questo motivo che i parenti stretti del signor Daniele Mario Zanetti sono costretti a sottoporsi a controlli periodici essendo di fatto persone a rischio, contaminate dall’amianto che il padre portava inconsapevolmente a casa. Nel diagramma del Registro nazionale dei mesoteliomi del 2006 sul confronto tra gli andamenti della produzione di amianto, i casi di T.P.P. e i casi di asbestosi, emerge che il picco massimo di utilizzo a livello nazionale dell’amianto è coinciso con il periodo di massima industrializzazione in Italia (anni Settanta e Ottanta). I casi di asbestosi seguono l’andamento del picco di amianto e cominciano a declinare circa 20 anni dopo il picco di massimo utilizzo del minerale. Al contrario, i casi di patologie tumorali (T.P.P.), quali il mesotelioma, sono in ascesa costante e il picco non è stato ancora raggiunto (si prevede che esso si verifichi nel periodo compreso tra il 2015 e il 2020).

Per i motivi esposti sopra, risulta evidente l’esigenza di realizzare un registro dei tumori nel quale possano essere raccolti i dati sulla mortalità riconducibili a patologie tumorali legate all’amianto che la ditta sembrerebbe aver diffuso sul territorio circostante. Dagli accertamenti sanitari effettuati dall’azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia, dall’11 ottobre 2011 al 19 gennaio 2012 di pneumologia per mesotelioma pleurico di sospetta origine professionale del signor Daniele Mario Zanetti, emerge che «la durata dell’esposizione (circa 26 anni) e l’intervallo di tempo trascorso tra inizio dell’esposizione ad amianto e la diagnosi di neoplasia (circa 36 anni) sono compatibili con l’eziologia professionale del mesotelioma» e che «sono state escluse altre possibili cause di mesotelioma» e fornito il giudizio diagnostico finale di «mesotelioma pleurico destro nella cui genesi l’esposizione occupazionale ad amianto durante l’attività lavorativa di produzione di pentole ha svolto un ruolo causale».

Con certificato rilasciato il 24 maggio del 2012, l’Inail ha riconosciuto al signor Daniele Mario Zanetti la malattia professionale causata da esposizione all’amianto. Oggi è in corso un processo civile al tribunale del lavoro di Brescia e un magistrato del tribunale penale ha aperto un indagine preliminare configurando il reato di omicidio colposo. Nel processo civile in corso e la società Cignano s.r.l. ha dichiarato di aver fornito alla Giorinox Spa le lastre di amianto (materiale definito «Electroasbesto») che necessitavano, come dichiara l’amministratore della Cignano, «di ulteriore lavorazione» e che «lavorazioni di questo genere comportano un’esposizione continua a polveri prodotte dalla lavorazione per tutta la durata dell’operazione e il conseguente inquinamento del luogo nel quale si opera. Per questo motivo è assolutamente necessario svolgerle in locali adeguatamente areati dotati di sistemi di aspirazione forzata, oltre ad un adeguato equipaggiamento antinfortunistico»;

– Se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, accertata la gravità della situazione, se non ritengano opportuno intervenire al fine di verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro da parte della Giorinox Spa di Lumezzane;

– di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e se si intendano assumere le iniziative di competenza, qualora non ne siano già state avviate, per addivenire a un rapido accertamento di eventuali danni causati e per stanziare specifiche risorse idonee allo scopo di porre in sicurezza l’area dove venivano gettati i rifiuti di amianto al fine di tutelare l’ambiente e il diritto alla salute della popolazione circostante;

– quali provvedimenti si intendano adottare al fine di tutelare i diritti dei cittadini e salvaguardare la loro salute in materia di protezione da sostanze tossiche e pericolose, in particolare nell’ambito lavorativo;

– quali iniziative urgenti si vogliano intraprendere per consentire e incentivare il monitoraggio dei casi di tumori nella zona interessata dalla ditta, mediante la creazione di appositi registri, che possano consentire di predisporre efficaci politiche di prevenzione e di lotta alla malattia stessa”.